Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

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Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Non è maltempo, è la crisi climatica

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Con il passare degli anni eventi così violenti tendono a diventare sempre meno eventi eccezionali, manifestandosi con sempre più frequenza e testimoniando le conseguenze del cambiamento climatico che stiamo vivendo. Purtroppo, è risaputo che in Italia è usuale dimenticarsi di tutte le misure strutturali di prevenzione di questi fenomeni una volta spenti i riflettori dell’emergenza.

Ricordo il cielo plumbeo della notte del 9 settembre.

Il cielo non era lo stesso, non era mai stato così pieno, così carico, così esageratamente inquietante.

Dalla notte di quel settembre 2017 ogni temporale, ogni allerta meteo, ogni precipitazione intensa è, e resta, una grande preoccupazione. Durante ogni precipitazione violenta, duratura, il pensiero va a quei giorni di sei anni fa, alle strade ricoperte di fango, ai bimbi motosi, ai disastri nelle abitazioni e alle tante, troppe, vittime di quella notte.

A Livorno conosciamo bene il significato di alluvione, lo abbiamo provato sulla nostra pelle.

E le immagini di questi giorni dall’Emilia Romagna, così drammatiche e così simili ai nostri ricordi, ci lasciano senza parole e ci fanno inevitabilmente rivivere tutto il dolore di quei giorni. 

Non possiamo che essere vicini a tutte le persone colpite e dare tutte e tutti noi la nostra massima solidarietà.

Quello che è successo non riguarda il maltempo, è la crisi climatica.

E, purtroppo, fenomeni come questi sono terribilmente sempre più frequenti. 

Con il passare degli anni, infatti, eventi così violenti tendono a diventare sempre meno eventi eccezionali manifestandosi con sempre più frequenza, testimoniando le conseguenze del cambiamento climatico che stiamo vivendo. 

Secondo i dati riportati da Legambiente, dal 2010 ad oggi, nella nostra penisola si sono riversati 1638 eventi estremi che hanno provocato più di 800 alluvioni in 843 comuni italiani.

Nel 2022 la tendenza registrata sottolinea una crescita dei fenomeni estremi: infatti, secondo l’Ossevatorio Nazionale Città Clima, in un solo anno si sono registrati in Italia 310 eventi climatici estremi (non solo alluvioni) segnando un incremento del 55% rispetto all’anno precedente e la perdita di 29 vite umane. 

Legambiente, Bilancio 2022 dell'Osservatorio Nazionale CittàClima

Infografica a cura di Legambiente – Bilancio 2022 dell’Osservatorio Nazionale CittàClima

Con tali evidenze numeriche bisogna chiedersi cosa stia facendo la politica per contrastare questi fenomeni.

A quanto pare non molto. Da un recente studio pubblicato su npj a marzo 2023, e riportato su greenreport, sulle 32 città campione italiane analizzate, solo 2 avevano predisposto piani di adattamento climatico.

Ancor più grave è la situazione a livello nazionale rispetto alla quale il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti ClimaticiPNACC – subisce rallentamenti continui dal 2012. Il governo Meloni, dopo quanto successo ad Ischia l’autunno scorso, ha ripreso in mano il fascicolo fermo da anni al Ministero.

Ma non è la prima volta che il PNACC viene promesso all’indomani di una tragedia. 

A partire dall’alluvione della Maremma grossetana del 2012, che diede lo stimolo iniziale per la stesura di una Strategia e di un Piano per l’adattamento, passando per quello di Livorno del 2017 e quello di Palermo del luglio 2020: ogni volta il PNACC è stato ritirato fuori dall’abisso della burocrazia italiana, riuscendo magari a fare un piccolo passo avanti saltando da una commissione all’altra, senza però mai vedere definitivamente la luce. 

Allo stato dei fatti si prende atto dal Ministero che il piano stia attualmente attendendo gli esiti della procedura di VAS.

Purtroppo però, nel documento di circa un centinaio di pagine presentato e sottoposto alle procedure, le analisi del clima italiano si basano su periodi di riferimento 1981-2010 escludendo, quindi, gli ultimi anni in cui i cambiamenti climatici si sono manifestati sempre più violenti.

Il rischio concreto è che sia approvato un Piano dalle misure deboli e su analisi obsolete.
Un piano che ha visto sfumare la sua approvazione sotto ben quattro governi, dal 2018 ad oggi, trasversalmente ai più vari schieramenti politici.

Ma, purtroppo, è risaputo che in Italia è usuale dimenticarsi di tutte le misure strutturali da attuare una volta spenti i riflettori dell’emergenza.

E così ciclicamente, fino a quando non si verifica una nuova emergenza.

È una abitudine tutta italiana che si manifesta in relazione a qualsiasi emergenza, sia questa dovuta a fenomeni di natura idrogeologica oppure sismica.

È una testimonianza di come i processi decisionali non riescono ad essere decisivi su misure di carattere strutturale mantenendosi operativi solo in relazione alla gestione delle emergenze.

Ma i dati parlano chiaro, ai tempi estremamente lunghi della politica e delle istituzioni deve esistere una risposta rapida ai sempre più frequenti eventi climatici che si verificano con violenza nei nostri territori.

Da decenni si continua a spendere enormi quantità di risorse economiche per rincorrere i danni provocati da questi eventi a fronte di pochissime risorse spese per la prevenzione.

La mancanza di una regia nazionale su interventi strutturali di prevenzione delle diverse tipologie di rischi portano le Regioni a stanziare risorse per progetti ed interventi importantissimi e necessari ma spesso frammentati sui vari territori di competenza.

Secondo i dati della Protezione Civile, ogni anno spendiamo 1,55 miliardi per la gestione delle emergenze, in un rapporto di 1 a 5 tra spese per la prevenzione e quelle per riparare i danni.

Dobbiamo cambiare tendenza.

Per ridurre la fragilità del nostro territorio serve prevenzione, risorse ed interventi importanti.

Adattarsi ai cambiamenti climatici significa considerarne gli effetti irreversibili e adottare misure necessarie per attutirne i danni, significa mettere al riparo le vite umane e i nostri territori.

Non abbiamo più tempo da perdere.

Fonte foto: Pixabay.

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