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Dell’insostenibile leggerezza del Riformismo – e della sua necessità

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Chi sosteneva Stefano Bonaccini deve sentirsi sconfitto dopo la vittoria dell’avversaria e attuale segretaria del PD Elly Schlein? Cosa vuol dire Riformismo?
Pubblichiamo il contributo ricevuto da Alessandro Bechini.

La vittoria di Elly Schlein alle primarie del Partito Democratico ha colpito in maniera pesantissima il mondo che si definisce “Riformista” e che si è riconosciuto nella candidatura di Stefano Bonaccini. Abbiamo passato questo mese post congressuale in grandi analisi, flussi elettorali veri o presunti, critiche alle primarie, ai sabotatori e abbiamo rinnovato, fideisticamente, l’assoluta necessità e superiorità del riformismo che i nostri iscritti e simpatizzanti non sono riusciti ad apprezzare e a capire.

Io non sono d’accordo. Non abbiamo perso le primarie aperte perché i nostri simpatizzanti non hanno capito l’importanza del momento o la lungimiranza della proposta: abbiamo perso perché la parola “Riformismo” è stata una parola vuota, che rimandava a battaglie passate, ad un periodo storico e politico diverso. I Riformisti, in questa campagna congressuale, sono passati per conservatori, per moderati, disposti al compromesso nel nome della responsabilità e della governabilità, sono sembrati la destra della sinistra. E’ la stessa accusa che una parte rilevante del nostro elettorato ha rivolto al PD negli ultimi anni: di essere inconsistente, senza identità, incapace di fare battaglie pubbliche che mettessero a rischio il suo profilo di forza responsabile di governo.

In questa narrazione si è persa la candidatura di un uomo che invece aveva tutte le caratteristiche per essere un segretario del PD all’altezza delle sfide che il Partito Democratico e l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni. Si è persa perché non abbiamo risposto a due domande chiave che dovrebbero la premessa di ogni proposta politica: chi vogliamo rappresentare e quali sono la visione e la missione dell’essere riformisti negli anni ’20 del XXI secolo.

La forza dei riformisti è sempre stata quella, anche nel recente passato, di aver riempito il gradualismo riformista di obiettivi rivoluzionari per l’epoca in cui operavano: dal suffragio universale alla scuola pubblica e universale, dall’emancipazione allo Stato Sociale, la più grande riforma degli ultimi 80 anni che ha caratterizzato la nostra epoca e garantito benessere e sicurezza a milioni di persone, fino alle riforme dei governi Renzi e Gentiloni, troppo spesso derubricate a incidenti della storia da cui allontanarsi con un qualche imbarazzo anche da parte di quegli stessi esponenti del partito democratico che le avevano sostenute.

La vittoria di Elly Schlein deve segnare un momento di svolta per il mondo che si richiama al Riformismo per ridefinire se stesso, capire quale sarà la sua missione nei prossimi anni, quali saranno le proposte su cui caratterizzare il nostro impegno dentro e fuori il Partito Democratico, con il coraggio di non rincorrere gli assetti ma di ragionare di politica, di scelte, di futuro.

Iniziando dal tenere insieme i diritti civili con quelli sociali. Sono giustissime le proposte sui diritti civili che caratterizzano queste prime settimane del nuovo corso, ma siamo sicuri che da soli siano sufficienti ad ampliare la platea dei nostri elettori? O sono soltanto un travaso di voti tutto interno alla sinistra? Io credo che la vera partita si giochi sui diritti sociali e sullo sviluppo economico: il taglio del cuneo fiscale che aumenti gli stipendi di lavoratrici e lavoratori; un sistema di welfare che includa le piccole partite iva; la sicurezza sul lavoro; un nuovo sistema fiscale più semplice e che premi chi produce e non chi specula; nuove politiche di condivisione del lavoro di cura che liberi le donne e le renda realmente competitive sul mercato del lavoro; un reddito di formazione che finanzi con un salario vero chi è in percorsi di formazione e riqualificazione; una riforma della sanità pubblica e universale che metta al centro i bisogni dei cittadini nei momenti più delicati della loro vita; la riforma della scuola che riattivi l’ascensore sociale, senza parlare astrattamente di merito.

Il percorso che ci serve è quello di riempire la parola “Riformismo” di significati e prospettive reali, che incidano nella vita delle persone. Serve dimostrare la radicalità del riformismo, della sua capacità di generare rivoluzioni nella vita delle persone, senza perdere una visione ampia, in grado di tenere insieme la società nel suo insieme, senza l’idea di rappresentarne solo una parte. Serve cioè che i “Riformisti” escano da una bolla di autocompiacimento e si rimettano in marcia perché soltanto una politica riformista può rendere concrete le scelte radicali che servono all’Italia.

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