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Crisi ambientale e beni comuni: dialogo sulla disuguaglianza

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Non capita spesso di sentire parlare persone e accorgerti di stimarle. Carlo Petrini fa questo effetto.

Qualche settimana fa abbiamo partecipato* ad un’interessante incontro dal titolo “La crisi ambientale e il futuro dei beni comuni: un dialogo sulla disuguaglianza”.

Partecipare a eventi del genere è sempre formativo, soprattutto in un momento storico in cui la crisi ambientale e gli impatti che ognuno di noi ha sul nostro pianeta sono al centro del dialogo pubblico. Tutti noi sembriamo aver acquisito una consapevolezza maggiore sulla tematica, ma sentirne parlare in modo chiaro e con competenza è sempre importante, per poterci rendere conto fino in fondo di quanto i nostri comportamenti debbano cambiare e migliorare per evitare un disastro ambientale che sembra ormai inevitabile.

All’incontro era presente Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, un’associazione nata con lo scopo di promuovere il diritto a vivere il pasto innanzitutto come un piacere ed a ridurre, oltre che gli sprechi, l’impatto ambientale della filiera alimentare sul nostro Pianeta.

Non capita spesso di sentire parlare persone e accorgerti di stimarle. Con l’avanzare dell’età e dell’esperienza ci si invaghisce sempre meno delle personalità altrui. Sentir parlare Carlo Petrini, invece, fa subito scattare un senso di ammirazione nei suoi confronti. Raccontando aneddoti di una vita ricca di esperienze e storie di amicizie illustri (come il suo rapporto con Papa Francesco) Carlo avvicina subito l’ascoltatore e crea con lui una connessione empatica. Ti fa sentire attore di un cambiamento possibile nel modo in cui la società si approccia al cambiamento climatico e allo spreco, evidenziando come ogni comportamento individuale possa diventare collettivo grazie alla condivisione di scelte virtuose che ci facciano passare da oggetti a soggetti delle politiche ambientali.

Ogni scelta che facciamo può infatti determinare il cambiamento. Se tutti facciamo scelte consapevoli, virtuose e sostenibili il nostro Pianeta ne beneficerà enormemente e con lui noi, dal momento che siamo totalmente dipendenti dal suo buon funzionamento.

Fare questo tipo di scelte è spesso più facile di quanto si pensi. Per ridurre gli impatti ambientali del nostro modo di mangiare. Possiamo, ad esempio, sostenere economie locali con acquisti a km zero di prodotti stagionali come frutta e verdura, ridurre lo spreco alimentare consumando tutte quello che si ha in casa anche con ricette “povere” e facendo attenzione a consumare prima ciò che scade prima, ridurre il consumo di proteine animali in favore di quelle vegetali, come i legumi, che impattano in misura minore sull’ambiente e sono ricchi di fibre e poveri di grassi (!), ridurre il consumo di prodotti iper-processati ed evitare di acquistare prodotti imballati e plastica monouso.

Ad esempio, una cosa che a volte può trarre in inganno è la differenza tra la dicitura “consumare entro” e “consumare preferibilmente entro”. La prima è solitamente applicata a prodotti molto freschi che facilmente possono marcire o sviluppare muffa, come le uova ed una volta passata la data è bene gettarli. La seconda, invece, indica che dopo la data di scadenza il prodotto è ancora commestibile per 10-15 giorni, potrebbe solo aver perso alcune proprietà organolettiche. Quindi, aguzziamo la vista e prestiamo attenzione a queste sottili ma importanti differenze per sprecare meno cibo!

Ridurre il nostro impatto sul Pianeta Terra è una sfida per niente facile se consideriamo quanto ormai l’intervento umano lo abbia modificato. Dati allarmanti vengono dalla biodiversità: il 70% del totale dei volatili oggi è rappresentato da pollame mentre il 50% dei mammiferi è rappresentato da bestiame da allevamento. Tutto questo per soddisfare un consumo di carne esagerato che ha toccato i 95 Kg di carne a testa contro i 40 Kg degli anni 60’ senza migliorare la nostra dieta, dal momento che l’Istituto Nazionale di prevenzione afferma che in quegli anni gli italiani hanno avuto la miglior dieta di sempre.

Cambiare le nostre abitudini non sarà facile, il modo di vivere moderno si basa sull’accumulo, sul consumo continuo e sulla sostituzione di merce difettosa. Tutto questo per alimentare un sistema economico capitalista basato sulla crescita illimitata. L’ecologia sociale è l’altra faccia dell’ecologia ambientale, solo cambiando i nostri comportamenti individuali e facendoli diventare collettivi potremmo modificare il sistema economico per far sì che esso sia più sostenibile per il nostro Pianeta e più equo per la nostra società.

Se non ne siete convinti o avete bisogno di qualcuno che vi stimoli, andate a sentire Carlo Petrini parlarne.

*L’articolo è frutto della collaborazione tra Nicola Del Sarto e Roberta Croce.
Fonte foto: https://pilloledisostenibilita.sustenia.green/trend-di-sostenibilita-vol-37/

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