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Piantedosi-Salvini, due ministri un chiodo fisso: i migranti

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Un governo di destra, composto da ministri di destra.
Niente di nuovo all’orizzonte, neanche la nuova squadra dei Ministri del neo Governo Meloni.
Conosciamoli insieme: oggi iniziamo con Matteo Piantedosi Ministro dell’Interno e Matteo Salvini Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Matteo Salvini e Matteo Piantedosi hanno molte cose in comune.

Non stiamo parlando del nome di battesimo e neanche del Ministero che il primo avrebbe voluto ricoprire, di nuovo, e che il secondo occupa da pochissime ore. I due sono collaboratori di vecchia data, da quando nel giugno 2018 Piantedosi fu nominato capo di gabinetto dello stesso Salvini ai tempi del Ministero dell’Interno.

Le nomine del nuovo Governo appena instaurato vedono agli Interni Piantedosi mentre il Ministero del Sud e del Mare, affidato a Musumeci, è stato creato senza specifiche di delega sui porti, in quanto questa delega è fortemente voluta da Salvini.

La giurisdizione sui porti, che sono la via di accesso primaria dei migranti, ad oggi fa capo al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e subito il Capitano, avendo dovuto accettare suo malgrado di non tornare al Viminale, ha rivendicato per sé un Ministero dal quale può esercitare ancora il controllo sugli sbarchi.

Se sarà così confermata la delega sui porti, Salvini avrà l’ultima parola sul tema della chiusura degli scali alle ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo.

Ma ad agevolare il suo compito sarà la presenza al Viminale di un suo uomo fidatissimo, il prefetto di Roma Matteo Piantedosi, indagato con lui in diverse inchieste legate agli sbarchi.


Raccontiamo questa storia, brevemente, ma con ordine.

Il primo caso che vede protagonista il neo Ministro Piantedosi con Salvini è quello della nave Diciotti. Salvini, Ministro dell’Interno, bloccò lo sbarco di 177 migranti dalla nave della guardia costiera dal 20 al 25 agosto 2018 con la sola concessione, il 22 agosto, di far scendere i 29 minori presenti sulla nave.

Piantedosi riferì la presenza di “un allarme generico” rispetto alla possibile infiltrazione di soggetti radicalizzati, motivo per il quale non era stato consentito lo sbarco di migranti in quanto era prioritario “proteggere le frontierepiuttosto che accogliere 177 persone e salvarle dal mare.

In riferimento a quanto avvenuto alla Diciotti, nel gennaio 2019, Salvini fu accusato dai giudici di Catania di aver determinato plurime violazioni di norme internazionali e nazionali oltre che “sequestro di persona aggravato” in quanto, secondo le norme di diritto internazionale, l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme finalizzate al contrasto dell’immigrazione irregolare.

A salvare Salvini dal processo per la Diciotti fu il “no” parlamentare rispetto l’autorizzazione a procedere al Senato.

Pochi mesi dopo, un caso simile che trascinò l’ex ministro dell’interno Salvini davanti ai pm fu il caso Gregoretti, rispetto al quale fu chiamato a testimoniare anche Piantedosi. A Catania, nel marzo 2021, l’inchiesta a carico dell’ex ministro dell’Interno si concluse con un “non luogo a procedere” in quanto si giudicò l’operato di Salvini come una legittima conseguenza di insindacabili scelte politiche che non hanno costituito, per questo motivo, alcun reato.

Poi arrivò il 2019 e la Open Arms.

Proprio nel giorno in cui il decreto Sicurezza bis veniva emanato, 164 migranti furono soccorsi dalla ONG spagnola e costretti a sostare per 20 giorni sulla nave a causa del blocco imposto dal Viminale. Inutili furono gli allarmi del comandante che segnalò lo stato di emergenza a bordo e le drammatiche condizioni mediche e psicologiche.

La Procura di Palermo aprì un’inchiesta nel quale furono coinvolti sia Salvini che Piantedosi per le ipotesi di plurimo sequestro di persona, aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti le sue funzioni e anche in danno di minori”, con l’aggiunta di “rifiuto d’atti d’ufficio”per aver impedito lo sbarco di 107 migranti.

Dalla ricostruzione presentata su Repubblica nel novembre 2019 la decisione sullo stop alla Open Arms fu dell’allora ministro dell’Interno Salvini durante i suoi ultimi giorni al Viminale. Ma l’esecuzione dell’ordine fu del capo di gabinetto Matteo Piantedosi al vertice di quella catena di comando che, stando alle conclusioni dei pm, abusò dei suoi poteri ignorando la decisione del Tar che, giorni prima, aveva annullato il decreto di interdizione delle acque italiane alla Open Arms ordinando l’immediato soccorso delle persone a bordo. 

Ma se per Piantedosi, originariamente iscritto nel registro degli indagati, è arrivata l’archiviazione, per Matteo Salvini il processo continua.

A differenza degli altri casi Gregoretti e Diciotti, secondo i pm del capoluogo siciliano, questa volta, la decisione di impedire ai migranti di sbarcare non sarebbe il risultato di una scelta condivisa da tutto il governo, come l’ex ministro aveva sostenuto in precedenza, ma ascrivibile al solo ed unico Salvini

Secondo il procuratore Lo Voi, citando quanto riportato in un articolo dell’Espresso, il rilascio del noto Pos (luogo sicuro di sbarco) compete esclusivamente ed unicamente al ministro dell’Interno non trattandosi, quindi, di un atto politico.

Il processo non si è ancora concluso: l’ultima udienza si è svolta il 16 settembre e la prossima è fissata per il 2 dicembre quando sarà chiamata a testimoniare, tra gli altri, l’ex ministra Elisabetta Trenta. Sia Elisabetta Trenta (Difesa) che Danilo Toninelli (Infrastrutture e Trasporti), non firmarono il decreto di divieto allo sbarco che Salvini aveva chiesto loro di riproporre dopo la pronuncia del Tar. 

Nell’attesa di un processo che faccia chiarezza, e giustizia, su quanto successo, ci aspetta un periodo di forte, fortissima, continuità con i ministeri passati.

E la mentre la Corte di Giustizia Europea (CGUE) sancisce con forza il salvataggio in mare come un dovere, ad una manciata di giorni dalla entrata in carico di questo nuovo governo Salvini è già concentrato al contrasto delle ONG nel Mar Mediterraneo e stavolta, con la presenza di Piantedosi al Viminale, potrebbe risultargli tutto più facile.

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