Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

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Se non chi, almeno come: breve guida al voto

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Nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni siamo sempre tutti molto indaffarati nel capire, in un modo o nell’altro, quale sia il candidato, la coalizione o il partito che ci fa sentire più a “casa”.

Alla domanda “Come si vota?” vorrei sempre rispondere: “A Sinistra, ovvio!”, ma lo scopo di questo articolo è capire insieme le modalità con le quali votare e contribuire alla Democrazia, a prescindere dallo schieramento d’appartenenza. Solo esercitando questo diritto-dovere, infatti, possiamo alimentare la percezione che il Nostro Paese possa cambiare.

Si comincia con la Legge Elettorale. Su questo blog ne abbiamo già parlato e forse in molti già sapevate che nonostante le mille promesse, i compromessi e i mancati accordi, voteremo ancora una volta con il “Rosatellum”, un sistema misto maggioritario-proporzionale che prevede l’elezione del 37% dei parlamentari (147 Deputati e 74 Senatori) con il sistema maggioritario nei collegi uninominali e il 61% (245 Deputati e 122 Senatori) con sistema proporzionale nei collegi plurinominali (il restante 2% è invece frutto del voto all’estero).

Può sembrare complicato, ma la differenza, in pratica, sta nella preferenza:


– nel sistema maggioritario ogni lista presenta il suo “cavallo di battaglia” (nella scheda troveremo un solo nome, ma su questo ci torniamo dopo) il quale si andrà a “scontrare” con quelli delle altre liste: chi prende anche un solo voto in più vince e si aggiudica il collegio uninominale;


– per i seggi assegnati su base proporzionale, invece, i partiti presentano una lista di candidati “bloccata”: questo significa che l’elettore non può esprimere preferenze ma che, con il suo voto al partito, favorisce la presenza in Parlamento dei candidati inseriti nella lista. In questo modo i partiti incrementano la distanza tra rappresentanti ed elettorato ma si assicurano l’elezione di personaggi “di rilievo”: questi sono i cosiddetti “paracadutati” di cui si è tanto sentito parlare in questi giorni. 

Ma arriviamo alla pratica. Il 25 settembre i seggi saranno aperti tutto il giorno, dalle 7 alle 23 e, previa esibizione di un documento d’identità valido e della tessera elettorale, sarà possibile votare.

Al seggio elettorale, circondati da simboli, rappresentanti e scrutatori ci consegneranno due schede: una per la Camera dei Deputati (scheda rosa) e una per il Senato della Repubblica (scheda gialla).

Ogni scheda sarà divisa in grandi rettangoli al cui interno troveremo i nomi di tutti i partiti che sostengono il candidato uninominale indicato in alto. Nel rettangolo, accanto ad ogni simbolo partitico, ci saranno invece le cosiddette “liste bloccate”. 

Un’immagine vale più di mille parole: il nome indicato in alto (“NON SO COME MI CHIAMO”), ad esempio, rappresenta il candidato al collegio uninominale per i partiti Gatto, Pappagallo, Mucca e Cane. Accanto ad ognuno di questi partiti (che nella realtà della scheda elettorale saranno identificati con i simboli dei partiti) ci saranno le liste bloccate di cui parlavamo prima e che rappresentano, appunto, i candidati al collegio plurinominale, cioè i candidati che vinceranno il seggio in proporzione ai voti ottenuti dal Partito corrispondente a livello nazionale (per la Camera) e regionale (per il Senato).

Capito, almeno a grandi linee, il funzionamento delle schede, rimane da capire come esprimere il voto

– Caso 1: possiamo segnare con un “X” il nome del candidato uninominale che più ci piace: il voto è valido e viene esteso alla lista corrispondente, se una, o in proporzione, se più di una; 

– Caso 2: possiamo segnare con una “X” il simbolo del partito scelto: il voto è valido e si estende anche al candidato uninominale;

– Caso 3: possiamo segnare con una “X” sia il nome del candidato uninominale sia il simbolo di uno dei partiti ad esso collegati. In questo caso la scelta è chiara, e il voto è coerente e valido.

L’unico caso in cui il voto viene annullato si ha quando, oltre a segnare con una “X” il nome di un candidato uninominale, segniamo anche un simbolo di partito che non rientra tra quelli collegati al candidato. 

Riprendiamo l’esempio precedente: se io mettessi la “X” al nome in alto a destra e al partito “Gatto” il voto sarebbe valido, ma se invece che sul “Partito Gatto” lo mettessi su un partito che non rientra in quel rettangolo il voto sarebbe nullo. 

Sul nostro profilo Facebook e Instagram abbiamo creato delle infografiche per cercare di rendere più chiaro tutto.

Adesso che conoscete il come, vi tocca pensare al chi. Buon voto!

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