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Le donne STEM e i mai superati divari di genere

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Poco tempo fa è stata la giornata internazionale della donna. Ad accompagnare questo giorno si è affiancato il resoconto del consorzio universitario Almalaurea sui divari di genere dei laureati e laureate che è stato presentato proprio lo scorso 28 febbraio, in riferimento ai dati del 2020

Poco tempo fa è stato l’8 marzo, la giornata internazionale della donna.

Da festeggiare, come tutti gli anni, c’è ben poco e ad accompagnare questo giorno rispetto al quale la riflessione dovrebbe avere la meglio su proclami di solidarietà, fiori e buone intenzioni, si è affiancato il resoconto del consorzio universitario Almalaurea sui divari di genere dei laureati e laureate che è stato presentato proprio lo scorso 28 febbraio, in riferimento ai dati del 2020.

Secondo i dati di Almalaurea le donne laureate rappresentano la maggioranza sul totale con un 60% delle lauree e con carriere universitarie più brillanti dei colleghi uomini: i dati riportano dati migliori per le donne sia in termini di regolarità negli studi con un 60,2% per le donne e 55,7% per gli uomini, sia in termini di voto di laurea 103,9/110 per le donne rispetto a 102,1/110 per gli uomini.

Eppure, questa situazione che sembra mettere in luce grandi passi avanti rispetto agli scenari socio-culturali dell’Italia dei decenni scorsi, se analizzata da vicino e in profondità ci restituisce nuovamente una situazione di gender gap.

Infatti, nonostante al termine degli studi universitari il curriculum delle laureate sia brillante e ricco di esperienze formative importanti, ancora oggi le loro scelte formative risentono del contesto familiare di provenienza e dei modelli sociali proposti.

Se prendiamo in riferimento le materie STEM, ossia i corsi di laurea di ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico si registra una bassissima presenza femminile e, nella scelta di tali percorsi, l’influenza del livello educativo dei genitori è per loro più marcata rispetto a quanto avviene per gli uomini.

Infatti, anche se ci sono più donne iscritte all’università, queste prediligono per lo più corsi di tipo umanistico e letterario e le donne che conseguono il titolo in percorsi STEM sono il 18,9% mentre gli uomini il 39,2%.

Nonostante i dati positivi in termini di carriera universitaria, il più brillante e promettente percorso non si traduce, poi, nella realtà in maggiori opportunità sul lavoro: uno specifico approfondimento del report di Almalaurea ha riguardato i laureati di secondo livello dei percorsi STEM rispetto ai quali, nonostante le migliori performance occupazionali rispetto al complesso dei laureati, le donne si confermano comunque più svantaggiate in termini occupazionali e retributivi rispetto alla componente maschile.

L’analisi degli esiti occupazionali dei laureati conferma le note differenze di genere, sia nel breve sia nel medio periodo, e questo si declina non solo in termini di diverse possibilità di inserimento nel mercato del lavoro ma anche di valorizzazione professionale. In particolare, a cinque anni dal titolo il tasso di occupazione per i laureati di secondo livello è pari all’85,2% per le donne e al 91,2% per gli uomini.

Inoltre, la pandemia da Covid-19 ha tendenzialmente ampliato i differenziali di genere soprattutto in termini di tasso di occupazione e, a cinque anni dal titolo, soprattutto in presenza di figli, il divario di genere si amplifica ulteriormente.

In termini retributivi si conferma il vantaggio persistente della componente maschile rispetto alla quale gli uomini percepiscono, in media, circa il 20% in più: a cinque anni dalla laurea tra i laureati di primo livello vengono percepiti 1.374 euro per le donne e 1.651 euro per gli uomini e tra quelli di secondo livello rispettivamente 1.438 euro e 1.713 euro.

Con queste premesse, risulta piuttosto evidente come ci si trovi di fronte a un problema culturale e non certo di competenze.

Per questo, durante giornate che ci spingono alla riflessione come quella dell’8 marzo, sarebbe importante analizzare il reale divario di genere che ogni donna, nella sua vita, affronta, sensibilizzando e promuovendo soluzioni reali in tempi rapidi.

L’analisi di questo contesto socio-culturale mette chiaramente in discussione la realtà in cui viviamo e sottolinea l’impellenza di strategie urgenti di sostegno rispetto alla formazione, rispetto all’abbattimento della divergenza salariale e soprattutto rispetto alla forte necessità di uno stato sociale che sostenga le donne e la loro carriera.

Foto presa da teknoring.com

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