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Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

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La situazione a Livorno è tragica

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Pubblico il mio intervento durante il Consiglio Comunale di oggi.

L’evento, il piano umano ed il piano amministrativo. Tre elementi che si intrecciano nell’alluvione di Livorno.

L’evento meteorologico è stato di portata straordinaria: 250 millimetri di pioggia in poche ore. Questo nessuno lo può negare e nessuno intende trascurarlo. Siamo tutti consapevoli, perché le cronache recenti ce lo stanno purtroppo dimostrando, che eventi naturali di forte intensità stanno aumentando e colpendo anche aree non storicamente abituate a situazioni come queste. Assistiamo a paesi costretti ad evacuare ampie porzioni di territorio e a continue cronache di
eventi straordinari che toccano anche il nostro paese.

Difficile dire che ci dobbiamo abituare, altrettanto difficile pensare di sottovalutare il problema. Su quale piano dobbiamo allora concentrarci come rappresentanti dei cittadini e voi come vertice amministrativo e politico del territorio?

Io credo su quello della consapevolezza dei fenomeni in corso, sul creare cultura rispetto ai rischi del territorio e sulle attività di prevenzione e reazione. Non si scappa. Prevenzione e capacità di reazione sono gli elementi minimi indispensabili che il buon senso e la legge impongono. Non c’è spazio per il fatalismo o per giustificazioni a posteriori quando si palesavo immediatamente elementi critici su questi due aspetti. Ma dopo ci arriviamo.

Nella terribile notte tra sabato 9 e domenica 10 settembre sono morte delle persone.
Nella terribile notte tra sabato 9 e domenica 10 settembre sono morte delle persone. Lo ripeto.
Molte famiglie hanno perso tutto, tante hanno perso qualcosa, aziende sono state messe in ginocchio. E i danni di quella notte, per alcuni, dureranno molto a lungo, per qualcuno per tutta la vita.

Questa è la premessa per ogni discussione, per ogni mozione, per ogni dichiarazione pubblica.

Io quella notte sono arrivato a casa intorno alle 2:00. La situazione era già strana per un osservatore “amatoriale” come me, senza competenze specifiche su meteo, geologia o precipitazioni. Lampi continui squarciavano il cielo con una frequenza che non avevo mai visto. Poco dopo è iniziato a venire giù un muro d’acqua impressionante, è andata via la corrente elettrica, che è tornata in casa mia ore dopo. Una notte insonne per molti di noi, preoccupati per quello che stava avvenendo ma inconsapevoli delle tragedie in corso durante le prime ore.

Alle 7:05 un amico, un volontario, mi informa che “la situazione a Livorno è tragica”. Non capisco all’inizio le sue parole, pensavo fosse la classica maniera livornese di ingigantire le cose ma pochi attimi dopo mi raffigura un quadro che tragico lo era davvero. Per cui esco di casa, sto in Via Nazario Sauro, e capisco. Ho mandato messaggi, aperto siti di informazione, il sito del Comune, la pagina FB di alcuni di voi. Cercavo qualche notizia, qualche rassicurazione o quanto meno qualche certezza. Non c’era niente. Scrivo sui social network, forse tra i primi, mando messaggi incredulo che nessuno avesse ancora dato una rappresentazione di quello che era accaduto e che nessuno avesse gestito quella notte. Aspetto. Le spiegazioni non arrivano. Ed inizia così la vicenda amministrativa.

Ho raccontato molto brevemente qualcosa di me perché so, da cittadino, che le stesse sensazioni che ho avuto io in quelle ore le hanno avute in molti. E ho raccontato brevemente queste cose perché quella mattina, tutto mi sarei aspettato tranne che di assistere allo scenario pietoso che il nostro Sindaco ha messo in campo sui colori dell’allerta. Nessuno si era azzardato a fare polemica, eravamo tutti increduli. Cittadini e forze politiche. Quasi impotenti di fronte alla tragedia, ma non lei signor sindaco. Lei era già pronto a farsi scivolare addosso tutto quanto e a pensare alla difesa politica. Coda di paglia? Furbizia?

E ora veniamo al dunque: il sindaco, ovvero l’autorità preposta a coordinare le attività di protezione civile sul Comune, quella notte non c’era. Perché? In una versione, del 14 settembre, dormiva ed è stato svegliato dal suo capo di gabinetto alle 6.45 di domenica mattina a fine dramma. In un’altra versione, raccontata con un’intervista al Telegrafo, stava togliendo l’acqua dallo scantinato di casa, non aveva campo in nessuno dei telefoni di casa, ed ha raggiunto il mondo esterno solo dopo varie peripezie. Che la verità sia nel primo caso o nel secondo, il dato è lo stesso: per ore ed ore il Sindaco della mia città non è stato rintracciabile e non c’è una procedura per rintracciarlo e fargli svolgere i compiti che la legge prevede.

Solo dopo le 7.30 di domenica mattina, grosso modo quando anche io e molti livornesi prendevamo atto della situazione, lei si è fatto vivo negli uffici dove per tutta la notte soltanto un tecnico reperibile aveva provato ad affrontare l’emergenza, per altro spostandosi dagli uffici preposti, in altri. La sala operativa è rimasta vuota. Le chiamate continue inevase.

Il tema dell’allerta arancione o rossa, la questione dell’alert non dato, il nuovo piano della protezione civile fermo da mesi in attesa di essere presentato in Consiglio Comunale per l’approvazione, le previsioni del piano vigente sulla popolazione da allertare strada per strada, sono tutti tragiche dimostrazioni della sottovalutazione dell’importanza di un sistema comunale di protezione civile strutturato che sia in grado di gestire le emergenze e di monitorare il territorio a seguito delle allerte diramate ed aggiornate.

Nessun può dire con certezza che si sarebbero salvate delle vite mettendo in campo i vari strumenti previsti. Nessuno può però anche dire il contrario. E’ una domanda che tutti ci facciamo, con dolore. Resta un fatto oggettivo: a Livorno non avete nemmeno provato ad avvertire dell’imminente pericolo.

Come non raccontare inoltre il rimpallo di responsabilità tra il dirigente della Protezione civile, il capo di gabinetto del Sindaco ed il Sindaco stesso. Tre versioni diverse di quella notte in cui nessuno sapeva eppure tutti dovevano sapere.

Il sindaco non ha colpa dell’evento meteo, della siccità dei mesi precedenti o dei fiumi tombati. Ma aveva la responsabilità di mettere in atto procedure, leggi e regolamenti.

Vogliamo analogie?

Purtroppo si trovano con un’altra vicenda recente del nostro paese, quella dell’esondazione del torrente Fereggiano a Genova nel 2011. Il Sindaco, un assessore ed alcuni dirigenti comunali sono stati condannati in primo grado perché oltre all’aver alterato i verbali della protezione civile, non hanno messo in campo strumenti ed iniziative doverose e previste dalla legge per evitare le morti ed i danni che si sono verificati. Il quadro delle indagini e delle accuse muoveva da alcuni fatti palesi: “Gli uffici comunali di protezione civile avevano ricevuto notizie allarmanti già alle 11 mentre il rio Fereggiano esondò intorno all’una». Scrive il PM: un lasso di tempo che poteva permettere interventi e che permetteva dunque la possibilità di evitare la tragedia con alcuni accorgimenti che «non vennero messi in atto». E ancora: i vertici della macchina comunale «non fecero quello che andava fatto» per colpa “degli attori di tutti i livelli che non sapevano cosa fare, che non adempirono ai propri doveri e preferirono fare altro piuttosto che stare in sala operativa”.

Quindi, prima di arrivare a tutti gli atti che abbiamo presentato e che cercano di affrontare la crisi che molte famiglie e aziende stanno vivendo, un punto è ineludibile.

Per l’assoluta inadeguatezza nell’assolvere ai propri doveri istituzionali durante quella tragica notte, per la disorganizzata, confusionaria e improvvisata gestione dei giorni subito seguenti, per l’essersi fin dalle prime ore preoccupato solo di accendere polemiche su argomenti che per altro palesemente non conosceva ed infine per il balletto di notizie date e poi corrette come se si trattasse di un gioco, Lei signor sindaco deve dare le dimissioni. Si dimetta, glielo impone il mancato rispetto dei suoi doveri di primo cittadino

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