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Chissà se la Costituzione ha smesso di essere la più bella del mondo

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Pubblichiamo il contributo inviato dal nostro lettore, Rocco Garufo.

Non mi sono mai aggregato al coro di quelli che definivano la Costituzione Italiana come “la più bella del mondo”. Non l’ho mai fatto per due motivi.

Il primo è che ritengo il criterio estetico totalmente inadeguato per dare un giudizio su un documento complesso e determinante per la vita civile e politica di un Paese come lo è una Costituzione. Una costituzione non si giudica solo per la bellezza, la capacità evocativa, la scorrevolezza con cui fluisce il suo articolato, ma, semmai, per la sua efficacia. L’efficacia nel promuovere e difendere i valori che ne stanno a fondamento; l’efficacia nel produrre cambiamenti sociali per mezzo dei processi e delle istituzioni democratiche in essa previsti. L’efficacia nel mantenere le promesse che evoca.

Il secondo motivo è che il superlativo “la più bella del mondo”, per essere dimostrato come tale, ha bisogno della comparazione, cioè del confronto con altre costituzioni democratiche. Non so voi, ma io, per esempio, non ho mai letto in lingua originale, la sola che potrebbe permettere di carpire la bellezza del testo, la Costituzione Svedese; Norvegese; Belga; Lituana o Giapponese, tanto per fare alcuni esempi…

Quindi, come potrei dire che sono più brutte della nostra di Costituzione?

Per quanto ritenga Benigni un comico geniale e apprezzi le sue capacità di filologo, che ci aiutano a “cavare” la bellezza da oggetti inconsueti come una Costituzione, la Bibbia, la vita nel lager, ho il timore che la ricerca della sola bellezza, se non accompagnata dalla visione della complessità delle cose, rischia di essere un impoverimento degli strumenti del pensiero che usiamo per comprendere la realtà.

Detto questo però, ho trovato abominevole il linciaggio a cui è stato sottoposto dopo aver espresso la sua posizione sulla Riforma Costituzionale. L’ho trovato abominevole per la bassezza degli epiteti con cui è stato apostrofato personalmente. Incensato finché aveva espresso vicinanza al fronte del NO; demolito, preso a calci e sputi, metaforicamente parlando, dopo che ha comunicato il suo favore alla riforma Costituzionale.

Eppure Benigni si è limitato a fruire di uno dei diritti fondamentale previsti dalla nostra Costituzione: la libertà di pensiero e di espressione delle proprie idee, alle quali è legata anche la possibilità di poter cambiare idea. Altrimenti che libertà sarebbe? Ma il punto che trovo più preoccupante, oltreché politicamente deprecabile, da parte di molti aderenti al linciaggio mediatico, è quella foga che disegna un paese orribile e volgare, inaccessibile alle possibilità del dialogo e della ragione, nel quale le opinioni differenti non hanno dimora e chi si azzarda a pronunciarle, lo fa per interesse, per conformismo, o per comodo proprio e della propria famiglia.

Un paese incapace di ragionare attraverso categorie di pensiero universali, le sole che si addicono ai canoni del Costituzionalismo moderno. Un paese che con il suo esercito di indignati permanenti ha sempre il bisogno di stare dentro una “guerra civile” e di ridurre tutto al livello dello scandalo e dell’emozione irrazionale, pur di non provare la fatica di ragionare. Che deve demonizzare il mostro di turno per bloccare qualsiasi tentativo di cambiamento: Craxi negli anni 80’; Berlusconi negli anni 90’; Renzi oggi; Salvini o Grillo in futuro, chissà. Un paese che sa fare i conti con la propria classe dirigente solo per delega ad altri soggetti; col tintinnio delle manette, o il lancio delle monetine; il regicidio, o i “cadaveri penzolanti a capo in giù”.

Basterebbe così poco per poter aprire una discussione seria, pacata e razionale sulla riforma della Costituzione. Basterebbe leggerne l’Art. 138: “le leggi di revisione della Costituzione sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni. . . e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. . .” e l’Art. 139: “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.

Detto ciò, naturalmente, ognuno è libero di pensare e di votare come meglio crede.

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