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Aamps e le tante questioni dietro ad un solo nome. Un dossier

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Sulla vicenda Aamps si potrebbe davvero scrivere un libro, magari intitolandolo “Come trasformare una vicenda amministrativa in un palcoscenico: istruzioni per l’uso”. Intanto, per quanto mi riguarda, provo a ricostruire una storia il più possibile semplificata con l’occhio di chi ha vissuto tutti i momenti in maniera diretta.

Giugno 2014. Appena insediato Nogarin compie almeno tre scelte che ancora oggi pesano sulla credibilità politica con cui l’amministrazione si è mossa durante l’intera vicenda. Riceve il vecchio collegio sindacale dell’azienda, non fa alcun esposto alla magistratura mentre un anno e mezzo dopo definirà la situazione di Aamps gravissima, e si rapporta da subito al Direttore Generale Fommei (in carica dal 2013) nell’ottica della continuità gestionale e fiduciaria, arrivando poco dopo a rinnovargli di un ulteriore anno l’incarico appena scaduto. Il collegio sindacale, come raccontato dagli stessi durante una commissione consiliare, comunicò al Sindaco quelle che dal proprio punto di vista erano state delle irregolarità rispetto alla chiusura del bilancio 2013 (aspetti che oggi sono oggetto di indagine) ma il sindaco, ritenendole evidentemente non interessanti, non dette seguito e anzi riconfermò appunto il Direttore Generale di Aamps che di quel bilancio era stato l’estensore. Entro poche settimane nominò inoltre Marco Di Gennaro, ragazzo di 28 anni già candidato alle elezioni europee per il M5S e dallo stesso Nogarin definito “il nuovo Steve Jobs”. (Leggi qui)

Dicembre 2014. Pd, Buongiorno Livorno, Cannito e Forza Italia presentano in Consiglio Comunale una mozione di sfiducia per Fommei (ritenendolo uno dei responsabili della gestione fallimentare di Aamps) e Di Gennaro (per l’incapacità mostrata di fronteggiare le difficoltà in cui versa l’azienda). Nell’atto di indirizzo presentato dai gruppi dell’opposizione la definiscono una «richiesta di sostituzione dei vertici Aamps». Essendo l’Aamps al 100% di proprietà del Comune di Livorno la richiesta è quella di mettere mano in maniera decisiva nel management per rilanciare l’azienda considerata a detta di tutti, in difficoltà. Mettendo nel mirino «il comportamento tenuto dai vertici di Aamps spa nella gestione della vertenza dei lavoratori Cooplat» e la necessità di «un forte rilancio dell’azienda dal punto di vista industriale e della missione come gestore di un servizio essenziale per la città». Mozione votata da tutte le opposizioni ma non dai 5Stelle.

Dicembre 2014, parte 2. Oltre alla vicenda della sfiducia del CDA a dicembre avviene un altro fatto importantissimo: la votazione del Bilancio di previsione 2015 e di tutti gli allegati, tra cui il Piano Tecnico Finanziario di Aamps ed il relativo aumento della tassa sui rifiuti. Insomma, il famoso primo bilancio dell’epoca Nogarin. Quello dell’aumento di tutte le tasse in città. Estraggo dal mio intervento in Consiglio Comunale (disponibile in streaming sul sito del comune di Livorno e cliccando su questo link) le valutazioni fatte su Aamps: “C’è una scelta a monte che comporta l’aumento della tassa sui rifiuti. E’ la scelta di ribaltare la morosità, i crediti inesigibili Tia, sulle utenze virtuose. Quello che è discutibile è che ciò avvenga senza una verifica qualitativa che indichi da dove provengono questi crediti inesigibili. Che vuol dire fare un’analisi seria della morosità, provando a separare quella componente che è di sopravvivenza su cui intervenire in maniera accurata da quella ben più grave dei furbi su cui intervenire duramente. Ribaltare i crediti Tia in tariffa è possibile per legge, nessuno lo nega, ma significa che a subire l’effetto di chi non ha pagato in passato saranno quelli che già pagano nel presente. E purtroppo questa è una misura che nel PTF è prevista per i prossimi anni, non solo per questo. Ma l’aumento della Tari, senza un piano industriale nuovo per AAMPS, è un cane che si morde la coda. Ptf e Tari non possono fare da sole la premessa. La premessa dovrebbe essere quale futuro dare a questa azienda. Quale idea sulla gestione del ciclo dei rifiuti? Di questo non abbiamo traccia, ma molta confusione. Cito tre esempi pratici. Il termovalorizzatore. L’assessore oggi ci ha in maniera simpatica raccontato una storia, ascoltata nei suoi trascorsi in Europa, come metafora dell’incenerimento: la teoria della melanzana. Livorno, mi si permetterà un’analoga battuta, rischia di diventare il racconto della teoria del cacciucco. Perché? Perché si mescola insieme di tutto e di più. Da un lato l’obiettivo che dichiarate a fasi alterne è quello di bloccare il nostro Tvr. Sicuramente di fermare la realizzazione della terza linea, cosa che vi ricordo comporterà l’inserimento dei costi di progettazione a perdita di esercizio. Altri costi per il futuro bilancio dell’azienda. Dall’altro lato però stimate nel PTF i benefici e traete vantaggi dall’utilizzo del TVR. Inserite nella famosa tabella che stima i costi ed i risparmi per quantificare la Tari quasi 800mila euro di entrate garantite grazie al progetto di autoconsumo dell’energia prodotta dal TVR. Ricordate che è un impianto che non brucia solo i nostri rifiuti, ma anche qualcosa in più da fuori città, e che questo produce entrate positive per l’azienda. Infine, si nota con piacere che anche voi riconoscete il corretto funzionamento e la sicurezza del nostro impianto: “il sistema di trattamento, controllo e monitoraggio delle emissioni gassose delle due linee ha garantito e garantisce valori dei componenti inquinanti nelle emissioni abbondantemente al di sotto dei limiti imposti dalla normativa, come confermato dai controlli strumentali, effettuati in continuo, ed analitici, effettuati periodicamente anche in contraddittorio con le autorità competenti”. La raccolta differenziata. Ci troviamo d’accordo sugli obiettivi che l’Europa e la regione prevedono. Lo siamo sotto il profilo culturale. Ma poi c’è il come evitare che un meccanismo virtuoso gravi eccessivamente, dal punto di vista dei costi, sul tessuto sociale e produttivo. Come inserite nel Ptf la raccolta differenziata, questa aumenta i costi per l’azienda. E’ indicato nel piano che ci presentate. Il porta a porta, ci dicono le proiezioni, arriva a costare tra costi per investimento (una tantum) e costi del servizio circa 2,5 milioni di euro ogni 20mila abitanti. Infatti mi pare di aver capito dall’assessore all’ambiente Gordiani che arriverà uno stop di un anno su questo fronte. Intendo sull’estensione del Porta a porta. Aggiungo la domanda più evidente: senza ricicleria o impianti di trattamento dell’umido come si completa il ciclo dei rifiuti e come si abbattono i costi per l’azienda? Terzo tema è l’ingresso o meno in Reteambiente. Quali economie di scala perderemmo con una mancata adesione? I confini territoriali ridotti in cui opera e la dimensione della nostra azienda sono elementi che limitano Aamps. Completare il ciclo dei rifiuti in ambito Ato era il modo per supplire anche alle richieste impiantistiche. Non vorrei che queste scelte che comportano aumenti dei costi gravino solo sui cittadini. Non dovrebbero gravare su un piano industriale che riorganizzi l’azienda nel profondo?

Ho voluto incollare tutto questo a dimostrazione del fatto che già a dicembre 2014, un anno prima del Concordato preventivo in continuità aziendale, cercavamo di discutere in Consiglio delle questioni reali che riguardavano l’azienda: crediti inesigibili, morosità, piano industriale, investimenti etc…

Gennaio-maggio 2015. E’ il periodo del valzer dei CDA cambiati per ben tre volte e del Piano Industriale di Aamps annunciato e fatto sparire. E’ bene ricordare che Nogarin in 12 mesi cambia quattro volte il vertice della partecipata, tre addirittura nei primi mesi del 2015. (Leggi qui) Dall’iniziale Fommei – Di Gennaro si passa a Di Gennaro amministratore unico, poi al consulente Marzovilla ed infine, fino alla vicenda del Concordato, ad Aldo Iacomelli quale presidente di un Cda di cui fanno parte come consiglieri anche l’Avv. Francesca Zanghi ed il reintegrato ex amministratore unico Marco Di Gennaro. Questo continuo balzello dei vertici aziendali è rilevante, in negativo, sotto diversi profili. Primo fra tutti quello di garantire una gestione stabile che si riflette ovviamente sui rapporti con i creditori, i lavoratori e gli interlocutori in genere. Da una settimana all’altra, per quattro mesi, abbiamo assistito alla revoca e alla conferenza stampa di presentazione del nuovo CDA con i classici propositi del caso: faremo, decideremo, incontreremo. Per poi ricominciare sempre da capo, rinviando decisioni sempre più inderogabili. Elemento gravissimo che trasmette il senso di assoluta indecisione nelle scelte della classe dirigente di una società di cui il comune è proprietario al 100%. Iacomelli ed il suo CDA “silurati” nel gennaio 2016 sporgeranno denuncia contro il loro “licenziamento”. Uno dei reati finiti nell’inchiesta sembra essere proprio qua: la revoca del CDA fatta senza seguire motivazioni e procedure adeguate.

A Maggio nascerà anche la commissione consiliare d’indagine di cui il proponente è stato Marco Cannito ed i primi firmatari Marco Ruggeri (Pd) ed Andrea Raspanti (BL) che verrà poi eletto presidente. Commissione che ha lavorato per circa sei mesi con audizioni, incontri e discussioni inerenti la stagione 2013-2015.

Estate/Settembre 2015. Mesi dopo l’approvazione del bilancio del comune e del Ptf di Aamps, senza lo straccio di un Piano Industriale e dopo l’annuncio del sindaco, pronto a giurare di averlo “sulla propria scrivania”, l’estate passa tra commissioni, audizioni e dibattiti sulla prima bozza del piano. Tutto questo fino alla bocciatura definitiva della prima bozza resa disponibile con il commento tombale dell’assessore Lemmetti: “il Piano di AAmps era terrificante”. Il 25 settembre, dopo un’audizione in commissione consiliare, Lemmetti dichiara, rispondendo alle opposizioni, che: nel 2014 i debiti sono cresciuti di 12 milioni; non ha condiviso molte delle scelte fatte dal sindaco sulle nomine. In particolare attacca la scelta di Marzovilla dichiarando che «avrei scelto un cda che consentisse di gestire meglio l’azienda».

Compare da questo momento il racconto sui 42 milioni di debiti di Aamps, fino ad allora mai nominati né dichiarati. Vi domanderete: perché? La mia opinione al riguardo è molto semplice: è la politica. Uno stratagemma messo in piedi semplicemente per cambiare discussione dopo un anno di fallimenti nella gestione dell’azienda. Sui debiti tornerò dopo.

Ottobre 2015. Nogarin dichiara dalla Gruber “Ho salvato Aamps e spento l’inceneritore”. Nel frattempo viene chiuso ed approvato il bilancio Aamps 2014 con il parere negativo dei sindaci revisori (come era avvenuto per l’ultimo bilancio Cosimi). In perdita di 11 milioni di euro. Altro possibile filone d’inchiesta giudiziaria.

Novembre 2015. A sorpresa, senza alcuna avvisaglia e dopo ripetuti incontri con i lavoratori ed i sindacati promettendo tutte altre soluzioni, arriva l’annuncio: concordato preventivo in continuità aziendale. L’azienda viene dipinta come vicina al fallimento e la strada del concordato difesa come l’unica possibile. Le opposizioni con numeri e fatti mostrano che esistono strade diverse (la ristrutturazione del debito con i creditori in primis), ma dopo interi consigli comunali caratterizzati da grandi momenti di tensione, si arriva alla votazione. Tre consiglieri comunali del Movimento 5 stelle votano contro e vengono poi espulsi per l’aver espresso la propria contrarietà a questa scelta. In quella stessa seduta l’assessore all’ambiente Gordiani si dimette andando contro la scelta della giunta e lo stesso fa il Presidente del Consiglio Comunale, Cepparello. (Leggi qui)

Novembre-Dicembre 2015. Il clima di tensione con i lavoratori di Aamps (circa 300) e le aziende dell’indotto (i cosiddetti creditori) raggiunge i livelli massimi. I lavoratori con continui presidi e manifestazioni chiedono le dimissioni del sindaco per le scelte contraddittorie e per quelle che definiscono vere e proprie bugie che gli erano state raccontante. Sono tanti i pareri contro la scelta “improvvisata” del concordato, tra gli altri, quello del collegio sindacale. (Leggi qui)

Gennaio 2016. L’avvocato Francesca Zanghi, candidata nella lista 5 Stelle per il Consiglio Comunale e stimata all’interno del Movimento a tal punto da venir nominata consigliera di amministrazione e vice presidente di Aamps, si dimette accusando Nogarin di scelte nefaste in merito al futuro dell’azienda, concordato in primis. Zanghi contesta inoltre il combinato disposto (concordato-assunzioni) oggi oggetto dell’avviso di garanzia al Sindaco Nogarin. “Alcuni mesi fa il cda, in uno scenario di continuità aziendale del tutto differente da questo che (ahimè) ci troviamo oggi di fronte, quando ancora si discuteva di ricapitalizzazione, propose la stabilizzazione anche per introdurre un ulteriore elemento di risparmio. Appare incomprensibile, illogico, in un quanto contrattualmente e giuridicamente incompatibile con la richiesta di concordato, procedere ad una stabilizzazione di personale che se il concordato non passasse potrebbe risultare del tutto vana, determinando seri e forse irreparabili danni all’organo amministrativo, al socio e inevitabilmente all’azienda” (Leggi qui)

Gennaio 2016, parte due. Viene revocato anche il Cda presieduto da Aldo Iacomelli perché non d’accordo con le modalità di stabilizzazione dei precari e con le azioni da intraprendere relativamente al concordato (Leggi qui). Inizia l’epoca Castelnuovo che come primo atto firma la stabilizzazione dei precari ed inizia a preparare la domanda di concordato che verrà depositata in bianco, nel mese di marzo.

Oggi. Siamo in attesa del piano di concordato che al massimo potrà essere depositato entro i primi di luglio. Cosa conterrà? E’ sostanzialmente un piano industriale, spalmato su X anni, con un piano di rientro dei debiti e con i vari interventi previsti per il rilancio dell’azienda.

Personali valutazioni_______________________________________________________________________________________________

Il Pd alle ultime elezioni amministrative voleva fare punto e a capo presentando una nuova linea politica in discontinuità su molti tempi con il passato. In campagna elettorale i cittadini non ci hanno creduto, portando alla vittoria Nogarin che invece ha scelto inizialmente la continuità proprio su Aamps. Il 3 aprile 2014 il Tirreno di Livorno titolava così un articolo-intervista al candidato sindaco del Pd Ruggeri: “Azzerare le partecipate”. Le domande contenute all’interno erano queste: “Che succederà ai dirigenti al vertice delle società partecipate come Aamps e Asa? Nei primi cento giorni dovrà decidere…” «Si chiude una stagione: servono vertici nuovi, motivati. Al passo con un’idea di partecipate che non può più essere quella del secolo scorso». “Sta dicendo che le azzera perché sono gestite male? Ha deciso tutto, o quasi, il suo partito…” «Dico che queste società sono diventate Spa che fanno le vecchie municipalizzate, e non si sono trasformate in aziende di servizi che si preoccupano di fornire servizi corrispondenti alle tasse pagate dai cittadini».

Debiti, Tia, Tari. Basterebbe forse ricordare che sono diverse le dichiarazioni pubbliche rilasciate anche dagli amministratori 5 Stelle che hanno ammesso, da ultimo a dicembre 2015, che “l’azienda è in salute“. Nonostante ciò, lo stato di salute dell’azienda è diventata la vera questione mediatica per eccellenza, svincolando il dibattito dal merito. Aamps era tutta rose e fiori? No. Dapprima in campagna elettorale, successivamente durante la sfiducia tentata con la mozione presentata pochi mesi dopo l’insediamento di Nogarin, abbiamo provato a dirlo. Ma qual è il vero problema dell’azienda? La necessità di accantonare somme ingenti per crediti vecchi e ormai di fatto inesigibili (generati in epoca di amministrazioni Pd) è una parte del problema, ascrivibile per circa 11 milioni. Faccio presente che si parla di crediti che se non vengono riscossi nei tempi previsti si trasformano dal punto di vista del bilancio in debiti. La comunicazione politica li ha fatti diventare “Io non pago i debiti del PD” dimenticando di dire che non sono del Pd ma dei cittadini e delle aziende livornesi che non hanno pagato la Tia negli anni 2008-2012. Poche settimane fa è comparsa sui quotidiani una paginetta. In quella paginetta c’è scritto che nel solo anno domini 2015 mancano all’appello 9 milioni di Tari. Che dovremmo fare? Dire che in un anno il Movimento5Stelle ha fatto debiti per 9 milioni? Com’è facile mescolare i piani eh? La questione purtroppo non è mai stata affrontata in maniera seria: tariffa puntuale, controllo dell’evasione, azioni per il recupero dei crediti. Perché il gioco sta in buona parte qua. L’accumulo di debiti in Aamps era diventato strutturale nella misura in cui con il passaggio da Tarsu a Tia, il soggetto riscossore è diventato direttamente Aamps, che, parliamoci chiaro, non era attrezzato sufficientemente per svolgere questo compito.

Addentriamoci un attimo negli aspetti legati alla Tia. Con la Tia, Aamps, non poteva chiedere i soldi ad un unico cliente, il Comune, in cambio del servizio erogato (come avveniva fino al 2006 con la Tarsu e oggi con la Tari), ma lo doveva fare direttamente a 80.000 utenze. Non c’era dunque un’erogazione diretta della cifra da parte del Comune. Esempio: il costo del servizio per quest’anno è stato stabilito in circa 35 milioni di euro (più Iva). Aamps sa oggi che otterrà dal Comune 35 milioni di euro in diverse tranche di pagamento, ma alla fine, nel proprio bilancio, entreranno tutti e 35 milioni previsti. Il problema di riscuotere da cittadini ed aziende quei 35 milioni lo avrà il comune, non Aamps. Nel periodo Tia non funzionava così. Era Aamps, con i propri uffici, a dover emettere i bollettini di pagamento e a fare tutte le verifiche del caso e a procedere alla riscossione, anche quella coattiva. Per cui, in caso di morosità, aziende fallite, pagamenti non ricevuti etc, maturava un debito nel proprio bilancio. Ecco i famosi 11 milioni nei cinque anni tra il 2008 ed il 2012. Per chiarire ulteriormente: se Aamps riscuote il 90% del fatturato, il 10% mancante chi glielo dà? E se non riesco a recuperarli perché le aziende chiudono o gli evasori si organizzano come per tutte le imposte e tasse? E comunque un processo di recupero della morosità per entrare a regime e determinare il pagamento del dovuto almeno alcuni anni li richiede: nel frattempo come si fa? Io avevo bisogno di 100 (x) e ne riscuoto 90 (y) e i 10 (z) non riscossi (o momentaneamente non riscossi)? I dieci li possono dare le banche, ovviamente a caro prezzo. Qualche anno senza copertura adeguata ai crediti inesigibili e l’azienda rischia di diventare insolvente, salvo che abbia un polmone economico che aiuti a compensare gli squilibri finanziari della Tia; ebbene Aamps fino al 2012 aveva questo polmone che era il Cip 6 che permetteva di vendere l’energia prodotta dal TvR a prezzo elevato all’Enel e quindi l’azienda poteva avere un’entrata importante e certa. Dal 2012 è venuto meno anche questo polmone per la mancata possibilità di rinnovo del Cip6 oltra alla la sentenza del TAR Lombardia che ha richiesto la restituzione di alcuni milioni di euro derivanti dal calcolo in eccesso dei proventi derivanti dalla vendita dell’energia a prezzo maggiorato. Posta di bilancio intervenuta in epoca Nogarin poiché i ricorsi delle varie aziende italiane, tra cui Aamps, sono risultati perdenti proprio nel corso del 2015.

Piano industriale. E’ il vero punto debole dell’azienda. In passato ed ancora oggi. Alcune esternalizzazioni sbagliate e l’avvio del porta a porta in quella maniera non sono state le scelte migliori del passato. Oggi le idee della nuova giunta non hanno dimostrato gambe sufficienti per stare in piedi ed anzi sembrano spingere l’azienda di nuovo davanti a scelte economiche molto rischiose. Cosa deve essere Aamps del 2016 non è ancora chiaro, ma sconta un ritardo notevole su alcune scelte strategiche.

La vicenda giudiziaria_________________________________________________________________________________________

Amo davvero molto poco commentare cose che potrebbero essere giorno dopo giorno stravolte. Ricordo a tutti che per ora siamo ancora nella fase dell’indagine e non c’è alcun rinvio a giudizio. Per nessuna delle 18 persone che al momento risultano indagate. Si è però aperto un match tra garantisti e giustizialisti in larga parte alimentato dal sindaco Nogarin che anzichè stare sul merito della vicenda continua a tirare la palla indietro nel passato tentando di far passare l’idea che se mai avesse commesso un reato, questo sarebbe colpa di chi lo ha preceduto. Chiaramente tutto questo è ridicolo. La responsabilità penale è personale e non legata a colpe del passato ma ormai è tutto mediaticamente spinto. Probabilmente molti dei miei concittadini non conoscono neanche il 10% della vicenda Aamps ma saranno tutti pronti a schierarsi pro o contro la nuova o la vecchia giunta.
Resta il fatto che Nogarin ha gestito per oltre un anno e mezzo l’azienda in maniera caotica. Non lo dico io, ma i continui cambi di vertice, le affermazioni continuamente smentite, i cambi repentini di linea politica. Per questa sua gestione vengono ipotizzati dei reati che non hanno nulla a che vedere con le contestazioni mosse nei confronti dell’amministrazione precedente.

A fronte di un debito di 11 milioni il Comune ha attivato una pratica come il “concordato” che fra costi di esercizio e mega-consulenze costerà oltre 2 milioni di euro, un prezzo decisamente spropositato per recuperare quel debito e quanto sono costati alla comunità tutti i consulenti, i Consigli d’amministrazione e i vari manager prima nominati, pagati profumatamente e poi rimossi? Oltretutto sembra in maniera contraria alla legge.

L’indagine giudiziaria su Aamps è partita nel 2013, ben prima dell’arrivo di Nogarin al Comune di Livorno e probabilmente a seguito della segnalazione dei Revisori dei conti di Aamps e dalla successiva verifica dei tecnici del Ministero delle Finanze. La consegna dei libri contabili in tribunale da parte del Sindaco c’entra ben poco essendo avvenuta molto dopo l’apertura dell’indagine della Procura della Repubblica e avendo pertinenza solo su questioni di carattere contabile. L’avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta o per abuso d’ufficio o per falso in bilancio non può essere un atto dovuto, è l’avvertimento che un pubblico ministero sta indagando per reati che, qualora accertati, possono essere stati commessi solo personalmente e per dolo. Non esiste la bancarotta fraudolenta per colpa, la bancarotta prevede artifizi e raggiri in danno ai creditori. L’abuso di ufficio prevede un profitto in proprio favore o un danno a carico di un altro soggetto commesso andando oltre ai propri poteri. Il falso in bilancio viene svolto redigendo documenti contabili con l’intenzione di ingannare il pubblico o i soci. Questi reati non si tramandano insieme alla carica. Questi reati non si commettono denunciando le malefatte di altri. Questi reati possono essere commessi solo personalmente.

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