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Sanremo 2016, visto da me

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Dichiaro ufficialmente di guardare San Remo da diversi anni: per me è un appuntamento che sa di famiglia, sa di tempi ormai passati in cui bastava passare 4 giorni con un qualcosa da vedere e commentare tutti insieme per avere allegria. Non ho mai cercato musica su quel palco, e vi diffido dal farlo: Sanremo è soprattutto una manifestazione nazional-popolare, poi è uno spettacolo, poi è una vetrina per la Rai e per i prodotti delle pubblicità e per i prodotti televisivi della Rai che a loro volta divengono veicolo dei prodotti pubblicitari….. per ultimo arriva la musica.

Lo guardo perchè, talvolta, è uno specchietto dell’Italia. Vi faccio un’esempio: siamo nel 2013 e trionfa Marco Mengoni con “L’essenziale”, al secondo posto Elio e Le Storie Tese con “La canzone mononota” e al terzo posto i Modà con “Se si potesse non morire” e il podio è frutto del televoto. Tre canzoni molto profondamente diverse: una nuova proposta fresca e inedita, un gruppo storico con una canzone di grado culturalmente più avanzato, una canzone che definirla canzone è un parolone completamente priva di significato. Due settimane dopo gli italiani sono andati alle urne: paese spaccato in tre con 29,55% al Pd di Bersani, 29,18 al PDL di Berlusconi e 25,56% di Grillo.

Dopo due giorni di Sanremo urge fare quindi un primo bilancio: moltissimi cantanti ed ospiti hanno cantato con un drappo arcobaleno, aderendo alla campagna per l’estensione dei diritti civili alle coppie omosessuali. Indice, se solo ci fosse stato bisogno, che l’Italia è pronta a fare questo passo in avanti anche dai luoghi più conservatori come il palco dell’Ariston.

Tra gli ospiti sono stati due quelli che hanno reso accettabile l’esborso del canone RAI: il primo un commovente e divertente Ezio Bosso, direttore e compositore di fama internazionale che la vita ha segnato duramente ma non fino a rompere la volontà di vivere e la volontà di dare una gioia agli altri e che ha ricordato che la vita è qualcosa da condividere insieme per allontanare le paure e l’odio. Come la musica. L’altro è stato Nino Frassica, che è entrato facendo lo scemo come sempre (per me è irresistibile, lo adoro) e ha concluso cantando “Al mare si gioca” che è forse la più bella canzone del Festival e parla della tragedia dei migranti “ci sono dei bambini che giocano a starsene a faccia in giù, senza respirare, che tanto dopo arriva il padre e li porta via”. Per ricordare che mentre noi ridiamo e scherziamo, qualcuno scappa dalla guerra come farebbe ognuno di noi.

Chiudiamo parlando della musica: in generale c’è poca roba, pochissima. Cercando di parlare solo delle cose buone: Enrico Ruggeri ha fatto un buon pezzo in stile “Formula3” quasi dance, Rocco Hunt si è confermato il cervello più intelligente della scena rap italiana, gli Stadio sono tornati e fa sempre piacere ma non mi pare abbiano un capolavoro, Annalisa ha la più bella vocalità tra le donne, Patty Pravo è sempre fedele a se stessa e canta una canzone in stile “Pazza Idea” e anche per lei fa piacere rivederla (viva!). Non posso che aprire un tread a parte per i miei gruppi preferiti della kermesse: i Bluvertivo ed Elio e le Storie Tese. Questi ultimi, orfani di Rocco Tanica che matta la sala giornalisti dell’Ariston, portano la solita canzone caleidoscopica e divertentissima da ascoltare in apnea e adatta per tutti i palati che abbiamo voglia di far funzionare le orecchie. Allo stesso tempo i Bluvertigo segnano un ritorno sulla scena musicale di un gruppo tra i più innovativi e stupefacenti degli anni ’90 e stavolta, udite udite, con un Morgan in grande forma a diffeerenza di come lo abbiamo visto (soprattutto noi fan spudorati, lo ammetto) negli ultimi anni anche al TheCage oppure a “X-Factor”, checchè ne dicano i bulletti che si divertono a irridere un personaggio geniale seppur sempre vicino agli eccessi e vittima di se stesso. La band porta un pezzo musicalmente eccezionale (Andy suona tre strumenti durante il pezzo e Morgan è al basso) che nella prima giornata ha trovato l’unico intoppo nelle corde vocali di Morgan, da qualche anno oggetto di polipi asportati chirirgicamente che ne hanno minato la pulizia e la forza.

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