Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Parliamo di politica, più o meno seriamente.
Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Esselunga e lontana

Condividi

Facebook
Twitter
Telegram
WhatsApp

“Esselunga, rinviato l’arrivo”. E’ il titolo scelto dal Tirreno di Livorno per pubblicare un’intervista ai vertici dell’azienda milanese della grande distribuzione. Il merito del giornalista è quello di riportare la questione sui giusti binari: amministrativi.

Pare evidente, ma forse lo sta diventando sempre meno, che di questo si debba parlare quando si ha a che fare con le scelte o le ipotesi di un sindaco: si parla di atti, si commentano delibere, si discute su provvedimenti e procedimenti. Questa è la regola. Non avremmo la necessità di questa lente se le affermazioni venissero fatte al bar di fronte ad un corretto alla Sambuca o al mare durante una partita a briscola.

Bene dunque che oggi uno dei nostri quotidiani locali ci riporti su urbanistica, varianti, iter amministrativi. Non condivisibile che il tempo diventi una variabile indipendente, perché operazione complessa o no, l’azione amministrativa ha appunto bisogno di azione. E l’imput in questo caso ha sede in Piazza del Municipio.

Metto sul piatto una premessa, chiamiamola così, “ideologica” e tre punti politici.

La premessa è la seguente: Esselunga può sbarcare in città? Si. Legittimo, nulla in contrario. Non ho nessuna intenzione di ripartire da un assunto tutto identitario per me superato da motivi anagrafici e per appartenenza ad un mondo che sul calendario indica 2015. Per cui smarchiamo il campo da un braccio di ferro tra loghi e simboli ed entriamo nel merito. Va bene questa beata concorrenza, sempre e non solo per Esselunga, ricordandoci anche che Livorno annovera tra le fila della grande distribuzione marchi come Pam, Conad, Simply, Penny Market etc. Dunque, andiamo oltre e riempiamo i nostri carrelli dove più ci piace e con le offerte che ci fanno meglio dormire la notte. Ben venga Esselunga.

Ma è veramente questo quello di cui dobbiamo parlare? Credo di no.

Ci sono due nodi politici nell’operazione Esselunga sui quali spendere alcune parole uscendo dalla premessa che molte volte vedo eretta a sostanza.

Il primo punto attiene all’interesse pubblico in rapporto all’interesse privato. Seguire i desiderata di Esselunga a Livorno, che ha presentato un progetto per l’area ex Fiat sul Viale Petrarca (in suo possesso ma parziale rispetto alle necessità di progetto), è la strada migliore per andare nella direzione della concorrenza e dell’interesse generale? E’ questo il compito di un’amministrazione pubblica? O sarebbe possibile ad esempio pensare ad altre aree nella città, su cui studi sono già stati fatti? La mole dell’operazione, in quella zona, è questa: un intervento complessivo che interesserebbe 18.000mq, una destinazione urbanistica che ad oggi conta 2.500 mq di area commerciale e 7.500 di area industriale/artigianale da trasformare e rivedere, la disponibilità del privato di un’area di 4.500 di cui 2.700 di Superficie Lorda di Pavimento. Una variante urbanistica non è di per sè poca cosa, i dubbi aumentano se poi si rischiasse di sbilanciarci troppo verso l’interesse del soggetto “X” di turno, interesse del tutto legittimo, ma di parte. Ricordo ad esempio quanta polemica si è tentato di sollevare in questa città per le aree al di la della Variante (a est per intenderci) quando si trattava di realizzare non un ipermercato, ma un nuovo ospedale, laddove probabilmente l’interesse generale avrebbe trovato maggior beneficio rispetto alla possibilità di avere una nuova catena commerciale, cosa di cui stiamo discutendo oggi. Perciò avendo l’onere di misurare se l’interesse pubblico prevarrà con questa operazione, dobbiamo necessariamente discutere di variante urbanistica e di progetto preliminare, VAS, studi sulla mobilità, sul commercio di prossimità, variabili ambientali etc etc. Materia complessa e seria, molto più difficile di un “habemus Esselunga”. C’è poi una banale questione aggiuntiva: siamo in un contesto come quello della prossima (?) approvazione del nuovo Piano Strutturale della città, strumento con il quale decidere il futuro di tutto il nostro territorio allocando funzioni, determinando strategie, assumendo principi, fissando invarianti, parlando della Livorno del futuro. Come si colloca, nel mentre questo percorso si sta concludendo, la necessità di una variante? Tanto più che oggi apprendiamo un ritardo accumulato di quasi un anno per questa “necessità”. Anche questo un altro elemento da pesare nel dibattito tra interesse privato e pubblico rispetto al modo in cui si rischia di condurre questa operazione.

Il secondo punto attiene all’uso improprio di questa questione e si ricollega all’inizio di questo articolo. Il merito per quanto mi riguarda e credo si sia capito, si chiama trasformazione urbana, commercio, urbanistica, interesse pubblico. Non si chiama gioco per il consenso politico. Purtroppo invece è questo il modo in cui il “lodo Esselunga” viene utilizzato. L’esempio lo abbiamo avuto quando il 23 dicembre del 2014 durante la conferenza stampa di fine anno dell’amministrazione Nogarin è stata tirata fuori la questione e le argomentazioni usate sono state: 200 posti di lavoro a tempo indeterminato e del territorio livornese ammiccando forse con troppa faciloneria alla vicenda drammatica della TRW; chiusura del percorso entro il 2016; soluzione dei problemi legati al commercio di quartiere. Mi preoccupa la possibilità che sia stata l’ennesima arma di distrazione di massa. C’era da distogliere il “pubblico” rispetto all’aumento delle tasse più grande della storia di questa città, approvato proprio la sera prima. Di quella conferenza stampa oggi il 2016 è fine 2017, inizio 2018. Sul commercio di zona nulla di approfondito. Ed i posti di lavoro, cosa veramente seria, meglio non utilizzarli nei numeri e nelle forme fintanto che il progetto non sarà definito e “cantierabile”.

Ultimi articoli