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La chiesa, i dogmi e i funerali

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Chi mi conosce lo sa, sono un’anticlericale convinta. Per tutta una serie di ragioni che mi ci hanno spinto e per tutta una serie di valori ed ideali che non ritrovo all’interno del sistema ecclesiastico. Ma  non è con questo che vorrei annoiarvi.

Ho deciso di scrivere questo articolo per condividere una riflessione a seguito dei funerali del mafioso o comunque malavitoso romano Casamonica.

Funerali di cui si è discusso molto in questi giorni per l’omertosa accettazione dello Stato che ha fatto finta di niente e non si è accorto di quei cavalli che attraversavano la città, di quel cartello gigantesco e di quell’aereo sparapetali come giustamente lo ha definito Alessandro Dario proprio nell’articolo di questo blog che riassume e centra il disprezzo per l’intera vicenda.

Unitamente alle polemiche “statali” definiamole così, in rete ho notato che una bella fetta di indignazione se l’è aggiudicata anche la chiesa. Proprio a questo proposito ho letto una frase (e relativa discussione) sul fatto che la Santa Chiesa di Roma abbia concesso un funerale con rito sacro allo Zio Mafioso e lo ha negato a Piergiorgio Welby che ricorderete scelse l’eutanasia per porre fine alle sofferenze della sua vita.

Ed è da qui che parte la mia riflessione. Molto spesso, io inclusa, ci si aspettano cose che non possono essere. Mi spiego meglio: da anticlericale e cittadina con ideali decisamente a sinistra, ho idee molto precise su alcuni temi civili: le unioni di fatto, l’omosessualità, il diritto all’informazione, la legalità, la democrazia anche il diritto a morire in pace e come si vuole. Anche scegliere di morire in questo caso.

Ogni giorno mi aspetto che le cose cambino e lo stesso ragionamento l’ho applicato molte volte per la chiesa. Mi indigno di fronte alle dichiarazioni omofobe e sulla famiglia dei Cardinali (non ultima quella di Bagnasco di qualche giorno fa) e quando ad essere eletto fu Bergoglio, l’attuale Papa Francesco, mi aspettavo davvero un cambio di rotta.

Ma, ecco la riflessione: non possiamo pretendere tanto. Ogni sistema ha le sue regole e i suoi dogmi che ci piaccia a no. Non possiamo esigere che il Papa approvi l’aborto o lo famiglie di fatto o l’omosessualità quando le sue regole non glielo permettono. Quando secondo lui, a torto o ragione, le sacre scritture non glielo consentono.

Allo stesso modo non possiamo pretendere che la Chiesa di Roma che non ammette il suicidio possa celebrare il funerale di Welby che, a ragione, ha deciso di scegliere per la sua vita e la sua morte.

Possiamo, invece, decidere di fare una cosa: scegliere da che parte stare. Di esserci o non esserci. Per i cattolici e per i credenti accettare determinati pensieri e restrizioni non dovrebbe essere un peso perché sposano l’ideologia e la fede fa il resto. Per i non cattolici il discorso è opposto e quindi è giusto esprimere il dissenso o comunque la propria idea di mondo.

Non dobbiamo però tollerare le ingerenze, quello no: l’Italia è uno stato laico e deve comportarsi come tale. Le scelte devono essere fatte seguendo questo principio e non  seguendo quello che dice un cardinale che sarà seguito da chi crede in lui e nell’istituzione che rappresenta. Ma la questione si ferma qui.  Altrimenti siamo il paese dei bigotti e lo siamo a discapito dei diritti civili fondanti della società democratica.

Resta inaccettabile comunque che la Chiesa e le istituzioni abbiamo permesso  e creato un appoggio silente alla corruzione e alla mafia.  Resta disgustoso che non si prenda posizione e si continui a fare finta di nulla.

Per questo serve un confronto. Ma che sia costruttivo, per tutti.
Per chi sta di qua e chi sta di là.

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