Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

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Quattro chiacchiere con il sindaco Lorenzo Bacci

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1 – Ciao Lorenzo, è un piacere fare due chiacchiere con un amministratore giovane. Partiamo subito. Hai trovato difficoltà a confrontarti con alcuni ambienti a causa della tua età? Ad esempio grandi imprese, altri amministratori o politici, settori della finanza, rappresentanti di comunità religiose o di minoranze etniche. In Italia sembra che si corra il rischio di non essere presi sul serio se non si ha parecchi inverni alle spalle.

Esatto. Proprio così. Siamo un paese per vecchi. E spesso anche la credibilità passa dall’anagrafe. Devo però essere altrettanto sincero nel dire che nelle occasioni di confronto dirette, questo gap viene meno, per fortuna. Dunque sta a noi “giovani” superare questi schemi ed imporsi, essendo consapevoli del fatto che c’è un intero sistema, politico, sociale ed anche “partitico”, che preferisce basarsi sul pregiudizio che non sulla conoscenza diretta e che, dunque, le “musate” da battere prima di essere presi finalmente sul serio, come soggetti credibili e pensanti autonomamente, non sono poche. Ed anche qui, il primo passo lo dobbiamo fare noi: fino a quando i giovani “impegnati” saranno strumenti nelle mani di altri, come spesso purtroppo avviene in politica, sarà molto più difficile abbattere stereotipi e pregiudizi.

2 – Cosa pensi del ricambio della classe dirigente di questo paese? Siamo ormai una nazione bloccata e questo accade non solo in politica ma nelle università, nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nelle associazioni. La politica probabilmente rappresenta lo specchio migliore della situazione e al di là dell’età è innegabile che in Italia ci sia proprio un problema di “avvicendamento”.

Sono sempre stato convinto del fatto che la politica di un contesto, locale o nazionale, sia fedele specchio della società che la esprime. Dunque se in Italia (così come a Livorno) siamo di fronte alla fine di un ciclo da parte di una classe dirigente in larga parte fallimentare, lo stesso vale per chi da decenni calca la scena politica. Viviamo in un presente fatto spesso di rimpianti per un passato che non potrà più tornare ed un futuro che non ci azzardiamo minimamente a progettare: ed anche questo, è certamente dovuto al fatto che chi detiene le leve del potere, è…”arrivato”, e vive barcamenandosi tra le rivendicazioni tipiche del “si stava meglio quando si stava peggio” e di un futuro che, non riguardandolo più così da vicino, perde di interesse. Proprio per questo la politica dovrebbe aprirsi in modo radicale, mentre invece assistiamo, anche dentro al mio partito, a scelte ombelico-centriche dove il primo obiettivo pare esclusivamente quello di conservare l’esistente e di mantenere un vero e proprio “ceto” politico, con la considerazione che quando la politica si fa “ceto”, perde completamente il proprio essere “servizio”…

3 – Sei alla fine del primo mandato, ci faresti un piccolo sommario di questa esperienza di governo? Come hai trovato il tuo Comune e come lo stai lasciando? Il ricordo più bello e la giornata più difficile.

Beh, difficile nascondere che la giornata più difficile è stata quando mi sono trovato a dover presentare un esposto alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti in merito alla vicenda della Cittadella dello Sport. Pur essendo stato non proprio incoraggiato dal mio partito al momento della candidatura alle primarie, quella vicenda ha rappresentato una sorta di vero e proprio spartiacque: di lì in poi si sono verificate numerose occasioni nelle quali la sensazione di essere stato lasciato “solo” è stata più di una sensazione, visto che non è mai stata spesa una parola di condivisione rispetto alla scelta intrapresa. Eppure, si è trattato di una scelta obbligata e, aggiungo e sottolineo, giusta, nell’interesse di tutti, in primis della comunità colligiana. A tal proposito è evidente che trovare un Comune esposto per 4 milioni di euro su una singola vicenda come questa ha messo a dura prova la tenuta del bilancio comunale che, invece, grazie al puntiglioso lavoro degli uffici, ben coordinati dall’Assessore Crespolini, e alle azioni legali intraprese, può essere a pieno titolo ritenuto oggi virtuoso. Il ricordo più bello? Beh…sono sicuro che di qui al termine di questa esperienza avrò modo di scegliere a piene mani tra numerose altre giornate entusiasmanti che questa esperienza di servizio è in grado di regalare. Oggi direi che il ricordo recente che maggiormente mi inorgoglisce risale allo scorso 2 luglio, quando a Roma in sede di conferenza di servizi ministeriale è stato approvato il progetto dello svincolo che devierà la grande parte del traffico che oggi attraversa il centro di Stagno sulla variante. Una vera rivoluzione che cambierà il volto di questa frazione. Inutile dire che spero di godermi almeno anche il giorno della posa della prima pietra. Ma la burocrazia italiana è tale che avventurarsi in previsioni certe, essendo l’opera non commissionata direttamente dal Comune, appare un azzardo.

4 – Vorresti ricandidarti per il secondo mandato di sindaco?

Credo che al di là della voglia personale nel proseguire le numerose sfide aperte, che guardano all’ottimizzazione della rete scolastica, con la creazione del polo delle Colline a Nugola, all’efficientamento energetico, con interventi sulla pubblica illuminazione e l’incremento del potenziamento della produzione di energia da fonti rinnovabili, oggi pressoché decuplicato rispetto ad inizio mandato, così come ai tanti altri numerosi progetti che passano dalla valorizzazione in senso retroportuale-produttivo dell’Interporto, al progetto di riqualificazione ambientale di Stagno, che ha già visto raggiunti risultati importanti come la rotatoria davanti all’ENI, il tanto atteso fontanello, la riqualificazione del patrimonio arboreo, l’approvazione in sede ministeriale del progetto dello svincolo di cui ho parlato in precedenza, bene al di là di questa voglia, debba esserci l’espressione di un giudizio da parte, prima di tutti, del mio partito. Una sorta di pagella, che mi consenta di capire se l’operato del sottoscritto sia stato ritenuto valido, appena sufficiente oppure insufficiente. Dopodiché, potrò prendere in considerazione l’ipotesi di ricandidarmi per completare i numerosi progetti aperti e lanciarne di nuovi.

5 – Alle prossime amministrative dovrai confrontarti anche con il M5S che alle scorse amministrative era ancora in fase embrionale. Qual è la forza di questo movimento politico a Collesalvetti? Hai già incontrato esponenti del M5S? Cosa pensi di Grillo e di Casaleggio?

Il M5S è un fenomeno politico da prendere seriamente in considerazione. Figlio da un lato della pochezza che sono stati in grado di offrire i partiti esistenti e, dall’altro, di un cambio di impostazione che fa sì che tutto ciò che risponde a strutturazioni pesanti, penso alle sedi di partito, alle tessere, alle varie liturgie che i partiti celebrano, ecco tutto questo spinge le persone a guardare con curiosità un movimento che invece appare completamente slegato dal sistema tradizionale. Anche a Collesalvetti, così come nel resto del Paese, a prescindere dalla presenza o meno di referenti locali, l’onda lunga di Grillo si è manifestata conquistando percentuali che neppure la DC, ai tempi del PCI, aveva mai raggiunto. Ora, siccome il PD è nato originariamente per riformare la scena politica nazionale, o torna a fare propria questa battaglia, puntando su tutto ciò che simbolicamente allontana i cittadini dal partito, dai rimborsi elettorali alle prebende romane, oppure Grillo e Casaleggio, o peggio forse altri soggetti, prenderanno presto la scena e non è dato sapersi cosa potrebbe accadere.

6 – A distanza di un anno il PD torna a celebrare le primarie. Questa volta per stabilire il proprio segretario e probabile candidato premier alle prossime elezioni politiche. Stai continuando a dare il tuo appoggio a Matteo Renzi ma credi sia cambiato qualcosa o le proposte del sindaco di Firenze rispecchiano ancora lo spirito e le prospettive dell’anno scorso quando sfidò Bersani?

Beh. Si, qualcosa è cambiato. Molti di coloro i quali si sperticavano nel credere che la battaglia decisiva fosse quella dentro il PD, attaccando Renzi senza mai fermarsi riflettere su cosa invece sarebbe stato utile e necessario per il Paese, oggi si ritrovano dalla parte di Renzi. Questo, sia ben chiaro, mi fa piacere. Mi dispiace invece che non si sia assistito ad una sana analisi autocritica. Dopodiché, adesso, per l’ennesima, ma credo anche ultima volta, ci è data la possibilità di scegliere se scommettere sul futuro, rilanciando la missione riformista per la quale il PD è nato, o se invece rinchiuderci definitivamente in un recinto in grado di essere praticato solo ed esclusivamente dai soliti noti. Una riserva indiana che farebbe del PD un partitino costretto ad allearsi con chiunque e non invece un potente strumento di rinnovamento per questo Paese.

7 – A Livorno i renziani hanno avuto qualche dissidio interno per le candidature ai congressi locali. Per non parlare di un congresso che sembra tutto giocato tra amici e nemici del sindaco di Firenze. Perchè nel PD si creano costantemente dei dissapori interni una volta che i numeri sembrano sorridere? Secondo te sono solo tatticismi o è un male endemico della sinistra italiana difficilmente curabile? Il celebre tafazzismo della sinistra…

Mah, ti dirò. Sembra proprio che a Livorno neppure fenomeni innovativi come quelli introdotti dalle scelte di Matteo Renzi siano in grado di attecchire. Questa però sarebbe un’analisi superficiale. Il dato vero è che se il primo banco di prova si gioca esclusivamente tra gli iscritti, sarà impossibile non ritrovare dinamiche vetuste di apparato dietre le scelte di chi calca la scena politica locale da anni spostando tessere a destra e a manca. L’8 dicembre ci prepariamo ad assistere ad un movimento che sarà esponenzialmente assai più significativo e che rischia di marcare le distanze tra chi sarà chiamato a dirigere il partito a livello nazionale ed un territorio, quello livornese, sempre più sconnesso dal resto del mondo. Nel quadro delle regole date, comunque, è apprezzabile chi oggi mette la faccia sul territorio dietro a quei candidati che, coraggiosamente, in un contesto fatto di “allineati e coperti”, si sono voluti candidare per aprire la strada a Matteo Renzi anche sul territorio livornese: meno lo sono i comportamenti di chi aspetta ad esporsi oppure di chi mente sapendo di mentire, provando a far passare la teoria scarsamente credibile, vista anche la presenza di Nicola Danti, braccio destro di Matteo Renzi, alla presentazione dei candidati Quintavalle e Silvestri, che tanto “è tutto uguale”, e che – come peraltro assurdamente stabilisce il regolamento – le candidature locali sono slegate da quelle nazionali. Si possono slegare quanto si vuole… Ma se poi si chiede al candidato di turno chi sostiene a livello nazionale e quello risponde, ad esempio, “Cuperlo”, diffcile ritenere che dal 9 dicembre come per magia le istanze di Renzi possano diventare patrimonio di tutti. Ciononostante, ripeto, saranno i cittadini elettori a stabilire la linea del rinnovato PD. Se poi questa sarà scollegata dal livello dirigenziale locale, sarà quest’ultimo a dover dare un senso alla cosa.

8 – Per la serie domande inedite: chiediti qualcosa o dicci qualcosa che vorresti approfondire e che non abbiamo toccato ma a cui tieni particolarmente.

Alla Marzullo??? Ok… Ma possibile che la politica livornese sia così incapace di aprirsi all’esterno? Ogni proposta o scelta portata avanti, non dico dal Comune di Pisa, e già questo non sarebbe comprensibile, ma anche dal Comune più vicino e strettamente legato, ossia Collesalvetti, viene vista in prima battuta sempre con ostilità? Da questo punto di vista però, sono fiducioso. Segnali incoraggianti stanno arrivando sul fronte delle prospettive di sviluppo Porto-Retroporto (di questo ormai si parla, non più di Interporto) e auspico che a breve sia finalmente possibile immaginarsi una cabina di regia unica, magari in sede di Autorità Portuale, l’attore più appropriato, per definire pariteticamente le prospettive di sviluppo di una delle realtà economiche potenzialmente più importanti della Regione Toscana, il Porto di Livorno, anch’esso oggi troppo appesantito dalla visione e gestione livornocentrica.

9 – Sei l’amministratore del territorio più a nord della nostra provincia. Ci raccomandiamo, mantieni le frontiere e contrasta con ogni mezzo le invasioni dei barbari pisani…ci teniamo ai nostri confini! (stiamo ovviamente scherzando. Forza Protti!!!) Anche se spesso si sente un velo di invidia per come le cose vanno al di là dello scolmatore. Cosa ne pensi?

Da questo punto di vista sono un fenomeno paranormale! Da bambino andavo all’Arena Garibaldi col mio nonno Alvaro, assiduo lettore dell’Unità e mio primo riferimento politico in famiglia. Ebbene si, tifavo Pisa. Se dio vuole, però, si cresce e si matura! Battute a parte, oltre ad aver capito che nelle mie vene scorreva sangue amaranto, penso che davvero la cabina di regia più sensata e ormai necessaria per poter competere con le sfide che ci attendono e per poter essere credibili, a partire dal livello regionale, fino ad arrivare a Roma ed oltre, sia una sorta di “governance pisornese” che metta insieme il buono di queste due realtà, così vicine quanto lontane. Vicine a livello geografico, ma lontane nella prassi amministrativa e politica: basti pensare al piano strategico dell’area pisana che il Comune di Pisa ha saputo coordinare mettendo seduti intorno allo stesso tavolo Calci, San Giuliano, e tutti gli altri comuni della cintura pisana, mentre di qua dallo Scolmatore si fa fatica a dialogare in due. Però sono fiducioso. Le cose cambieranno. Cambierà il PD. E cambierà anche la politica livornese. Pensa come sono ottimista… !

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