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Le sentenze sono una sconfitta per la politica

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Circa un mese fa la notizia che la Cassazione ha accolto un ricorso del Comune di Livorno sul pagamento dell’ICI per le scuole religiose ha scatenato una discussione non solo in città. Valerio Ferretti il 29 luglio su questo blog ha toccato l’argomento con un articolo che condivido, però vorrei fare una riflessione diversa sul rapporto tra sentenze e politica.

La premessa è che quando c’è bisogno di una sentenza su questi argomenti vuol dire che la politica ha fallito. Non è stata in grado, o forse non ha avuto il coraggio, di decidere e legiferare sulla materia. A Livorno le scuole paritarie cattoliche sono soprattutto materne ed elementari. Le seconde sono sicuramente una scelta mentre le materne no. Perchè dico questo? Un esempio personale. Ad entrambi i miei due figli ho dovuto far frequentare la materna al privato perché il pubblico non riesce a soddisfare tutte le richieste. Quindi, come vedete, la mia è stata si una scelta, ma obbligata dalla carenza dell’offerta pubblica.

Ecco perché non serve l’ideologia e serve che la politica non rilasci interviste entusiaste, come è accaduto ad opera della giunta livornese, ma serve che si faccia delle domande molto semplici. Ad esempio “come facciamo a garantire a tutti i bambini l’inizio del percorso scolastico a 3 anni?

Quindi va benissimo una sentenza che fa chiarezza, ma forse il pubblico potrebbe chiedere alle scuole paritarie ad esempio di riservare una quota per le fasce a basso reddito, chiedere trasparenza nei bilanci. Insomma, dal pubblico pretendo di più e per me la scuola deve essere pubblica. Però, con un pò di sano pragmatismo, quando il pubblico non riesce a garantire a tutti un servizio adeguato o un servizio quantomeno per tutti, credo che non ci si possa permettere di esultare, con motivazioni tutte politiche, in un derby che è sembrato quasi tra laici e cattolici.

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