Articolo 34: la scuola è aperta a tutti

“La scuola è aperta a tutti”

Così recita il 1° comma dell’art.34 della Costituzione, sancendo il principio guida di quelle che devono essere le politiche per l’istruzione promosse dai Governi repubblicani. Negli ultimi anni sembra che questo monito sia stato dimenticato, si è intrapresa, a più riprese, una gestione aziendalistica della Scuola pubblica, tagliano in maniera orizzontale quello che oltre ad essere un servizio fondamentale ai cittadini è un dovere costituzionale.

Con ciò non voglio dire che il sistema d’istruzione italiano sia privo di pecche o sprechi, ma le riforme che si sono susseguite nello scorso decennio hanno guardato solamente ai vincoli di bilancio imposti dal Tesoro, denigrando il ruolo del Ministero dell’Istruzione a quello di costola spendacciona e inefficiente della macchina amministrativa. Il tutto si riflette in una diminuzione della qualità dell’insegnamento, della qualità delle strutture, della qualità e della quantità dei mezzi a servizio degli Studenti, sia i meritevoli tutelati dal 3° comma del suddetto articolo:

“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”,

sia per i tutelati dal 4° comma:

La repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze , che devono essere attribuite per concorso.”,

sia per la diminuzione di ruoli professionali al servizio di chi, per i più disparati motivi, trova difficoltà nel percorso della scuola dell’obbligo.

L’obbligo scolastico è sancito dal 2°comma:

“L’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita.”

L’obbligo è stato esteso, in un caotico susseguirsi di riforme, a 10 anni, anche se con l’art.64 della legge 133/2008 si stabilisce che nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici, l’obbligo sia assolvibile anche attraverso percorsi formazione professionale (apprendistato), eliminando di fatto il principio introdotto con la legge 296/2006 del sedicesimo anno di età come requisito minimo per inserirsi nel mondo del lavoro.

La Costituzione accanto alla parola obbligatoria utilizza un’altra parola fondamentale per capire quelle che volevo essere le direttive dei Padri Costituenti: gratuita. Le famiglie nel percorso d’istruzione obbligatoria si fanno carico, però, dell’acquisto dei libri di testo e di prestazioni accessorie alle attività formative (servizio di mensa su tutte).

La carta costituzionale non vieta l’iniziativa privata nel campo della formazione, si lascia la possibilità di affiancare al sistema pubblico un istruzione privata e a pagamento anche negli anni obbligatori. La spiegazione di questa concessione costituzionale si può ricercare nella capacità degli istituti privati nati nei decenni che vanno dall’unità all’inizio del secolo scorso di formare la classe dirigente che portò l’Italia all’avanguardia nei settori propri della seconda rivoluzione industriale. Sforzo dei Governi dovrebbe essere quello di mantenere la qualità dell’istruzione pubblica ad un livello superiore, al massimo uguale, rispetto agli istituti privati anche negli anni successivi all’obbligo.

Voglio chiudere questa modesta interpretazione dell’articolo 34 della Costituzione citando Piero Calamandrei, nelle sue parole si racchiude appieno quello che, secondo me, era lo spirito dei Padri Costituenti:

“A questo serve la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità. Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il completamento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti della società.”