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Eva Giovannini

Eva Giovannini. C’è un pò di Livorno con Formigli (e anche con Santoro)

1 – Ciao Eva! Siamo un gruppo di giovani che cerca di trattare di politica in questo momento storico di difficoltà e crisi, magari con ironia ma anche con molta passione. Tu hai studiato a Livorno, precisamente al Liceo Cecioni. Dopo, laurea in lingue a Pisa e poi Roma, col sogno di fare la giornalista. Livorno e i sogni allora possono viaggiare insieme: raccontaci qualcosa di più!

Non so cosa io possa aggiungere alla vostra sintesi, o meglio, non vorrei dare l’impressione che la mia piccola biografia possa essere paradigmatica di qualcosa, estendibile ad altri, presa “a modello” per. Ogni storia è a sé, e il mio percorso è uno dei mille possibili. Comunque, senza dubbio, per me fare questo lavoro è la realizzazione di un sogno che coltivavo già tra i banchi del liceo Cecioni. E ringrazio la provincia, il suo mischiare le carte, il far sedere nello stesso banco di liceo il figlio del portuale e quello del primario, per avermi dato un bagaglio di linguaggi e di sguardi che spesso – paradossalmente – le grandi città non offrono.

2 – Essere giornalisti ti porta a confrontarti con molte realtà e persone. Qual è l’incontro che ti ha lasciato più degli altri?

Quello con Debora, 37 anni, torinese, madre di tre bambini, separata. Durante l’ultima gravidanza aveva perso il lavoro come cameriera (in nero), e quando l’ho intervistata stava per essere sfrattata. Per molte persone, dopo lo sfratto, c’è la strada. Non tutti hanno famiglie in grado di accogliere e sopperire a un welfare che è sempre più sottile. Ricordo che, commossa, mi aveva confidato che ultimamente saltava la cena per dare da mangiare ai suoi figli. Mi spaventano sempre molto le cadute in picchiata, i passaggi di stato da una vita “normale” alla povertà. E l’Italia è piena di storie così.

3 – Domanda secca: Santoro o Formigli?

Formigli. Santoro è stato ed è un punto di riferimento per tutti quelli che fanno giornalismo in tv, ma il futuro è della generazione mia e di Corrado. L’età media nella nostra redazione è di 35 anni.

4 – Ultima domanda in ambito “media”. Sei d’accordo con la sospensione del programma di Rete 4 Radiobestia? Non basterebbe sospendere dalla televisione personaggi come Sgarbi o invece gli urlatori sono una necessità perché aumentano lo share?

Non sono d’accordo con la sospensione di RadioBelva. Se un’azienda chiama a condurre un programma David Parenzo e Giuseppe Cruciani, è perché vuole il trash, l’esasperazione. Poi non possono stupirsi se il programma non è esattamente la versione catodica della messa. Io, poi, credo fortemente nel pluralismo anche dei registri. Viva i programmi urlati, purchè non diventino il modello unico di riferimento.

5 – Parliamo ora della nostra città, della nostra Livorno. Cosa ami più di lei, cosa meno e cosa vorresti che cambiasse?

Di Livorno amo lo stile rilassato delle persone, il clima confidenziale, il suo essere ‘dispari’. Non sopporto invece quando tutto questo si trasforma in palude, in frustrazione, in conservatorismo. Dobbiamo riscoprire lo spirito fondativo della nostra città, quello delle Leggi Livornine, quella contaminazione che ci ha portato ad essere una città cosmopolita che attraeva scrittori e pensatori da tutta Europa, mentre negli stessi anni, ad esempio, Londra si chiudeva nel buio e nella pruderie del periodo vittoriano.

6 – Se hai seguito la politica locale, avrai percepito l’attuale situazione di tensione. Molti eventi testimoniano un meccanismo inceppato: quattro giorni senza acqua per tutta la città, eventi storici e tradizionali come Effetto Venezia in profonda crisi economica e di identità, il clima politico teso in vista delle prossime amministrative che spinge molti a prevedere un possibile ballottaggio, evento mai accaduto nella roccaforte labronica.

Viaggio molto per lavoro, e posso dire con una certa sicurezza che la tensione politica che si respira a Livorno è la stessa che c’è in tutto il Paese. Il terzo polo coagulatosi intorno al Movimento 5 Stelle è la prova più evidente di una bussola che si è rotta. Se guardo a Livorno, non posso non constatare che è la sinistra ad aver smarrito il nord e il sud dei suoi ideali, e della loro trasformazione in prassi. Effetto Venezia è solo un esempio di questo smarrimento, come le difficoltà enormi legate al Teatro Goldoni. Se la sinistra non tutela il patrimonio artistico e culturale, chi ci aspettiamo che lo faccia, la destra?

7 – A proposito, tempo fa il tuo nome è stato fatto come candidato Sindaco. Sei la nostra Gabanelli al Quirinale o sono solo chiacchiere?

Ci sono stati dei contatti, è vero, ma al momento il mio lavoro resta questo.

8 – La politica nazionale. Il centrosinistra del 2013 conferma la tradizione: soffrire fa parte del proprio DNA. La sconfitta elettorale di Bersani, il governo del PDL, il congresso in corso, la svolta del tutti con o contro Renzi.

Ricordo ancora una sera di maggio, a Torino, dentro un circolo del Pd. Una parlamentare locale, quasi in lacrime, cercava di spiegare ad almeno cento militanti il perché di quella scelta: l’alleanza con il Pdl. E più lei tentava di argomentare, più quelli la pressavano. Quando all’ottantesima volta lei ha pronunciato la parola “responsabilità”, un vecchio iscritto è uscito sbottando e, accendendosi una sigaretta, mi ha detto: “ora si dovranno prendere la responsabilità di gente come me, che dalla prossima volta inizierà a votare a destra. Ho passato una vita nel Pci, ma ora basta, se devo andare al governo con Berlusconi tanto vale dare il voto a lui direttamente”. Ecco, se il Pd non si sforza di recuperare la fiducia dei suoi iscritti, altro che ballottaggi… Mi auguro che il congresso non sia solo l’ennesimo esempio di zelo civico ai gazebo, ma un momento per ricompattare il partito e il rapporto con i potenziali elettori.

9 – La politica nazionale, parte 2. Il centrodestra e la fine del berlusconismo. Il cavaliere esce davvero di scena o ci riserverà altre sorprese? E il berlusconismo è davvero finito?

Berlusconi è stanco e depresso, ma i suoi soldi no. Finchè sarà lui a tenere i cordoni della borsa del suo partito, nessun vero rinnovamento sarà possibile, anche se dovesse decadere da senatore. E poi scusate, ce lo vedete Fitto a trascinare le folle? Io no.

10 – La politica nazionale, parte 3. Il grillismo. Fenomeno complesso e duraturo o passeggero?

Il grillismo non è un fenomeno di azione politica, ma di re-azione. Esiste in quanto ha colmato il vuoto lasciato dai partiti tradizionali e salvo clamorosi errori di Grillo o dei suoi gruppi parlamentari – che non escuderei tout court – continuerà a fare la sua parte nell’arena politica fino a quando non si risalderà il rapporto di fiducia tra gli elettori e i partiti. Ma, come scrive Carlo Revelli in Finale di Partito sono tempi bui per la politica tradizionale e per i suoi riti. Quello che è messo in discussione è il concetto stesso di partito come polo di mediazione tra il ‘popolo’ e le istituzioni. E questo, a mio avviso, può portare a una deriva pericolosa per la nostra democrazia.