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L’Europa da fare

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Nel giro di due giorni, prima in Spagna e poi in Belgio, la nostra Europa ha preso due forti batoste. Intendiamoci: sono due cose così diverse che sembrerebbe un azzardo cercare di trovarvi un legame. Le ragazze sono morte per un evento casuale e fortuito, una tragica fatalità. Mentre i morti di Bruxelles che si sommano a quelli di Parigi e che si sommano a quelli del Mediterraneo possono ringraziare un’Europa troppo a lungo vigliacca, approssimativa, egoista ed egoriferita.

Le ragazze perite in quell’incidente maledetto avrebbero avuto lo spirito giusto per evitare i morti di Bruxelles. Perchè quei miei coetanei vanno a fare l’Erasmus e i loro genitori, che bontà loro fanno uno sforzo economico consistente e che talvolta diventa la principale spesa familiare, pensano che la possibilità di diventare cittadini europei de facto attraverso conoscenze, incontri ed esperienze fuori dai confini nazionali sia utile per poter spendere le proprie opportunità in tutto il continente e dunque avere la massima possibilità di realizzarsi e trovare la felicità.

L’Europa dovrebbe essere vissuta con questo spirito, che è quello che l’ha fatta nascere. Invece sono rimaste solo buone intenzioni e ci ritroviamo l’Europa come un bambino iperattivo di 6 anni che pretende di fare le cose degli adulti senza averne la mente né la corporatura adeguata per farlo. Se tutto ciò che continuerà ad unirci sarà principalmente la moneta, non ci schioderemo mai dall’età dei 6 anni.

Se invece procederemo alla cessione quantomeno parziale delle prerogative nazionali come quelle della difesa, politica estera, intelligence o quelle politiche come ad esempio l’elezione diretta del Premier europeo con un Parlamento europeo forte sui singoli Stati, avremo i presupposti fisici e mentali per poter essere adulti nel Mondo. Questa sarebbe l’Europa da fare.

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