Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Parliamo di politica, più o meno seriamente.
Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Condividi

Facebook
Twitter
Telegram
WhatsApp

Brevissima informativa dello scrivente su due temi:

  • Centrosinistra e Vannacci
  • Elezioni regionali in Sachsen Anhalt.

Avete presente la storia de “L’apprendista stregone”, la ballata di Goethe (diventata famosissima per la trasposizione Disney del 1940)?

La ballata narra la storia di uno stregone che si assenta dal suo studio e raccomanda al giovane apprendista di fare le pulizie. Quest’ultimo si serve di un incantesimo del maestro per dare vita a una scopa affinché compia il lavoro al posto suo. La scopa continua a rovesciare acqua sul pavimento, come le è stato ordinato, fino ad allagare le stanze: quando si rende conto di non conoscere la parola magica per porre fine all’incantesimo, l’apprendista spezza la scopa in due con l’accetta, col solo risultato di raddoppiarla, perché entrambi i tronconi della scopa continuano il lavoro. Solo il ritorno del maestro stregone rimedierà al disastro.

Morale della ballata: non iniziare quello che non sei in grado di finire.

Perché vi ho imposto questo inutile pistolotto? Perché la storia dell’apprendista stregone, mi ricorda tanto il rapporto del centrosinistra con Vannacci. Il centrosinistra – dopo che per anni ha accusato di fascismo veramente la qualunque: da Craxi a Renzi, passando per Berlusconi e Monti e, più recentemente la Meloni – appare afono davanti al fu Generale. Uno che si rifà palesemente al lessico del ventennio, alle movenze, alla propaganda e, infine, alle proposte politiche degli anni che vanno dal 1922 al 1943.

Eppure il centrosinistra, quella parola lì, “fascismo” al Generale non riesce a dirla. Come mai? Perchè gli torna comodo. Mi spiego: nella mente dei dirigenti del “campo largo” le elezioni sono già vinte (a dimostrazione del totale scollegamento dalla realtà della sinistra di questo Paese). Addirittura si mormora che Fratoianni abbia già prenotato la Presidenza della Camera, lasciando la segreteria del partito di cui è a capo, Sinistra Italiana, la moglie, Onorevole Piccolotti (familismo, come si vede, male trasversale tra i partiti del Belpaese). Con le elezioni già in tasca (non si sa bene perchè) torna comodo, quindi che il quadro rimanga intatto. E il quadro attuale ci consegna una situazione in cui Vannacci toglierebbe un gustoso 7-8% alla coalizione di centrodestra, una percentuale che potrebbe risultare decisiva per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento.

Al momento gli unici due politici che hanno bollato Vannacci come “fascista” sono stati Calenda e Monti. Non proprio due pericolosi sovversivi sandinisti, ecco.

“Sì, ma che c’entra l’apprendista stregone?” già sento chiedere. C’entra perché il centrosinistra (nella speranza che uno molto più a destra della Meloni rosicchi a FdI un bel po’ di voti, permettendo quindi al campo largo di vincere le elezioni) così facendo, gioca col fuoco. E giocando col fuoco ci bruciamo, ce lo insegnano da bambini.

Il problema vero è che non vedo un Maestro Stregone all’orizzonte che torna e “sistema i cocci”. In compenso di apprendisti stregoni ne vedo tantissimi.

Cambiamo luogo e argomento, andiamo in Germania, in particolare in un Land della ex DDR, andiamo in Sachsen-Anhalt.

Nel Land della Sassonia ha vinto AfD, Alternative fur Deutschland, che con il 45% dei voti, avrà la presidenza (molto probabilmente).

Molti osservatori in Italia hanno espresso stupore per la vittoria dei neonazisti. Capirei lo stupore se, detti osservatori, negli ultimi 10 anni avessero vissuto in una caverna, ma così non è.

Perché gli abitanti della Sassonia hanno votato in massa per dei neonazisti? Vogliono riprendersi Danzica come nel 1939? Non penso. Hanno votato per AfD per motivi molto più banali: paura, rabbia e portafoglio.

Paura: di perdere il lavoro. Nella regione l’industria chimica è molto sviluppata ma, con la guerra in Ucraina -paese, insieme alla Russia, da cui l’industria chimica tedesca dipende molto per le materie prime- gli investimenti sono diminuiti e minori investimenti significano minore sviluppo economico che si traduce in meno posti di lavoro. E su questo la propaganda russa ha insistito molto.

Rabbia: per l’immigrazione incontrollata. Nel 2015 l’allora cancelliera Merkel accolse migliaia di profughi siriani, in fuga dalla guerra civile siriana e dai bombardamenti russi in supporto di Bashar Al- Assad (ma che strano, in questa storia torna la Russia. Curioso.) con lo slogan: “Wir schaffen das”,  “ce la possiamo fare”. Non vi ricorda nulla? Non vi ricorda il “Ce la faremo” di covidiana memoria? Ecco l’esito è stato piu o meno lo stesso. Culture troppo diverse, non possono coesistere pacificamente. Se una cultura non accetta di integrarsi a quella del Paese “ospitante”, è iniziato il conto alla rovescia per l’esplosione.

Portafoglio: inflazione più alta, prezzo dei carburanti alle stelle, accesso al Welfare – in una parte della Germania, quella della fu DDR, in cui ancora un’importante fetta di popolazione vive di sussidi federali o locali – più difficile, hanno reso il portafoglio dei tedeschi, specialmente  quelli dell’est, più leggero. A questo si aggiunga il Green Deal europeo, che così come è stato approvato ha azzoppato l’industria tedesca e europea in generale. A causa delle decisioni UE (oltre che dai dazi trumpiani, della concorrenza cinese e della mancanza di una tecnologia europea per lo sviluppo di auto elettriche) la Volkswagen, colosso dell’automotive europeo, qualche giorno fa ha annunciato il “Future Plan 2030”. Obiettivo è tagliare 11 miliardi di euro di costi entro il 2030 e ridurre gli investimenti di 50 miliardi di euro. Come raggiungerlo? Principalmente tramite tagli occupazionali: oltre ai 50.000 posti già concordati nel 2024, il nuovo piano prevede ulteriori 50.000 esuberi (inclusi ruoli dirigenziali e management), portando il totale a 100.000 tagli, pari a circa il 15% della forza lavoro globale. La Germania da sola coprirebbe la metà di questi tagli.

Ai tagli vanno aggiunte chiusure e rilocazioni: gli impianti tedeschi a rischio sono quelli di Emden, Zwickau, Hannover e lo stabilimento Audi di Neckarsulm.  La produzione potrebbe essere spostata in Europa dell’Est per ridurre i costi del lavoro.

Insomma temo quindi che l’AfD, sia solo all’inizio.

Ricordate cosa diceva la Merkel nel 2015 “Wir schaffen das”? Entschuldigung Sie Mir, Frau Merkel: non ce l’abbiamo fatta.

foto vannacci: avvenire
foto afd: il post

Ultimi articoli