War on drugs

War on drugs

“La droga ha cambiato tutto. Tenete sempre presente che un giorno questa buffonata della droga diventerà legale, mica la lasciano a gente come me appena si rendono conto di quanta grana può fruttare. Non milioni, ma miliardi cazzo. “Farmaci ricreativi s.p.a.” Diamo alla gente quello che vuole: divertimento oggi, rincoglionimento domani. Ma adesso è adesso, quindi fino alla fine del proibizionismo, battiamo il ferro finché è caldo.”

L’altra sera con dei miei amici guardavamo un film del 2004, di Matthew Vaughn (Kick-Ass e X-Men, l’inizio), “The Pusher”, con il futuro James Bond, Daniel Craig, come Protagonista di questo buon thriller.

Il Protagonista si presenta con un monologo di qualche minuto e,come ci lascia intendere il titolo, di professione fa lo spacciatore. Una parte di questo soliloquio (vedi sopra) mi dà lo spunto per questo articolo, che non parlerà di musica.

La droga ha cambiato il mondo dagli anni 60 in poi, dopo la stagione dell’amore, del fumo e degli acidi, nel giro di pochi anni la criminalità organizzata in tutto il mondo ha capito che poteva essere uno dei migliori business del futuro e ha deciso di controllarlo iniziando a spostare la “materia prima” da uno stato all’altro, per accontentare le richieste che arrivavano dai consumatori (che crescevano esponenzialmente,) creando uno dei problemi sociali più gravi del nostro recente passato.

Contestualmente allo spaccio è nata la guerra alla droga, o come viene definito nel film, il proibizionismo.

La storia ci racconta come sia in Europa che in America il proibizionismo sulle sostanze nacque molto presto, a partire dal 1600 in Inghilterra si combatté “l’odioso e ripugnante peccato di ubriachezza”. In Russia invece si attaccarono i consumatori di tabacco, che venivano puniti con l’esilio o la tortura.

Invece, delle droghe? Prendiamo l’oppio per esempio. Già diffuso a quei tempi, nessuno ne parla, non credevano fosse un male, o almeno non ai livelli dell’alcool.

Nel 1800 arriveremo al periodo delle guerre dell’oppio per il controllo delle importazioni; Francia, Inghilterra e Stati Uniti infatti gestiranno il loro traffico proveniente dalla Cina.

Nel 1859 venne scoperta la cocaina, e infine, nel 1898, partendo dalla morfina, fu sintetizzata l’eroina.

All’inizio del 1900 iniziò il proibizionismo sulle droghe, la cocaina in primis in America, a cui si attribuiscono vari casi di violenze e omicidi.

In quest’ultimo secolo si assesteranno le leggi proibizionistiche su tabacco e alcool (legalizzandoli), iniziando la vera guerra alla droga.

Perché vi ho voluto dare queste minime nozioni storiche? Beh perché negli ultimi anni, a partire dal 2012, si è iniziato a dire che la “guerra alla droga” è fallita.

“La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo” scrive la ‘Global Commission on Drug Policy‘, in un rapporto presentato a New York. L’organismo più alto in materia ha annunciato l’inizio di una petizione internazionale: milioni di firme da presentare alle Nazioni Unite affinché gli Stati si convincano a cambiare gli strumenti finora usati per contrastare la tossicodipendenza. Disposizioni fallimentari che, si legge nel rapporto, hanno portato solo a carceri piene e migliaia di vittime. La strada, da oggi, dev’essere piuttosto quella di puntare a una “riduzione del danno”, contrastando prima di tutto la vera base del traffico di droga: la criminalità organizzata.

In una parola: legalizzare.

L’appello arriva da personalità mondiali e insospettabili. Tra loro, anche l’ex presidente dell’Onu, Kofi Annan.

Un po’ di numeri: nel 1998 i fan accaniti della cannabis erano stimati sui 140 milioni, nel rapporto dell’Onu del 2012 erano lievitati a 180. Anche con le ‘droghe pesanti’ non va certo meglio: tra il 2002 e il 2008, il numero dei consumatori di cocaina è cresciuto del 27 per cento.

A questo punto, mentre alcuni paesi iniziano a pensare a modelli di legalizzazioni, la gran parte degli stati mondiali sono ancora amanti dell’approccio proibizionista; non voglio star qui a parlare se la cannabis produce effetti devastanti o meno a lungo periodo, delle droghe pesanti nemmeno voglio discuterne in quanto sono innumerevoli le morti dovute a queste, ma al contempo alcool e tabacco producono di per se numeri importanti di morti umane. Secondo l’organizzazione mondiale della sanità negli ultimi 10 anni sono morte oltre 30 milioni di persone per questi “mali minori”, solo nel nostro paese negli ultimi 12 mesi sono morte a causa di alcool 30 mila persone, per eroina e oppiacei “solo” mille.

Non sto dicendo che l’eroina fa meno male dell’alcool, sia mai, diciamo che fortunatamente conosco più persone che bevono di chi fa uso di stupefacenti “pesanti”.

Il problema che sta a cuore a me è la criminalità organizzata, si perché il traffico lo gestiscono loro, e per quanto sia giusto combatterli e cercare di annientarli, credo che la cosa sia più o meno impossibile, non perché non si riesca a scovarli o altro, è che fino a quando ci saranno i consumatori, ci saranno anche i venditori;

A questo punto vorrei citare Don Wislow, famoso scrittore americano:

“Per alcuni problemi non esistono soluzioni buone, ma soltanto soluzioni meno cattive. La cosiddetta «guerra alla droga» è la peggiore tra le cattive soluzioni.[..] È ora di porre fine a questa guerra. È ora di riconoscere il problema della droga come un problema di salute sociale, e trattarlo nel modo appropriato. La legalizzazione e la depenalizzazione possono sembrare disgustose e spaventose, ma sono alternative molto migliori di ciò che stiamo facendo ora.

Nel 1970, il budget della prima «guerra alla droga» di Richard Nixon fu di 100 milioni di dollari. Quest’anno è stato di 15,1 miliardi, una cifra 31 volte maggiore di quella di Nixon, anche tenendo conto dell’inflazione. Per alcuni problemi, non esistono soluzioni buone, ma soltanto soluzioni meno cattive. “

Lo ripete per due volte: ”soluzioni meno cattive”. Si perché ogni paese spende spropositi per combattere la droga, ottenendo risultati praticamente nulli e come si guadagna dal tabacco si può guadagnare anche dalla cannabis.

Facile prendere come esempio l’Olanda, dove, dal 1975, si attua una politica “tollerante” verso le droghe leggere dove in ogni caso , è vietata la produzione personale (tolleranza fino a 5 piante per uso medico DenHaag 2008), detenzione (max 5 Gr uso personale e chiuso nella confezione), vendita e acquisto (tollerata all’interno dei coffeeshop per il THC) di qualsiasi droga (inclusi i derivati della canapa) e divieto di vendita, anche all’interno dei coffeeshop, ai minori.

Questa politica ha prodotto effetti reali: Il numero di decessi collegati all’uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso in Europa. Il governo dei Paesi Bassi riesce a supportare circa il 90% dei tossicodipendenti con i programmi di disintossicazione. Il risparmio di tempo e denaro connesso alla tolleranza controllata delle droghe leggere ha consentito di concentrarsi effettivamente sulla lotta alle droghe pesanti. La politica della tolleranza non ha portato ad un maggior consumo di droghe leggere: nei Paesi Bassi il 9,7% dei giovani ragazzi consuma droghe leggere una volta al mese, paragonabile al livello in Italia (10,9%) e Germania (9,9%) ed inferiore a quelli del Regno Unito (15,8%) e Spagna (16,4%). Queste percentuali si ripetono riguardo alle statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti per ogni mille abitanti, in Belgio 3,0, in Francia circa 3,9, in Spagna 4,9, in Italia 6,4.

In poche parole finché le sostanze stupefacenti saranno tutte illegali il numero dei tossici non diminuirà, lo Stato ci rimetterà miliardi, e la Mafia li guadagnerà;.

Oh, poi siamo in Italia, la nazione della Mafia e della Chiesa, mica tutti hanno il coraggio di andare contro tali poteri. Forse è ancora troppo presto per trovare una vera soluzione, o almeno una efficace e soddisfacente per la maggioranza delle persone, però sperarci non costa nulla.