La privacy ai tempi dei Google glass

La privacy ai tempi dei Google glass

Google sta per terminare la sperimentazione dei nuovi Google Glass, gli occhiali che permettono di indossare letteralmente un computer. Non è fantascienza, anzi nel 2014 questo prodotto sarà commerciabile a prezzi più o meno simili a quelli di uno smartphone di media fascia. Questi occhiali futuristici, grazie ad un processore, una connessione a internet, una lente vicina all’occhio e una microcamera HD, permettono di vivere l’esperienza della realtà aumentata: si può scattare foto, registrare video e postarli sui social network, inviare messaggi, misurare il livello di potenza di Goku, attivare Google Maps, guardare le previsioni del tempo, fare ricerche su Google, guardare un video su YouPorn senza essere visti, ehm… Wikipedia, fare video chiamate… Il tutto senza la necessità di usare le mani. Basta infatti solo la voce per attivare un comando e il tutto verrà visualizzato nel minuscolo schermo in corrispondenza dell’occhio. Esaltante a dir poco.

Questi occhiali non sono però soltanto oggetto di interesse dei tecnofili, ma anche di chi opera con i diritti. Possono questi occhiali infrangere alcuni diritti alla privacy dei cittadini? Dobbiamo preoccuparci del loro utilizzo improprio da parte di malintenzionati? Una cosa è certa questi occhiali vedono quello che vediamo noi, possono riprenderti mentre mangi un panino, guidi la tua nuova bicicletta, digiti il PIN del bancomat, scrivi il tuo diario, cucini la tua nuova ricetta in sovraimpressione, porti a spasso il cane…

Quando questi occhiali supporteranno dei software di riconoscimento facciale (gli stessi che usano i social network per taggare una persona in più foto) sarà possibile associare informazioni personali, indirizzo, numero di telefono di quella ragazza carina seduta vicina a noi nel ristorante. Potremo fare velocemente delle foto senza essere visti o registrare un piccolo video del nostro collega fannullone mentre fa i videogames sul posto di lavoro.

Negli USA molte associazioni di genitori sono preoccupate di eventuali usi impropri dei Google Glass verso i loro figli nei giardini pubblici e non vado oltre perchè avete capito il concetto.

Cosa succederebbe se qualcuno riuscisse a violare la sicurezza del dispositivo e riuscisse a vedere le nostre azioni tramite questi dispositivi?

C’è chi è riuscito a violare i blocchi di sicurezza degli occhiali e rubare tutti i dati immagazzinati nell’occhiale. Immaginate se diventasse il business di organizzazioni criminali esperte in cyber crimini. Lo so cosa state pensando, stai volando con la fantasia nel mondo in cui il Grande Fratello vede tutto e sente tutto… ma non sono l’unico a sollevare dubbi.

I garanti della privacy di Olanda, Australia, Israele, Nuova Zelanda, Canada, Messico e Svizzera hanno formalmente avviato una procedura per capire fino a che punto i Google Glass violino le norme internazionali sulla privacy e più in generale i diritti umani riguardanti le persone. Un rappresentante del Congresso degli Stati Uniti Joe Barton ha inviato una lettera direttamente al colosso di Mountain View con specifiche domande sui rischi legati alla violazione della privacy, ma Google ha risposto che la politica della privacy non verrà alterata dai G. Glass.

Intanto in West Virginia è severamente vietato mettersi al volante indossando gli occhiali tecnologici e molti bar, strip clubs, cinema e casinò di tutta America hanno vietato l’accesso a chi li indosserà.

Insomma questo paio d’occhiali ha suscitato curiosità e allo stesso modo preoccupazione tra gli esperti, aprendo un dibattito che ovviamente in Italia non c’è, ma mai dire mai.

Occorre certo tenere fermo un punto e cioè che questa è una vera e propria rivoluzione tecnologica e (presumibilmente) sociale che se utilizzata con scopi benevoli porterà numerosi benefici. L’avvento dei social network ha cambiato le nostre vite, rivoluzionando il modo di comunicare. La politica nazionale e internazionale ormai vive di tweets e di posts, le primavere arabe, le proteste nelle piazze sono state alimentate dai canali digitali costantemente aggiornati, ma i social network hanno anche scalfito la percezione della privacy così come la conoscevamo 10 anni fa. Quale sarà la sorte dei Google Glass? Quale la nostra?