"Brunori meglio di Renzi"

“Brunori meglio di Renzi”

“Ho un biglietto. Che fai, vieni?” – “Mah…ho ascoltato due canzoni, ma sì!”. E fu così che Valerio e Fabio andarono a sentire Dario Brunori, in arte Brunori Sas, al “The Cage” di Livorno nel sabato pre-pasquale. Il tour è quello del terzo e ultimo disco: “Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi”.

Alle 22.30 i parcheggi davanti all’ingresso sono già pieni e pochi i biglietti rimasti disponibili (e infatti il concerto andrà sold out, lasciando qualche nostro amico ritardatario fuori). Il gruppo spalla sono i “Violacida”, molto giovani e motivati. La folla li accompagna, ma tutti sono lì per Brunori. Il cantautore di Cosenza può contare su un pubblico di aficionados veramente serio: l’accompagnamento vocale sarà sempre presente in ogni canzone e fioccheranno, immancabili, le richieste di brani.

Dario, classe ’77, apre in pieno orario con il primo brano del nuovo disco, “Arrivederci tristezza”, un lento bellissimo e da diverse migliaia di visualizzazioni su YouTube, che vi consigliamo – anzi, siete praticamente obbligati – ad ascoltare immediatamente. Quando le luci si accendono e ci voltiamo indietro, il “Teatrino” è veramente strapieno. L’atmosfera si scalda poi con “Pornoromanzo”, con la quale si inizia subito a ballare. La traccia n. 9 parla di amore, sì, ma non è proprio politically correct (“sì, lo so, le stelle sono tante / milioni di milioni / ma non rompere i coglioni / e levati i pantaloni”). Altro brano dell’ultimo disco, in tema con la vigilia pasquale, è “Il Santo Morto”, nel quale si alternano musicalità swing, country e immagini sconnesse tra di loro: insomma, di tutto un po’. Piccolo ritorno al passato con “Lei, lui, Firenze”, pezzo forse autobiografico (il cantante ha vissuto in Toscana) – ballata triste su un incontro tra due ex innamorati che brindano a loro “che non si amano più” – e si torna subito al presente con “Kurt Cobain” e “Nessuno”. Il primo, è il singolo che sta girando in questi giorni sulle radio e che Brunori spiega in un’intervista citando Pasolini: “Il successo non è niente. Il successo è l’altra faccia della persecuzione. E poi, il successo è sempre una brutta cosa per un uomo”. Senza aver paura di esagerare, ci permettiamo di dire che il pezzo in questione è particolarmente profondo. Non a caso cita due storie maledette: Kurt Cobain e Marylin Monroe. Il secondo, a detta del cantautore, è un pezzo leggero che serve a ricordargli chi è, sia mai che nel futuro perda la bussola e cambi rotta.

La carrellata successiva è tutta dedicata ai primi due album (Vol. 1 – Brunori Sas e Vol. 2 – Poveri Cristi): “Come stai”, “Fra milioni di stelle”, “Meglio di niente” e “Paolo”. Le prime due sono canzonette con un motivetto allegro. “Meglio di niente” (soundtrack del film “E’ nata una star”) e “Paolo”, invece, ironizzano sulla semplicità della vita imposta dalla società, quando in realtà si potrebbe – e dovrebbe – ambire a quel qualcosa in più. Poi è la volta di “Mambo reazionario”, ritmo veloce e testo che si prende gioco del mondo odierno, dove si passa troppo in fretta e con troppa facilità dalla protesta agguerrita al sistema corrotto all’accettazione del sistema stesso: “E la rivoluzione / Che Guevara e Pinochet / adesso ballano felici sulla basi di Beyoncè”. Dopo un’altra love story in “Domenica notte”, (Vol. 2) – bellissima, a nostro giudizio –, “Le quattro volte” e “La vigilia di Natale”, entrambe dell’ultimo album, che si focalizzano sulla routine della vita e sulla possibilità di un’evasione, auspicata nella prima e fortemente voluta nella seconda.

Brunori, oramai provato fisicamente, dà il tutto per tutto in un intramezzo rock, con cover che toccano anche le note dei Guns ‘n Roses, e via verso il gran finale con i suoi classici: “Italian Dandy”, “Tre capelli sul comò” e “Guardia ’82”. Dire che quest’ultima sia stata fortemente acclamata dal pubblico presente in sala sarebbe riduttivo. Baci e abbracci, saluti e ringraziamenti e Dario e la sua band abbandonano il palco, per ritornarci qualche minuto dopo per “uno dei peggiori” (come ammetterà scherzando lui stesso) finti bis. Si termina con “Sol come sono Sol”, walzer tristissimo che racconta la storia di un uomo abbandonato all’altare, e con “Rosa”, che controbilancia la lentezza della precedente con un ritmo sostenuto e allegro e un testo che, all’apparenza gioca su una delusione d’amore (“Rosa dammi una spiegazione / sulla partecipazione ci deve essere un errore / ci hanno scritto un altro nome / e non è il mio), ma che denuncia alcuni temi importanti per la nostra generazione, quali la necessità di emigrare per trovare lavoro e di indebitarsi fino all’osso (“Centottantotto cambiali, trattamento di favore / se lavoro sedici ore al giorno / forse ce la posso fare”), oppure gli infortuni sul lavoro (“forse è per via della mano / te l’avevo già detto / lavoravo alla morsa / e per fare di corsa l’ho lasciata a Milano). Si finisce, comunque, tutti sudati a ballare fino all’ultima nota.

In definitiva, a nostro giudizio il cantautore calabrese si presenta benissimo. Repertorio è vasto e divertente – nonostante il suo primo disco sia di appena 5 anni fa – e la qualità dell’esibizione è pari, anzi migliore, alla registrazione in disco: una piacevolissima ed inconsueta sorpresa, da applausi. Merito a lui, alla band, ma anche a chi lo segue e cura ogni dettaglio con professionalità (oltre che all’organizzazione del locale, stavolta impeccabile). Sopra le sue note scorrono testi impegnati e non, anche se i primi sono la maggioranza, di grande qualità e poesia: il livello è decisamente superiore a quello di tanti giovani cantautori transitati dal Festival nazionale negli ultimi anni. Ma si sa, la crisi culturale ha preceduto la crisi economica di qualche anno: e così non sempre artisti di questo spessore riescono ad arrivare al grande pubblico. Le influenze di Rino Gaetano, De Gregori (soprattutto nei primi due dischi, non siamo noi a scoprirlo) e Battiato sono ricorrenti ma questo non è assolutamente da intendersi come un demerito perché Brunori non è la copia di nessuno, ha uno stile tutto suo. E poi nel “live” è trascinante e coinvolge frequentemente il pubblico al quale rivolge continue battute: “Voi in prima fila siete tutti uomini: fate venire avanti le ragazze che è giusto che ci sia un ricambio”, “Non fate come a Lucca che hanno le vipere in tasca, laggiù c’è il nostro banchino dei gadgets”, “Si si la facciamo quella canzone: eddai che sei al quattrocentesimo concerto e la scaletta è sempre quella!” ed infine, rispondendo ad un coro dal pubblico che lo voleva “santo subito” suggerisce “No no ma che Santo subito….Brunori meglio di Renzi: intonate quello!”