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Per uscire dalla crisi l’unica strada è la sostenibilità ambientale

Per uscire dalla crisi l’unica strada è la sostenibilità ambientale

Pubblichiamo l’articolo inviatoci dall’amico Renato Gangemi, presidente degli Ecologisti Democratici.

Per uscire dalla crisi l’unica strada è la sostenibilità ambientale

di Renato Gangemi.

“Dieci verità sulla competitività italiana” e il rapporto “L’ambiente in Europa” per smentire luoghi comuni sul nostro Paese.

Anche se l’ultimo rapporto Istat evidenzia per l’Italia un calo tendenziale della produzione industriale, tra gli abbondanti sondaggi e rapporti statistici di questi giorni ce ne sono alcuni che stanno restituendo un’immagine del paese diversa da quello che viene abitualmente rappresentata.

E’ vero che da qualche tempo sono poche le buone notizie e , quando sono sbandierate, ne diffidiamo. Questo anche perché per anni il bicchiere mezzo vuoto ce lo hanno rivenduto come stracolmo: chi può dimenticarsi dei “ristoranti pieni di gente ” nel mezzo della crisi?

Adesso però non si può rischiare di cadere negli errori opposti. E’ vero che i numeri del PIL di oggi non sono dei numeri incoraggianti. Tuttavia ci sono altri numeri che evidenziano che i problemi del nostro paese in questo momento non sono tanto legati alla competitività dell’industria, quanto al crollo della domanda interna, la cui responsabilità va cercata – tanto in Italia quanto in Europa – in un’interpretazione dogmatica dell’austerity e in una distorta redistribuzione della ricchezza.

Alcuni giorni fa, il 7 maggio, è stato presentato un manifesto con l’intenzione di “smentire i tanti luoghi comuni sul nostro Paese” e cercare di “ribaltare l’abito mentale che vuole un’Italia senza speranza”. Uso i virgolettati perché sono citazioni della presentazione fatta alla Sala stampa estera di Roma del Manifesto sulle “Dieci verità sulla competitività italiana” a cura della Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison .

La prima “verità” di questo rapporto recita: “Solo 5 Paesi al mondo possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari”. “L’Italia è uno di questi”. Per il surplus manifatturiero siamo, infatti, compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 MLD), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610), secondo i dati WTO hanno la bilancia commerciale manifatturiera in forte deficit.

Andando avanti nel rapporto “le verità” numero due e numero tre ci rivelano che le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo e che l’Italia è il paese che ha conservato maggiori quote di mercato. Per la “seconda verità”, infatti, su un totale di 5.117 prodotti nel 2012, l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero e ha la leadership commerciale in ben 935 settori. La “terza verità” evidenzia che il nostro paese ha conservato maggiori quote di mercato mondiale mantenendo il 71% delle quote di export che aveva nel 1999.

Per chi non avesse seguito questo dibattito c’è da dire che già alcuni mesi fa si confutava la tesi del declino del nostro paese, sancita dal calo del PIL nazionale, e questo nel rapporto “Oltre la crisi. L’Italia deve fare l’Italia” – sempre di Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison – rapporto in cui si evidenziavano le ottime prestazioni internazionali delle imprese, del turismo e dell’agroalimentare. E questo indicando la sostenibilità ambientale, come possibile e concreta via d’uscita dalla crisi.

Prendendo ad esempio le imprese che in questi anni hanno scommesso sulla green economy come misura anti-crisi, il rapporto evidenziava che il 42% delle imprese manifatturiere con eco-investimenti attivi nel 2013 aveva esportato i propri prodotti, contro il 25,4% delle imprese che non ne aveva scelto tecnologie green.

C’è ancora un altro rapporto che riprende l’idea di una capacità competitiva a livello internazionale del sistema Italia. E’ il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia “L’ambiente in Europa” presentato anche questo a Roma il 7 maggio scorso, rapporto in cui si cerca di affermare la tesi che è in atto, una “inconsapevole conversione ambientale dell’Italia”.

E questo con un risultato clamoroso: l’economia italiana batte quella tedesca sul fronte energetico e della sostenibilità ambientale. Infatti secondo i dati forniti da Legambiente , per ogni milione di euro prodotto dalla nostra economia, emettiamo in atmosfera 104 tonnellate di CO2, contro i 143 della Germania.

I consumi energetici da fonti fossili sono infatti in netta diminuzione, e questo per effetto sia della forte crescita delle rinnovabili, che, come già detto, della maggiore efficienza energetica dei processi di produzione e consumo.

Rispetto ai partner tedeschi in Italia abbiamo infatti un’intensità energetica nella produzione del PIL inferiore del 10% – e del 14% rispetto alla media Ue – e una produttività di risorse che è migliore del 10% rispetto alla Germania e del 26% rispetto all’Ue. In parole povere consumiamo meno energia e produciamo meno rifiuti per produrre la stessa quantità di PIL.

Certamente c’è ancora molta strada da fare, dato che ci sono certamente cose che vanno meno bene: manca, infatti, una politica nazionale di lungo respiro, opere di tutela del territorio, una politica per le aree naturali, per il consumo di suolo, per la mobilità sostenibile e per l’efficientamento energetico delle abitazioni.

In conclusione che cosa dobbiamo dedurre da questi due rapporti se non una più chiara lettura del passaggio che sta vivendo il nostro paese?

Sicuramente ci sono segnali forti e contrastanti, siamo veramente in pieno “derby tra rabbia e speranza”, ma senza ottimismo non si può uscire dalla crisi e stavolta quello che serve è un ottimismo consapevole delle potenzialità e delle criticità che convivono in questo momento nel paese.