Orti Urbani

Orti urbani. La chiarezza che vi manca

In città si è aperto un dibattito in merito ad un’area vicino alla Via Goito. Si tratta di un’area privata occupata circa due anni fa da un comitato che vi ha fatto sorgere oltre sessanta orti urbani. La cooperativa CLC, proprietaria del terreno, ha recentemente presentato insieme all’Amministrazione comunale un progetto che ha avuto risalto anche sulla stampa cittadina. Lo trovate cliccando qua. Pochi giorni fa, infine, è avvenuto uno scontro tra gli esponenti degli orti e gli operai della CLC che stavano perimetrando la zona di cantiere. Ne è scaturito un confronto interessante con al centro il ruolo del pubblico, il tema della proprietà privata e della difesa del territorio. In particolare suggeriamo l’intervento  “Gli orti urbani di Via Goito, facciamo un po’ di chiarezza” e la conseguente replica che lo scrittore livornese Simone Lenzi ha deciso di inviare a Fuoricomeva, dal titolo: “La chiarezza che vi manca”.

1. Del merito generale

Senza voler entrare in competizione con il consigliere Bruciati sulla conoscenza del Regolamento Urbanistico, che pertiene solo a lui per ruolo, e restando sul punto politico della questione, la verità è che, nella sua piccata risposta, il Consigliere Bruciati non mi ha convinto neanche un po’. Ringraziandolo comunque per il ripassino sui fondamenti costituzionali della proprietà privata che ha avuto la bontà di farmi, resta tuttavia oscurissimo il punto inerente l’interesse pubblico, che è poi ciò di cui si dibatte.

Il punto della questione, per essere più precisi, è quello già espresso nell’articolo, che ribadisco adesso con altre, più esplicite, parole: un gruppo di persone (trenta, quaranta, quante che siano) può autodefinirsi portatore di “interesse pubblico”? O non è vero piuttosto che l’ “interesse pubblico”, in democrazia, è qualcosa che passa necessariamente dalle rappresentanze istituzionali, da coloro cioè che, in forza di regolari elezioni, sono preposti dal popolo a rappresentare interessi e istanze legittime? Essendo fra coloro che pensano siano queste ultime le uniche titolate a rappresentare un interesse che possa davvero dirsi “pubblico”, lascio al consigliere Bruciati il compito di chiedersi se gli occupanti degli orti urbani abbiano o meno questo titolo di legittimazione, risparmiandogli però altrettanta lezioncina di diritto civile, penale e costituzionale, perché mi preme, se non altro, palesargli la stima che ho della sua intelligenza. Stima di certo maggiore di quella che lui ha della mia.

Credere che gli occupanti degli orti urbani rappresentino quindi un interesse pubblico, per il solo fatto che lo hanno deciso loro, che incarnino cioè una qualche volontà ‘popolare’, senza passare dalla strettoia delle regole che tutti siamo tenuti a rispettare, è sbagliato, antidemocratico, e, sostanzialmente, degno di una cultura politica da far west.

2. Della fattispecie

Venendo alla fattispecie della questione, che riguarda appunto l’art. 44 del Regolamento Urbanistico, trovo abbastanza furbo, ancorché espresso in bel politichese, sviare la questione dal suo nucleo politico fondamentale, che si è manifestato in tutta la sua dirompente attualità nel momento in cui l’assessore Aurigi si è seduto a un tavolo con CLC per stabilire che l’80% del terreno fosse da destinarsi ad area di servizio pubblico e il 20% ad area edificabile ad uso privato. La questione di cosa fare dell’area destinata a servizio pubblico ha allora presentato il conto della distanza che passa fra le promesse elettorali e la realtà, tanto all’Amministrazione Comunale che a Buongiorno Livorno: l’idea che se ne facciano orti urbani (una fra le idee possibili) deve cioè essere tradotta in atti amministrativi, ovvero in una qualche forma di assegnazione ad aventi diritto in ragione di un regolare bando.

Oppure il consigliere Bruciati ci spiegherà, dall’alto della sua sapienza giuridica, secondo quale articolo del Regolamento Urbanistico, o del Codice Civile, o della Costituzione, gli attuali occupanti abbiano un qualche titolo preferenziale per restarci. Perché loro, insomma, e non altri? Spero che il consigliere Bruciati sappia che un bene pubblico deve poter essere accessibile a tutti coloro che abbiano i requisiti stabiliti per accedervi in base a regolamenti non arbitrari né discriminatori.

Del resto, la questione rimarrebbe in piedi tale e quale, se anche CLC decidesse, in forza dello stesso articolo da lui citato, di cedere il 100% del terreno al Comune per destinarlo tutto ad area verde, in cambio di assegnazione di altri terreni edificabili altrove locati. Perché, ecco la vera sostanza di cui Bruciati si guarda bene dal parlare, si imporrebbe anche in quel caso una tabula rasa (di piselli, pomodorini e fagiolini, siano essi novelli o di semenze antiche o antichissime). Una ripartenza da zero, quindi, in un ambito di ripristinata legalità.

Comunque si rigiri la questione, allora, è chiaro che lo scopo dell’interrogazione di Buongiorno Livorno è semplicemente quello di cercare di rimandare la resa dei conti, per mantenere lo status quo almeno finché dura la giunta Nogarin, per quanto lo status quo sia, di fatto, uno stato di illegalità e segni un palese sottrarsi della politica rispetto al suo unico compito: prendere decisioni dirimenti e assumersene la responsabilità di fronte all’opinione pubblica.

Dobbiamo però riconoscere al consigliere Bruciati di aver fatto, in soli due anni, un vero piccolo miracolo, traghettando Buongiorno Livorno dall’entusiasmo generoso dei neofiti alla scafata capacità rigirofrittatesca dei politici più navigati: non a tutti sarebbe riuscito spacciare come “interesse pubblico” l’interesse particolare di alcuni privati cittadini, espresso al di fuori di ogni regola democratica.

3. Dei modi

Capisco infine il risentimento per l’espressione “pomodori autogestiti”. Si tratta di idee, di modi di vedere il mondo sicuramente molto diversi, probabilmente inconciliabili. Vorrei solo far notare al Consigliere Bruciati che, rispetto al tono della propaganda della sua parte politica verso quella di cui, tutto sommato e pur con qualche riserva, mi sento parte attiva, si tratta davvero di una bagatella. Smessi per un attimo i panni di chi ammansisce dall’alto di un severissimo magistero verità e chiarezza (sui Regolamenti, sulla Legge, e persino sulla Storia della Letteratura) anche a noi sempliciotti, immagino che il Consigliere Bruciati potrebbe farci persino una risata.

Un consiglio che invece mi sento di dargli, da un punto di vista retorico, e in amicizia, è quello di smettere di trascendere, ogni volta, dal piano politico a quello personale: lasci questi modi ai consiglieri di maggioranza che ha contribuito ad eleggere. Si distingua, se può, in meglio.

Saluti cirillici,

Simone Lenzi