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Il lungomai del Pd. Di Paolo Borghi

La Livorno che verrà… l’intervento di Pietro Caruso.

Pubblico questo contributo che mi è stato inviato dall’amico Pietro Caruso, consigliere provinciale del Partito Democratico.

La Livorno che verrà.

Di Pietro Caruso

“In tempo di crisi la politica è, giustamente, il capro espiatorio delle tensioni sociali, economiche e familiari dei cittadini che scaricano, in particolare sulle amministrazioni locali, le proprie ansie e paure. Ed è difficile per i politici locali riuscire a risolvere problematiche, anche semplici, che soddisfino esigenze e aspirazione degli elettori.

Ma è ancora più difficile per la politica dipanarsi da queste situazioni se coloro che hanno responsabilità di governo o partitiche non hanno il senso dello scorrere del tempo che, inesorabilmente, pretende modernità o progressismo per svolgere tale ruolo.

Ruolo che obbligatoriamente deve perseguire il bene comune ponendosi su un piano diverso da quello degli elettori che, viste le colpe e le manchevolezze della politica, sono indotti a semplificare i metodi di azione cadendo tra le braccia soffocanti e pericolose del populismo e della demagogia.

Quello che stiamo vivendo nella nostra città è come un treno che corre su un binario morto che porta ad un precipizio fatale per tutti.

Livorno si è imbarbarita. Non è più quella degli anni 70; strade sporche, intolleranza, menefreghismo, individualismo, la fanno da padrone. Gli ideali di una volta (di qualsiasi idea politica) sono stati divorati da una carenza di cultura di pochi che stanno annientando la voglia di emergere dei più. Il rispetto della legalità, il culto della compartecipazione, e perchè no, la professionalità e la produttività sul e del lavoro sono ormai un ricordo.

E la politica cosa fa oltre a vedere la nascita di comitati, spesso pretestuosi, od assistere silenziosamente, e quindi colpevolmente, all’occupazione di immobili pubblici da sedicenti movimenti popolari autogestiti?

Si nasconde dietro beghe all’interno dei partiti nessuno escluso, dei movimenti solo demagogici, delle associazioni incapaci di gestire il cambiamento, senza incidere, come se la rassegnazione avesse preso il posto dei progetti per il futuro, del bene della città, del quieto vivere comune.

Non riesce più a gestire né una sorta di clientelismo imperante nei gangli vitali della città, senza differenziazioni tra pubblico e privato, né le occasioni di rilancio legate al turismo, alla cultura, al porto, al nostro splendido mare.

La politica, insomma, si sta facendo trascinare dai pochi di cui sopra, in un baratro senza fondo che fa fuggire i nostri giovani verso lidi meno agitati, con la speranza di un futuro diverso che nessuno, a Livorno, è capace di promettere o realizzare.

L’appello che la società livornese, quella dei più, chiede alla politica è quella di gestire questa speranza, con scelte chiare, serie e, perchè no, anche autorevoli.

Chi alle prossime amministrative si presenterà per governare la città dovrà necessariamente cambiare rotta e mentalità e gli elettori dovranno collaborare perchè tutto ciò avvenga.

E se tutto ciò non dovesse accadere?

Beh, non resterà che scomodare, con la speranza di un miracolo, la Madonna di Montenero.”