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Il reato di negazionismo. Giusto o sbagliato?

Il reato di negazionismo. Giusto o sbagliato?

Un altro contributo che ci è stato inviato da un amico.

Di Edoardo Barabino

“Pena da uno a cinque anni di carcere a chiunque nega l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità”. Bene direte voi, lo sappiamo tutti che l’Olocausto è esistito e come e per colpa di chi è avvenuto. Nessuno di noi rischia di essere acciuffato in base al nuovo codice. E alla fine si sa che sono i neonazi, le teste rasate, quelli di estrema destra, quelli che ce l’hanno con gli ebrei, quelli che ritengono un complotto giudaico occulto a capo dei governi del mondo e delle banche a negare l’Olocausto, le camere a gas, lo sterminio sistematico, i campi di concentramento, le persecuzioni tutte, non solo contro gli ebrei ma anche contro gli zingari, i gay, i comunisti che tanto sono solo altre categorie contro cui lor signori si scagliano. Quindi che facciano un processo a un neonazi in fondo chi se ne frega. Naturalmente sono tutti d’accordo nel sostenere questa nuova legge, certo nessuno si vuole scottare con l’Olocausto, con la sofferenza, con una delle più grandi e spietate tragedie messe in piedi dall’uomo. Si rischia di passare da neonazi all’occhio frettoloso e alla ciarla sputasentenze da talkshow.

Ma rileggete un attimo la prima riga di questo post: “pena da uno a cinque anni di carcere a chiunque nega l’esistenza di crimini di guerra o di genocidio o contro l’umanità”, le parole fondamentali sono “chiunque nega”. Il delitto sta nel “negare”. Negare è un’azione della mente, della parola, al più dello scrivere qualcosa che qualcun altro liberamente legge. Non è un gesto violento, non limita la libertà di nessuno, non impone o costringe alcuno a subire alcunché. Io penso, quindi commetto un reato. Io nego e sono fuorilegge. Voi invece pensate cosa dice lo Stato e siete bravi cittadini.

Il dubbio e il dubitare di tutto e anche più volte al giorno è il più grande servizio che si possa rendere alla verità, alla storia, che diventa tale dopo essere passata indenne da tutti i dubbi che possano saltare in testa al primo e all’ultimo che passa per la strada. Se una cosa è vera resiste alle interpretazioni, ai distinguo, ai “sì, ma però”, resiste e resta vera anche se alcuni la negano. Ciascuno dovrebbe avere il diritto di pensare e negare cosa vuole da Gesù, all’evoluzionismo, alle stelle fisse, a Giulio Cesare, alla muraglia cinese, alla Madonna, agli atomi, all’Olocausto e allo sbarco sulla Luna. Sono poi le cose vere, documentate, provate e riprovate, riscontrate e raccontate ad entrare nella memoria collettiva che forma la storia e distingue tra quello che è vero, che è probabile che è verosimile o che è falso. Mettere fuorilegge un’opinione, benché sbagliata e falsa, non fa che rafforzarla e istillare il dubbio che il potere voglia nasconderla, vietandola, perseguendola, arrestandola.

Nella creazione di questo tabù di Stato, di questo Verbo parlamentare da psicopolizia che controlla cosa si scrive si dice si pensa, andiamo nella direzione delle migliori teocrazie dove è reato negare il Dio comandato.