Il lungomai del Pd. Di Paolo Borghi

Il lungomai del Pd. Di Paolo Borghi

Un altro contributo inviato alla redazione di “Fuori come va?” da Paolo Borghi, funzionario dei Servizi per l’Impiego della Provincia di Livorno e fondatore PD.

Il lungomai del PD. Fare, dire, lettera, testamento

di Paolo Borghi

L’Italia affonda sempre più, disperata, opportunista, impegnata che sia. In una voragine in cui le pubbliche virtù sembrano sempre più rare e affogate nel mal fare e nell’arrangiarsi la politica sembra sempre più pronta a ragionare di se’ e fra se’ pur di stare lontana dalla più parte dei grandi problemi, solo pronta a corrispondere ai diversi istinti e magari urgenze degli abitanti, molto attenta a civettare in un sistema mass-mediatico sempre più alla ricerca di audiance che a impegnarsi a “pensare lungo”.

Mentre la crisi rischia di trasformarsi in vero e proprio declino e le povertà e la mancanza di opportunità sociale per molti rischiano di cambiare alla radice interi assetti ed equilibri sociali sotto i colpi della globalizzazione un paese come il nostro continua a rinviare da 40 anni quello che sarebbe necessario fare a partire dal taglio delle brutte abitudini e consuetudini.

Anche per questo brutta, decisamente brutta, questa saga estiva del PD con tante candidature, moltissimi attivisti e fans, fin troppe identità alternative e perfettamente autosufficienti per non dire esclusive, con molte esibizioni e silenzi preoccupanti, con l’innata tentazione di rifondare cosa non è nemmeno mai riuscito a nascere e crescere e che si è finito magari di applaudire solo qualche settimana fa.

Una saga ben lontana dal difetto di governabilità e di riforme che attanaglia il paese da anni, arricchita da coltelli, citazioni e denti acuminati (basta vedere l’ambiguità del rapporto con il Governo Letta e con i padri e i soci fondatori del PD). Una saga in cui tutti si dichiarano vicini ai problemi della gente ma preferiscono parlarne solo dopo una buona dose di politicismo e machiavellismo.

Il PD sembra friggere, scordandosi delle sue dure e ripetute sconfitte prima, durante e dopo le elezioni politiche (che la vittoria alle amministrative non rimuove assolutamente, perchè è grande il pericolo di ritrovarsi ancora più in un angolo rispetto ai vecchi e nuovi competitori e rispetto a degli elettori che non ne possono più delle incertezze politiche e programmatiche, del continuo conflitto sulla leadership che trita segretari e premier a tutti i livelli dopo averli condannati all’isolamento o all’inerzia, del crescente terremoto nelle rappresentanze politiche e istituzionali del PD a tutti i livelli.

Il PD sembra essere fritto dalla sua distanza crescente rispetto allo spirito pubblico (nei suoi aspetti positivi e negativi), anche se spesso si trova ad inseguirlo, e non riesce a scrollarsi di dosso l’appartenenza ad una politica che quasi sempre finisce a parlare di se’ e fra se e non sa fare a meno dei suoi vantaggi e delle sue rendite.

Il PD deve invece e sempre piu’ mettere al fuoco e rendere credibili intenzioni e azioni per la Ripresa e l’Equità (che sono le sue cifre fondative insieme a costituirsi come partito dei cittadini riformisti), superando i programmi ideologici e generalisti, facendo ben vedere cosa sa fare e vuole fare, altrimenti non ce la farà ad uscire dall’accerchiamento e dall’isolamento.

Brutte notizie quindi per i democratici che non si accontenta e rimangono cocciutamente esigenti e per poter declinare buona e non apparente politica, partecipazione e responsabilità, senso civico. Brutte notizie per chi non ama consolarsi con i fans club, con le correnti anaerobiche o aerobiche, con le identità più o meno storiche, e tanto meno con leaders carismatici, e perfino taumaturgici tanto desiderosi di applausi quanto lontani dal sostenere discussioni e dibattiti politici effettivi.

Anche a Livorno anche per Livorno, il suo Territorio, i suoi abitanti, e per il PD locale.

Certo passando dalle passerelle dei leader veri o presunti nazionali, alle piccole querelle delle cronache locali, al gossip e ai facebook locali, camminando tra segretari e capicorrente o portavoce e perfino portaborse locali. In una logica di famiglie in cui si litiga ma si finisce per ritrovarsi, magari senza venire capo a molte grandi decisioni politiche e amministrative che si impongono. Senza mai innescare la rivoluzione e il cambiamento necessari per predisporre nuove piattaforme, nuove intenzioni, nuove risorse umane in grado di reggere l’urto di sfide e conflitti assolutamente nuovi e diversi da quelli classici sia politici e sociali che territoriali .

E magari dividendoci tra chi si angoscia e cerca di parlare di scadenze programmatiche indifferibili e su cui si è in forte ritardo o ci si limita a qualche annuncio (senza nemmeno i presupposti per le candidature e il consenso che ci vorrebbero), e chi riesce a misurare i passi da compiere soprattutto in termini di identità e continuità organizzativa e di blocco sociale, condito con un rapporto partito-amministrazioni che gli eventi hanno oramai superato e perfino reso impossibile.

Se i contenuti e programmi devono fare il conto con le risorse che non ci sono, con nuove strategie di rapporto privato-pubblico, e devono essere rivolti a mercati e improntati a sussidarietà a cui non siamo ancora abituati, occorre anche pagare il prezzo salato di non sapere se rivolgersi ai vecchi e ai nuovi interlocutori sociali e culturali, e fare i conti con una classe politico-amministrativa che gli elettori determinano sempre più direttamente e che quindi è sempre più emancipata dalle forme partito. Mentre la leadership del partito è sempre più orfana di un collettivo politico organico e disciplinato in schemi valoriali prima che politici , sempre più impegnata in una dialettica con le espressioni istituzionali amiche assolutamente non facile e non scontato.

Il punto, lo ripeteremo all’ossessione, è come rappresentare e costruire la Ripresa e l’Equità nei termini di futuro di una città e di futuro per un intero territorio che la globalizzazione rischia di emarginare in un rovinoso declino e in una rovinosa regressione sociale

E purtroppo tutti, almeno per ora, semplicemente attaccati al tubo di regolamentazioni e contenuti congressuali ancora incerti e non si sa quanto condivisi e sopportati, condizionati in contorte in logiche dal basso e dall’alto orizzontali e verticali che rischiano di non incontrarsi creando ulteriori vuoti e asimmetrie politiche se non peggio carica come è la dialettica politica carica di scontri senza se’ e senza e forte piu’ di retropensieri che di buone intenzioni.

Cosi’ il rischio concreto è non solo di arrivare allo stracotto del minestrone primordiale che rischia di divenire il PD, ma perfino ad arrivare a separazioni in casa e fuori casa e a veri divorzi o forme di astensionismo (dentro il PD e tra il Pd e la pubblica opinione), rimanendo sempre più in pochi a custodire una casa che doveva essere non solo comune ma aperta a tutti gli elettori e a tutti i riformismi con l’orgoglio di salvare il paese e non solo di rimandare a casa il berlusconismo.

E mentre continua questo quasi concilio-confessionale preliminare alle qualificazioni e al conclave congressuale, proprio le questioni delle istituzioni e dei governi e dei bisogni dei cittadini ai diverse livelli sembrano non essere prioritarie o di non trovare e tempi e la pazienza necessari per essere affrontate e rinvigorite e fatte capire, rinviando tutto al dopo disfida, con il rischio che gli elettori facciano in maniera che non ci sia più molta materia da contendere, sommersi, loro e noi, dall’insufficienza dello Sviluppo, dell’Occupazione, dei Redditi, delle opportunità specialmente in fatto di istruzione, sanità, merito, mobilità sociale verso l’alto, lavoro. Sommersi dal nuovo fenomeno della crescita delle esclusioni e delle povertà che mina in profondità una idea di diritti e convergenza sociale che ha tracciato l’altro secolo e larga parte della nostra esperienza nelle società del benessere.

Bene. Se occorre riprendere il filo della Ripresa e dell’Equità, della consapevole costruzione della società e del territorio, dell’efficienza e della efficacia delle istituzioni e dei meccanismi di costituzione delle rappresentanze, occorre tirare fuori le gambe dal pantano in cui rischia di affondare questo Paese e dal minestrone del PD, smettendo innanzitutto queste saghe e passerelle da spiaggia per rimettere i piedi per terra e le mani dentro i problemi della gente e dei cittadini, rischiando risposte e proposte, sfidando le tante incognite, uscendo dai salottini dei tubi catodici e dei social network, rinnegando tutte le facili giravolte con cui si intende addomesticare verità e responsabilità o ci si intende affidare a profeti e poeti o seguire i peggiori istinti degli elettori.

Prima ci leviamo da questo Lungomai del PD è meglio è. L’attesa per il Congresso sarà perfino spasmodica ma abbiano davanti un autunno caldo e gelido contemporaneamente e un intero anno nuovo di gelate se le previsioni si realizzano in termini di ripresina senza sviluppo e occupazione, peggio ancora se saranno più negative. Insomma dovranno interrompersi tante delle nostre chiacchiere magari senza che ce ne accorgiamo da quanto siamo impegnati e ci faremo ascoltare o capire solo per quello che riusciremo a fare, non per molte cose che ci ostiniamo a dire e a dirci o per i ruoli che ci intestardiamo a ricoprire o pretendere (Per non parlare, in questa tempesta, del destino dei molti documenti e attestazioni che ci stiamo scambiando e proponiamo, e di tutto quello che vogliamo e intenderemo testimoniare).

Ovviamente scusate la lunghezza e il voler stare un po’ sopra le righe magari per cercare di farsi capire un po’ meglio. Confidiamo come sempre nel pessimismo della ragione e nell’ottimismo della volontà. Ma perditempo, irenici e tifoserie prego astenersi (hanno già dato per creare questo pasticcio e non basta sapere chi potrebbe vincere o che si vuole vincere).