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Un pensiero sul conflitto etico tra adozioni e fecondazioni

Quando si parla di questioni etiche si esprime sempre un punto di vista, mai una verità assoluta. Si possono cogliere varie sfaccettature di un problema in base alle sensibilità di ognuno, ma non si dovrebbe poter dire quell’insieme di scemenze vuote di contenuti che riempiono i social network da quando è nato il figlio del compagno di Nichi Vendola.

Partendo dal fatto che personalmente di Nichi Vendola me ne interessa il giusto, vorrei provare nelle prossime righe a sviluppare un’argomentazione semiseria sulle adozioni in genere e sui metodi tramite il quale si può procreare. Per fare ciò, mi serve spiegare in pillole una serie di assunti dai quali parto per sviluppare poi il pensiero finale.

– Il DDL Cirinnà così come è stato approvato è il minimo indispensabile per uno stato laico del 3° millennio.
– Sogno una parità di genere reale e forse utopistica. Purtroppo ad oggi in alcune parti del mondo ciò non è possibile, ma in Italia nel 2016 gli uomini che si pongono con fare patriarcale sulle donne, e le donne che si nascondono dietro un femminismo di facciata quando invece accettano pienamente il suddetto fare patriarcale sono fuori dalla storia.
– La parità che sogno oltre ad essere intra-genere è anche inter-genere. Provando a dirlo con uno slogan: “non mi interessa il modo in cui vuoi vivere la tua vita, basta che ciò ti renda felice, perché le persone felici rompono i coglioni meno di quelle tristi”.
– Un bambino che cresce tra persone felici starà sicuramente meglio di uno che cresce in situazioni nel quale i problemi dei genitori ostacolano il suo percorso di formazione.

Detto questo torniamo al punto di partenza, adozioni e fecondazioni che generalizzando chiamo “artificiali”. Capisco perfettamente che per essere estremamente puntuale sulla questione servirebbero una serie di competenze tecniche che non ho, ma il punto di questo articolo è cercare di mettere in prosa un pensiero etico al quale poi la tecnica medica e giuridica deve dar gambe. Avendo già risposto negli assunti alla domanda relativa alla possibilità di adozione per le coppie omosessuali, concentro l’analisi sulle fecondazioni artificiali, ed in questo caso il vero nocciolo della questione dovrebbe essere: se una coppia si trova in una situazione d’impossibilità di procreare, indipendentemente dal fatto che ciò sia dovuto alla non fertilità di uno dei due o che ci si trovi davanti ad una coppia omosessuale, è giusto permettere almeno ad uno dei due componenti di avere un figlio proprio? Ovviamente la risposta porterà con se delle conseguenze: se si risponde in modo negativo si sceglie di non permettere nessun tipo di fecondazione artificiale lasciando spazio soltanto all’adozione esterna; se la risposta è positiva si apre la possibilità a diverse tipologie di fecondazione.

Prima di partire ad elencare tali tipologie è necessario dire che la mia risposta alla domanda è certamente positiva.

Bene, seguendo il filo logico del ragionamento ora si aprono due scenari, diversi tra loro nella modalità e nelle conseguenze, che richiedono un percorso normativo serio e specifico, ma che a mio modo di vedere non possono essere affrontati in maniera scollegata proprio per l’assunto sulla parità di genere: è sterile l’uomo o la coppia è composta da due donne, è sterile la donna o la coppia è composta da due uomini.

Nel primo caso l’unica possibilità è l’inseminazione artificiale dell’ovulo tramite la donazione di sperma, fattispecie attualmente normata nello stato italiano.

Nel secondo caso la situazione è decisamente più complessa: in questo caso manca all’interno della coppia (scusate l’esposizione da profano della questione) il corpo nel quale il feto cresce e diventa un bambino. Ed eccoci qui, all’utero in affitto. Se si accetta il ragionamento sviluppato non ci si può fermare a questo punto, i diritti devono essere per tutti. Ovviamente questo caso è diverso dal precedente, i 9 mesi di gestazione avvengono all’esterno della coppia ed il legislatore dovrà necessariamente dettagliare il ricorso a tale pratica in maniera stringente e sottoporre tanto la candidata quanto l’intero percorso ad ogni tipo di controllo, ma in un’ottica di uguaglianza vera non si può prescindere dal farlo.

In chiusura un’altra valutazione. Se lo Stato non legifera sulla materia lascia spazio all’illegalità: il buon Nichi ha le possibilità economiche per andare in California, cosa che non tutti hanno. E a chi mi parla di “mercificazione del corpo della donna”, “acquisto di un bambino”, dico soltanto che preferisco decisamente un utero in affitto legale e controllato ad una situazione nel quale tale “servizio” viene offerto da sfruttatori di professione, papponi, che vendono il corpo di povere disgraziate senza nessun tipo di controllo, perché se un essere umano indipendentemente dal genere e dell’orientamento sessuale, sente la necessità di diventare genitore farà tutto ciò che è in suo potere per riuscirci.