Un italiano vero

Un italiano vero

Qualche settimana fa ero in un albergo all’estero, per lavoro. Dopo una giornata densa e sfiancante decido di spiaggiarmi per qualche decina di minuti sul letto. Accendo il televisore e trovo i soliti canali mondiali che vengono trasmessi via satellite. Nelle grandi catene alberghiere sono sempre tra i primi cinque, Cnn, espn ed altri. Ad un certo punto, facendo noiosamente zapping, mi imbatto in una rete russa e trovo un connazionale in smoking, che viene presentato in pompa magna: Toto Cutugno. Dopo una intensa presentazione in russo stretto ed i sorrisi di circostanza del Toto nazionale, assisto alla performance del cantante: L’ Italiano.

E da lì parte il mio flashback istantaneo. Era il 1983 quando il cantante toscano (si, toscano, in pochi lo sanno, ma è nato a Fosdinovo, in provincia di Massa) tirò fuori dal cilindro questa canzone, senza sapere probabilmente che sarebbe diventata un evergreen.

Chiudo gli occhi per un attimo e ascolto le parole, pensando al profumo di quegli anni ’80 mente, con i pantaloni corti, giocavo a pallone in cortile con gli amici.

In alcune frasi della canzone parte l’amarcord automatico. Perché? Lascio provare anche voi questa sensazione:

“Buongiorno Italia gli spaghetti al dente

e un partigiano come Presidente

con l’autoradio sempre nella mano destra

e un canarino sopra la finestra”.

Ora, a parte il pensiero ridicolo di ogni italiano che usciva dall’auto con un aggeggio di metallo, pure pesante, e se lo portava dietro (dicesi autoradio, provate a raccontarlo ad un quindicenne oggi e vi riderà in faccia un giorno intero), ed il canarino sopra alla finestra (altra usanza propria degli anni ’80, se ci pensate), gli spaghetti al dente sono rimasti, come gusto culinario (bio, possibilmente di kamut o farro, of course!), ci manca il partigiano come presidente. Ora, a parte essere partigiano, io ricordo l’energia che sprigionava Sandro Pertini, la forza positiva che sosteneva tutto e tutti. Nonostante i socialisti e i democristiani di quel tempo. Insomma, non era proprio poco.

“Buongiorno Italia con i tuoi artisti

con troppa America sui manifesti

con le canzoni con amore

con il cuore con più donne sempre meno suore“.

Sempre ad occhi chiusi, pensavo a quel paese rispetto a quello di oggi. “Buongiorno Italia con i tuoi artisti”. Mia Martini contro Emma Marrone, Alberto Sordi contro Fabio Volo, Corrado contro Gerry Scotti. Ma come cavolo abbiamo fatto ad avere una tale involuzione? Ah, dimenticavo! Mike Buongiorno (quello degli anni ’80) contro Maria De Filippi. Stendiamo un velo pietoso. E le donne sempre meno suore? È vero, in tv spopolava Amanda Lear, c’era la supermaggiorata Sabrina Salerno ed altre. Ai giorni nostri in compenso ci troviamo, oltre al concorso per Veline, il Grande Fratello e qualche altra depauperazione televisiva, la Minetti col vitalizio già fatto e la Carfagna in parlamento. Insomma, l’evoluzione delle donne sempre meno suore c’è stata, in un certo senso.

“Buongiorno Italia che non si spaventa

e con la crema da barba alla menta

con un vestito gessato sul blu

e la moviola la domenica in TV

Buongiorno Italia col caffè ristretto

le calze nuove nel primo cassetto

con la bandiera in tintoria

e una 600 giù di carrozzeria”.

Se non altro negli anni ’80 esisteva un’appartenenza al paese. Non scritta, ma si respirava. Almeno, da quello che mi ricordo. Gli anni di piombo, lasciati alle spalle con sangue, ferite e lacrime, avevano creato un senso di coesione e familiarità. Ricordo la finale dell’82 vista ad un circolo in Corea (abitavo in via Mastacchi) e le sedie degli anziani e non sui marciapiedi. I mazzi di chiavi dentro le serrature dei portoni. L’Italia non si spaventava ma soprattutto non aveva paura. E che dire delle domeniche di calcio vero, non spezzettato, non visto in diretta ma seguito da tutti alle 18 nel 90° minuto di Rai uno? E la moviola della sera? Era tutta un’altra cosa, rispetto a quel surrogato di sport che ci viene propinato oggi in tv, schiavo delle pay tv e dei loro spalmamenti nella settimana. Lì giocavano solo la domenica, era un appuntamento fisso. Quasi un rituale. Riguardo alle bandiere… altro che tintoria. Le bandiere non esistono più, né nello sport né altrove. Quelle le abbiamo proprio perse. La 600 era una macchina fantastica. Prima di tutto era italiana davvero, non la facevano in Polonia o in qualche altro stato estero per poi marchiarla Fiat. Era vera e genuina. E a quei tempi andavano di moda le disfatture: quello che si rompeva si aggiustava. Oggi capita molto meno. Certi elettrodomestici sono addirittura progettati per non durare più di cinque anni!

L’evoluzione è stata quantomeno discutibile, per certi verso, negli ultimi trent’anni. Ci voleva Toto Cutugno, in una trasmissione russa, in un pomeriggio di aprile, all’estero, per farmelo capire.

Sicuramente alla fine di ogni decennio si potrebbe fare una fotografia del paese e confrontarla con la precedente. E trovare differenze notevolissime. Questo succede, ed è naturale. La cosa singolare, almeno per me, è notare come alcune cose non solo non siano cambiate in questo paese, ma addirittura peggiorate.

Ma il paese è lo specchio di chi lo popola, no?

“Lasciatemi cantare

perché ne sono fiero

sono un italiano

un italiano vero”.