un giudizio ci seppellirà

Un giudizio ci seppellirà

Non mi stupisco, in un paese dove l’opinione pubblica è ipnotizzata da una showgirl, dove le lezioni di arte si prendono sui canali tematici, dove esiste lo scimmiottamento sistematico americano del “boss” che fa tutto, dove si insegna il canto sui talent, che comici come Crozza e Zalone possano fare cultura e politica. E la fanno, eh! E bene. Motivo? Sono preparati in tutto, curano i dettagli, perché far ridere e far riflettere sono cose davvero difficilissime, specie insieme. Il problema paradossale è che una parte importante dell’ opinione pubblica li prende sul serio, mentre un’altra fetta di persone li giudica con sano snobismo.

Eccoli i confini pericolosi: le differenze tra snobismo e cultura, tra professionalità e saccenza, tra orgoglio e pregiudizio. Siamo arrivati alla tuttologia, diciamocelo. Se non sai qualcosa vai un attimo in bagno, ti guardi wikipedia e quando torni alla riunione parli del pittore fiammingo Bosch come se tu fossi Sgarbi.

Fenomeno pericoloso, la tuttologia. Perché tutti, in teoria, sanno poco di tutto, e quindi, scavando un attimo, non sanno niente. E cosa fa chi sa poco? Spesso comanda o giudica. Ce lo insegna la storia recente. Cantanti stonati o che non sanno dove sia un do nel pentagramma che giudicano musicisti con i contro attributi, opinionisti che parlano di sport senza aver mai fatto nemmeno il giro del proprio isolato a corsetta.

Poi ci sono i tormentoni quotidiani, quelli dettati dai media. Essi si propagano in base al canale: si va dal tormentone nazionale (farfalline, flirt tra microcefali, presunte love story tra politici) a quello locale in un battibaleno. A livello locale, se possibile, è tutto peggiore.

Qualche giorno fa discutevo con un amico, il quale mi ha espresso un pensiero di un noto musicista: “Non mi piacciono le guerre, il calcio e i talent show perché sono stufo di cose dove c’è un vincitore. Per cui tutte le cose dove viene giudicato qualcuno al solo vine di trovare un vincitore non le considero”. Bello, per l’amor del cielo.

Ma cosa sarebbe il mondo senza giudizio? Ed ecco un altro confine pericoloso: quello di chi indossa con coscienza, umiltà e consapevolezza il ruolo del giudice, e quello che invece lo fa senza cognizione di causa, per ergersi un gradino sopra agli altri, senza le necessarie competenze per giudicare qualcuno o qualcosa. Al momento siamo in un loop di questo genere, senza ombra di dubbio.

E purtroppo tutto questo non vale solo per l’arte. La vita, come la responsabilità verso un nucleo di persone, non è virtuale. Non è né un social, tanto meno un blog.