Un anno per ricordare

Un anno per ricordare

Riepilogare un intero anno in un post non è cosa semplice, credetemi. Se poi, l’anno in questione è il 2013 è davvero impossibile. Per questo, come filo conduttore ho scelto le assenze. Sembra una scelta triste, me ne rendo conto e invece non è così. Vi spiego che cosa intendo: pensando ad un anno che si chiude, oltre ai bilanci si fanno avanti i ricordi. E, pensando ad un paese, si ricordano le persone che se ne sono andate.

Altra cosa triste mi direte, e invece pensando al passato mantenere viva la memoria fa sempre bene. Perché ? Bè perché ricordare aiuta a riflettere e farlo con le persone che scompaiono aiuta a conoscerle meglio o approfondire le loro gesta e il loro contributo. E in effetti io quest’anno ho fatto così: sono rimasta colpita da gran parte delle morti di personaggi più o meno illustri del nostro paese e su molti di loro mi sono soffermata per conoscerli meglio, capendo davvero che cosa hanno o non hanno fatto.

In questo modo la scomparsa e l’assenza sono l’occasione per riempire un vuoto, colmare una conoscenza che molte volte è solo per sentito dire. Quindi, sulla scia di questa riflessione ricorderò con voi, se volete, un anno ricco di assenze che mi hanno fatto conoscere grandi personaggi, rivalutare punti di vista e confermare quello che sapevo già.

Partiamo allora.

Inizierei con un trio di Donne (donne con la D maiuscola appunto) di cui la prima ci ha lasciato proprio poco prima dell’inizio dell’anno: Rita Levi Montalcini (30.12.2012), Margherita Hack e Franca Rame. Messe insieme mi hanno fatto capire che le differenze non esistono neanche se tutti lo credono e che non importa in che epoca sei nata o sei vissuta, se hai una passione che ti brucia dentro puoi arrivare alla meta nonostante la guerra, le convenzioni e la violenza. Puoi cambiare il mondo con la scienza, alzare gli occhi al cielo e guardare le stelle senza credere in Dio e recitare il tuo monologo per esorcizzare la violenza. Per queste tre donne scomparse un’intera generazione deve mantenere viva la lotta per i diritti civili, per la libertà di espressione, per la parità tra sessi e generi e per il diritto alla ricerca. Senza pensare che le conquiste fatte siano sufficienti a farci sentire al sicuro.

Per continuare vorrei parlare di Don Andrea Gallo, uno tra i pochi sacerdoti che ho ascoltato con passione perché il suo Vangelo era secondo De Andrè. La morte di questo prete da strada con il sigaro in bocca mi ha fatto pensare che se tutti fossero come lui, probabilmente la Chiesa sarebbe davvero un rifugio e non un’istituzione di oligarchica ricchezza. Si, perché l’anno 2013 è anche l’anno di Papa Francesco e della grande abdicazione del pontefice reazionario in nome di una nuova immagine della chiesa con le croci di legno e le telefonate ai fedeli. Che poi non so dove porterà e quanto le buone intenzioni si mischino con il marketing, ma per questo servirebbe davvero un altro articolo.

E poi Califano che mi ha ricordato che anche gli uomini rudi sanno parlare d’amore e Andreotti che invece ha ricordato a tutti noi che la DC non muore mai sia con Letta che con Alfano.

A pensarci bene la vera grande mancanza che sentiremo per il 2014 sarà la vera voce di Homer Simpson e nei prossimi anni la risata di Eddie Murphy.

Adesso mi metto a leggere l’autobiografia di Mandela per non perdere di vista il valore della dignità.

Buon anno a tutti.