Spending review: che sia la volta buona?

Spending review: che sia la volta buona?

Van di moda le slides in questo periodo, e anche Cottarelli si è adeguato. 72 “lucidi” per presentare il piano di spending review che dovrà cambiare il volto al nostro paese.

Ma cosa dicono queste slide? Quanti soldi saremo in grado di risparmiare? Saremo realmente in grado di recuperarli o sarà l’ennesimo buco nell’acqua? Ma soprattutto questi tagli impatteranno direttamente sul cittadino medio?

Dirlo oggi è praticamente impossibile, visto anche il margine di discrezionalità lasciato alla politica soprattutto nel comparto della riduzione dei trasferimenti inefficienti e della riduzione del personale pubblico.

Il piano ha un orizzonte triennale e richiede un supporto normativo tanto ampio quanto innovativo. Nella presentazione è inserito un cronoprogramma particolarmente sfidante per l’organo politico: per dirla in poche parole e con una battuta si chiede alla politica di iniziare a lavorare ieri.

Di seguito all’articolo si riporta la tabella riepilogativa dei tagli previsti dallo studio, raggruppati in 5 macro aree, con le indicazioni delle quote annue di risparmio.

La prima macro area riguarda l’efficientamento diretto, ossia partendo dalla situazione in essere agire sugli sprechi del sistema senza impattare sula struttura di base. In altre parole come fare meglio quello che si sta già facendo.

La seconda riguarda le riorganizzazioni: qui si vuol andare ad agire sul sistema vero e proprio, eliminando doppioni e enti ad oggi superflui al fine, ovviamente, di recuperare risorse, ma anche con l’obiettivo non troppo velato di alleggerire la macchina burocratica.

La terza area è sui costi della politica, che detto così vuol dire tutto e niente. Il piano declina i costi in due diversi ambiti: i costi relativi ai partiti e agli incarichi politici (si parla di unione di piccoli comuni e tagli di remunerazione e di vitalizi) da una parte, la riorganizzazione degli organi costituzionali dall’altra.

Il quarto raggruppamento di voci riguarda la riduzione dei trasferimenti inefficienti: è il nucleo dove le scelte politiche del triennio incideranno di più. La stima dei tagli è stata effettuata in maniera prudenziale ma il gettito di quest’area rimane alquanto aleatorio.

L’ultima macro area riguarda le spese settoriali: gli stanziamenti pubblici specifici per le “voci” del welfare state. In fase d’introduzione alla presentazione si ricorda come i tagli non siano volti a “stravolgere il welfare state” stesso, ma ad ottimizzarne i costi.

Il modello proposto da Cottarelli presenta tre diverse criticità, analizzate nella stessa presentazione. Tali sono:

• A parità di obiettivi di indebitamento netto, i risparmi dalla revisione della spesa non sarebbero tutti disponibili per ridurre la tassazione

• I risparmi a livello territoriale dovrebbero essere utilizzati per ridurre la tassazione locale

• Cosa fare del personale in esubero?

È giusto dire che l’analisi effettuata è superficiale e meramente a livello informativo, sia per esigenze “editoriali” che per mancanza di competenze dell’autore.

Qui potrete trovare la presentazione completa: http://www.repubblica.it/economia/2014/03/19/news/il_piano_cottarelli-81316068 e di seguito la tabella.

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