Renzi parte da Pisa. Impressioni a caldo (o quasi)

Renzi parte da Pisa. Impressioni a caldo (o quasi)

Domenica sera è iniziato l’ultimo tour prima delle primarie di Matteo Renzi, da Pisa. Io c’ero, accompagnato da qualche amico, tra cui anche qualche diffidente. Cerco di buttare giù qualche impressione, frutto anche della chiacchierata fatta subito dopo con loro, a meno di 12 ore di distanza, sonno compreso.

Format: dopo una parte iniziale con interazioni con il pubblico, Renzi parte con alcuni video che dovrebbero far capire ai presenti che la politica si può fare anche in modo diverso. Sceglie tre spot pubblicitari, ai quali seguiranno due spezzoni di film. Alcuni effettivamente funzionano, per quanto mi riguarda soprattutto il primo: è lo spot di una nota marca di birra irlandese che parla di disabilità e amicizia. Bello anche l’ultimo, quello della Nutella (ops, mi è scappata, ma la Nutella è la Nutella) che ti chiama per nome. Un po’ meno il secondo, quello di una nota bevanda americana che dovrebbe in un qualche modo aprire all’ottimismo. Ma il dubbio non è sugli spot in sé, quanto proprio sul nuovo modo di esporre gli argomenti, che proprio perchè innovativo, non so se sia arrivato a tutti. Altro consiglio che mi sento di dare, è quello di non rinchiudere Matteo dietro un piedistallo. La dinamicità del personaggio risulta compressa. Meglio il Matteo Renzi della campagna elettorale dello scorso anno che girava, microfono in mano, su tutto il palco. Da rivedere.

Durata: il Sindaco è il Re della sintesi. Costruire un evento, pur inframezzato da contenuti multimediali, che dura complessivamente un’ora e mezza o quasi, è troppo. E’ come costringere Bersani a parlare per slogan. Credo, però, a sua discolpa, che essendo il primo evento di una lunga serie – come lui stesso ha ammesso, preparato in giornata – correggerà il tiro nei prossimi. Da migliorare.

Organizzazione: in questo caso Renzi in persona c’entra poco. C’entra invece chi ha organizzato la serata: la scelta di una sala conferenze di un albergo è un po’ troppo “fredda” e, soprattutto, logisticamente inadeguata. Lo staff (che ha comunque la mia umana comprensione) gestisce male il malumore dei presenti per alcuni noti che scavalcano la fila e il clima, nell’attesa, si fa un po’ burrascoso. Troppo basso l’audio e poco coordinamento tra video e luci. A salvare la situazione ci pensa il Sindaco, che con le sue battute risolve gli imbarazzi dei tempi morti (“ma chi c’è alle luci, Fassina?!”). Meglio Livorno.

Contenuti: la sua abilità maggiore, come detto sopra, è quella della sintesi. Riesce a toccare quasi tutti gli argomenti caldi – anche quelli dimenticati dai giornali, quali l’istruzione – con semplicità ed efficacia. Forse avrebbe potuto approfondire alcuni passaggi (come si aspettava qualcuno dei miei accompagnatori) ma in un intervento a tutto campo, effettivamente, non si può chiedere tutto.

Coinvolgimento del pubblico: se non fosse per alcuni inconvenienti tecnici che spezzano un po’ il filo della serata, con lui difficilmente ci si annoia. Il suo intervento è intervallato da battute, anche di interazione diretta con il pubblico, che tengono viva l’attenzione dei presenti. Difficile chiedere di più ad un uomo politico. Il finale con Wake me up degli Avicii spacca.

Magnetismo: c’è poco da dire. Parafrasando Manzoni, “uno la leadership se non ce l’ha non se la può dare”. O ce l’hai o no. E lui, appena arriva, lo noti. Leader nato.

Insomma, qual è il mio giudizio complessivo? Sicuramente positivo, seppure con i limiti, soprattutto organizzativi, esposti in precedenza. E poi c’è dell’altro. La cosa che più mi ha colpito ieri è stata che Matteo Renzi è apparso “non perfetto”. Ha incespicato un paio di volte, addirittura nel finale scandito con slogan (imperdonabile secondo alcuni). Insomma, non è sembrato il Matteo che siamo abituati a vedere in televisione e che, a detta di tanti che lo criticano, sarebbe costruito ad arte (da chi, non si sa) per ripetere frasi fatte a pappagallo. Quello che mi è apparso ieri, è stato un Matteo Renzi “umano”. E, potrà sembrare strano, ma quel Renzi umano, che sì, magari sbaglia due parole e combatte contro le mancanze dei tecnici video e luci, a me è piaciuto. Per assurdo, mi è sembrato, seppure leader, persona normale. E, personalmente, questo non fa altro che accrescere la mia fiducia in lui.