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Nuovo Centro Destra: si stava meglio quando si stava peggio

Nuovo Centro Destra: si stava meglio quando si stava peggio

Sabato durante quella pantomima che nel PDL chiamano Assemblea nazionale, si è consumato lo strappo tra falchi e colombe, tra governativi e lealisti, tra Alfano e Berlusconi. È rinata Forza Italia e si è formata un nuova formazione politica chiamata Nuovo Centro Destra.

Fin qui ci siamo tutti, ma il punto è un altro: Alfano sarà un Fini 2.0 oppure il suo nuovo movimento riuscirà a spostare gli equilibri politici del paese?

Nel primo caso l’ex delfino e i suoi finirebbero accanto a Meloni e Crosetto a fare i beauty case (Rosini docet) di FI, lasciando di fatto immutatata la distribuzione delle forze politiche.

Nel secondo caso i filo governativi riescono a crearsi una base elettorale propria, ipotesi non impossibile visto che all’interno del NCD si collocano nomi di spicco di Comunione e Liberazione (Formigoni e Lupi su tutti) che notoriamente ricopre un peso politico non trascurabile. In questo caso, visto anche quello che sta succedendo all’interno di Scelta Civica, si arriverebbe ad un ricollocamento sia di FI, ormai partito di destra “estrema” e antieuropeista, sia della nuova alleanza Alfano-Casini come centro destra di governo.

Quest’ultima ipostesi potrebbe rappresentare un enorme punto di discontinuità con il passato, con riperussioni non da poco anche sulle altre forze politiche; e penso al mio PD:

-in un momento storico dove le differenze tra centro destra e centro sinistra vanno a riguardare l’impostazione metodologica con cui ci si approccia alle questioni (esempio classico sono i tagli alla spesa: sia cdx che csx ne fanno una bandiera, cambiando però i capitoli sui cui andare a tagliare, scuola e sanità per uno, esercito e inefficienze per l’altro) e non più paletti ideologici duri e puri;

-in un momento in cui i movimenti antipolitici contano circa un 15% su base europea ma in Italia oggi di più (basta pensare a Lega e M5S);

-in un paese dove la storia di destra è stata istanza di almeno un elettore su 10, prima MSI poi AN, in questo scenario toccherebbe alla rinata FI;

-in un momento dove le forze a sinistra del PD, anche se federate, non riescono a creare un partito che superi la soglia dello sbarramento alla Camera;

Il PD, sempre che si accetti questa ipotesi, non può rimanere fermo. Sarebbe rilegato ad essere uno dei tanti, una forza intermedia tra progressismo europeo e sinistra d’ispirazione socialdemocratica (l’SPD ha appena toccato il minimo da quando la Germania è unita), confuso nel domandarsi se l’elettore che lo porterà a vincere sarà uno scontento del centro destra, un’ astensionista cronico, o un elettore di sinistra che, folgorato sulla via di Damasco torna all’ovile democratico.

Passando dalle ipotesi alle opinioni penso che il mio PD abbia poco da riflettere. Come ho detto prima, alla sua sinistra, i voti sono pochi e ritengo che un elettore che scientemente nel 2013 ha deciso di votare a sinistra del PD difficilmente dal 2014 o successivamente voterà PD.

Il mio partito se veramente vorrà realizzare la sua vocazione maggioritaria dovrà concentrarsi nel contendere gli elettori con le altre forze di governo nella logica dell’alternanza e intercettare gli astensionisti ed i moderati con una decisa politica del fare.

Le primarie dell’8 dicembre per il PD e l’inesorabile scorrere del tempo per il centro destra ci diranno quale ipotesi diverrà realtà, ma il dato di fatto è semplice: chi non cambia muore.