Il lungomai del Pd. Di Paolo Borghi

Nonostantismo

Nonostante le larghe intese.

Nonostante il PD.

Nonostante l’astensionismo.

Nonostante, nonostante, nonostante … è stata la parola che ho sentito più volte in questa due giorni elettorale, e mi è sorta spontanea una domanda: possibile che nessuno abbia sottolineato l’importanza del candidato Sindaco? Il centrosinistra vince in territori, nei quali non ha mai sfondato:penso a Treviso, Viterbo e Lodi, per citare i casi più eclatanti.

Si pensa ai “Nonostante” ma non si rende merito allo sforzo dei candidati, al loro impegno e magari anche alla dura battaglia (le primarie) che hanno dovuto affrontare per risultare i rappresentanti unitari di tutta una coalizione.

Questa è la parte, tutto sommato, felice della notizia: che il centrosinistra si è nettamente affermato alle ultime amministrative.

Il MoVimento 5 Stelle,al contrario, è pressoché sparito dai radar. Il dato di Catania è illuminante: dal 33% delle Politiche di Febbraio al 3% del primo turno svoltosi ieri (quando parlavano di “Decrescita Felice”, non intendevano certo questo,credo.). Questo è, a mio giudizio, il punto debole del M5S: l’essere percepito come lista spendibile a livello “nazionale” e non locale (escludendo le vittorie di Assemini e Pomezia) anche, forse soprattutto, per l’ingombrante presenza del “Megafono del MoVimento” (per sua stessa definizione) Beppe Grillo.

La medesima analisi è spendibile anche per il PdL e il centrodestra in generale, i veri sconfitti da questa tornata elettorale. Cadute tutte le storiche roccaforti della Destra italiana (Viterbo, Treviso) per la stanchezza di un elettorato deluso, per l’alleanza di governo con gli storici nemici “comunisti”, (come Enrico Letta, noto mangiatore di bambini, N.d.R.) per i continui scandali che hanno colpito in maggior misura il centrodestra (Fiorito il caso più clamoroso) ma soprattutto, per l’assenza di un impegno diretto di Berlusconi, il quale riesce sempre a mobilitare il suo “popolo”. Detto questo le analogie col M5S, si fermano qui: da un punto di vista squisitamente politologico sono entrambi “movimenti bonapartisti”.

Sembrerà una frase fatta ma è così: il vero vincitore è l’astensionismo. Almeno per la media italiana.

Storicamente, infatti, il nostro Paese ha sempre avuto un’altissima affluenza alle urne; i motivi sono sostanzialmente due:

-La presenza di due forti partiti di massa

-Il voto di scambio

La prima condizione, è palese, non esiste più.

Rimane la seconda, la quale spiega (almeno in parte) perché l’affluenza in Italia rimane una tra le più alte d’Europa.

Proprio oggi il Professor D’Alimonte sul Sole24ore (l’articolo lo trovate anche sul blog, N.d.R.) spiega perché, l’alto tasso d’astensionismo non deve essere visto come un fatto meramente negativo: “abbassandosi l’affluenza” sostiene “il rischio del voto di scambio diminuisce significativamente”. Può essere una teoria bizzarra, ma tendo a condividerla, almeno in linea di massima.

Certo l’ anomalia in Europa era l’Italia con la sua alta affluenza: avere un livello di partecipazione al voto più simile al resto d’Europa può anche essere un fatto normale, certamente non delegittima il risultato elettorale, certo, però c’è un però: non è edificante per una democrazia che si definisce “matura” vedere eleggere il Sindaco della propria città con meno del 50% di affluenza.

La Politica deve ritrovare la sua credibilità e ridare speranza alle persone, o torneremo ad essere un anomalia in Europa: ma stavolta non sarà per la più alta affluenza,ma per la più bassa.

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