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Roberto Benigni

“Non avrai altro blog all’infuori di me”. Benigni e i 10 comandamenti

Quello a cui 9 milioni di spettatori hanno assistito negli ultimi due giorni è un chiarissimo esempio di buona Televisione. Mi riferisco al programma televisivo andato in onda in prima serata su Rai1 condotto da Roberto Benigni nel quale venivano raccontati e spiegati i 10 comandamenti.

Portare in prima serata i 10 comandamenti non è una sfida facile quando i palinsesti sono occupati in grandissima maggioranza da reality, format, talk show e serie televisive mediche e poliziesche. Ma si sa, Benigni è un catalizzatore potentissimo per gli italiani e anche stavolta non ha deluso le aspettative, costringendomi a reinventarmi per questo articolo una sorta di Aldo Grasso per commentare questo evento: perché di “evento” si può parlare quando si incollano 9 milioni di persone alla tv senza ricorrere a seni scoperti, storie molto tristi o molto scandalose, campionati mondiali di calcio.

La cosa che mi ha colpito fin da subito è stato il rapporto che Benigni ha stabilito con il pubblico riguardo alla parte più delicata: la natura Cristiana del testo. Benigni ha subito affermato che “Dio esiste, altrimenti non inizio nemmeno il programma, e mi dice la regia che è appena arrivato in sala.”: liberandolo da una certa solennità e rendendolo un soggetto più “esteso”, accettabile in grande parte da tutti il pubblico qualunque sia il proprio rapporto con la religione (tranne gli atei convinti). Poi, con riferimenti ai fatti di cronaca limitati ed estesi solo al Governo e ai fatti di Roma, Benigni ha affabulato il pubblico e raccontato tutti i 10 comandamenti. Particolarmente illuminanti, a mio modo di vedere, le interpretazioni dei comandamenti “non uccidere” e “non pronunciare falsa testimonianza”  e “non desiderare la moglie del tuo prossimo”.

Francamente io penso che non ci sia niente di più prezioso nella tv moderna che dare vita a programmi del genere: trovatemi voi un altro modo per veicolare un messaggio culturale a così tante persone. E, con buona pace dei puristi, Benigni vale ogni centesimo dei 4 milioni di euro che pare abbia percepito per questa trasmissione: la cultura non ha prezzo. Dopo “La Divina Commedia”, la nostra Costituzione e L’inno di Mameli, il comico toscano restituisce a questa Italia imbarbarita, disattenta e populista, un pezzo di cultura altrimenti sconosciuta. E se la Rai desidera fare uno spot contro l’elusione del canone, credo che non ci sia niente di meglio che tornare a fare programmi come questo: e dunque, tornare a fare qualità e Servizio Pubblico.