Lasciamo respirare il settore nautico

Lasciamo respirare il settore nautico

Neanche il tempo di annunciarlo, che subito il Decreto “del Fare” ha dovuto subire numerose critiche. Non voglio analizzarle tutte quante, rischierei di fare un articolo molto superficiale. Mi soffermerò solamente su una delle critiche principali, quella dell’abolizione della tassa di stazionamento sulle imbarcazioni, più precisamente:“Per rilanciare la nautica da diporto spunta anche un taglio all’imposta sul lusso introdotta dal Governo Monti. Non pagheranno più la tassa di stazionamento le imbarcazioni fino a 14 metri, mentre si riduce a 870 euro quella pagata per imbarcazioni da 14 a 17 metri e a 1.300 euro quella dovuta su unità che vanno da 14,01 a 20 metri.” (preso da ilSole24ore). Non vedo e non capisco come si possa essere contrari ad un’abolizione di una tassa di possesso in un settore come quello nautico. Il settore nautico ormai versa in condizioni disastrate. Se fino a qualche anno fa l’Italia era in cima alle classifiche per la produzione di navi ed imbarcazioni marittime, adesso questo primato lo stiamo piano piano perdendo anche grazie l’aiuto dei Governi precedenti che hanno peggiorato la situazione. Penso per l’appunto alla tassa introdotta dal Governo Monti per le imbarcazioni, che non solo ha avuto un misero successo (incassati solo 23mln su una previsione del Governo di circa 180mln) ma ha anche causato una fuga delle barche dai porti italiani, procurando così un calo dell’entrate nel settore della nautica da diporto pari al 30%, che per tradurlo in numeri parliamo di cifre che vanno dai 700mln in su, persi di introiti, per il consumo nelle località marittime e portuali. Insomma, veri e propri danni all’economia reale per esercenti, albergatori e località turistiche.

Oltre alla tassa diretta, penso anche alle molteplici accise che in Italia sono praticate sul carburante. Che se sono state percepite dai possessori di un automobile o di un motociclo, figuriamoci per coloro che hanno una imbarcazione marittima.

E in tutto ciò non ho specificato i lavori di manutenzione e riparazione che le società di costruzioni navali non hanno avuto più opportunità di fare.

Questo comporterebbe, a mio avviso, stime di perdite molto più ampie. Purtroppo.

Per tutte queste queste ragioni non riesco a capire come si possa essere contrari all’abolizione di questo tipo di tassa. Si preferisce farla girare l’economia o farla scappare? Preferite che oltre i costi di attracco, che sono aumentati in quasi tutta Italia, ci siano ulteriori tasse da pagare? Se la risposta è sì volete la fine di un settore che un tempo era una economia portante del nostro Paese, e che attualmente vede scappare i migliori ingegneri navali ed i migliori professionisti verso l’Estero, perché essendo altamente qualificati sono ricercatissimi, soprattutto in Oriente.

Volete la fine di un settore che potrebbe ricreare possibilità occupazionali di grandissima capacità, con l’aiuto di accordi urgenti tra i principali porti italiani, per ritagliarsi ognuno il proprio ruolo. In modo tale da avere specificità precise, sia caratteristiche che professionali.