Referendum

Il si che apre la strada

Se aprendo questo articolo pensavate di leggere le classiche argomentazioni a favore del Si probabilmente rimarrete delusi, il breve ragionamento che segue si basa su alcuni concetti presenti nel mio bagaglio valoriale che mal si sposano con l’identità e la propaganda delle forze politiche schierate a favore del Si.

Definendo il campo di gioco nel quale mi muovo possiamo dire che:
– Credo fortemente nella suddivisione dei poteri e nell’importanza di un parlamento che esprima con forza la volontà popolare estrinsecandola nel suo potere legislativo;
– Credo nella politica come arte e come professione;
– Credo che la politica debba essere supportata economicamente dallo stato tramite pubblico finanziamento.

Detto questo so bene che il secondo punto è anacronistico ed il terzo quasi utopia.

Sul primo però si articolano tante posizioni a favore del No: dal più estremo “viene messa a rischio la tenuta delle istituzioni”, passando per “viene svilito il ruolo del parlamento” al più moderato e condivisibile “si verrà a creare un problema in termini di rappresentanza dei territori e nelle tecnicalità di funzionamento delle camere”.

Personalmente ritengo che, seppur la storia ci insegna che non c’è mai niente di impossibile e soprattutto non c’è fine al peggio, il nostro paese ha ancora abbastanza anticorpi per evitare una deriva autoritaria; e che quello che dovrebbe essere il consesso espressione della volontà popolare sia già abbastanza svilito così com’è, relegato a cassa di risonanza degli slogan del governo/opposizione e a mero organo di ratifica quando c’è da votare una delle, troppe, fiducie. Senza parlare poi dei roboanti risultati delle commissioni di inchiesta.

Il funzionamento degli organi e la rappresentanza dei territori sono oggettivamente dei problemi che il Si a questo referendum porta con sé, è innegabile. Partire dal taglio del numero dei parlamentari senza aver prima analizzato e riformato la struttura del parlamento nel suo complesso (legge elettorale e regolamenti sono condizioni necessarie, una revisione dell’iter di approvazione delle leggi auspicabile e il superamento del bicameralismo perfetto un sogno) non è la scelta migliore per il paese.

Quindi, ora che ho argomentato i motivi per cui votare No vi dico perché voterò Si:
il No lascia tutto così com’è, immobile ed immutabile. Con questo assetto nel quale è molto più facile per un elettore identificarsi in una singola figura che in un’idea collettiva; detto in altre parole votiamo i leader e non i partiti, detto in altre ancora il fatto che l’Italia è e rimane una democrazia parlamentare è vero solo sulla carta.

Il Si apre una strada, una strada che deve essere percorsa per forza entro la durata di questa legislatura. Entro il 2023 i nodi procedurali espressi nei paragrafi precedenti dovranno necessariamente venire al pettine, il paese avrà almeno una nuova legge elettorale e dei nuovi regolamenti per camera e senato, anche perché in maniera molto pragmatica le forze politiche già schierate per il Sì avranno la necessità di sgombrare il campo della campagna elettorale dalle polemiche derivanti da un’elezione, quella del 2023 appunto, complicata da una riforma da loro sostenuta.

Proprio per quest’ultimo punto avrei voluto una presa di posizione forte a favore della riforma da parte dei partiti di centro sinistra al governo del paese. riconoscendo che se la paternità fosse stata la loro e non quella dei 5 stelle non si sarebbe partiti dal taglio, ma che con loro all’interno del processo di cambiamento dei prossimi anni si potrà correggere questa falsa partenza e portare il Paese nel futuro, perché avere delle istituzioni che siano vicini ai cittadini non nel numero degli eletti ma nella qualità del lavoro che svolgono è importante tanto quanto gestire nel migliore dei modi il fiume di risorse in arrivo dall’Europa. Così da essere progressisti e riformisti non soltanto nelle teorie economiche, ma estendendo questa visione a tutti gli ambiti della politica riportandola al centro della vita del paese.

Se non lo hanno fatto/non lo faranno (mentre scrivo il PD, coma al solito, non ha una sua pozione sul tema) si saranno, nella mia modesta visione delle cose, dimostrati ancora una volta conservatori; ma una volta che la riforma sarà approvata dovranno senza appello mettersi a lavorare sui buchi che essa nella sua formulazione lascia.