Il punto della discordia

Il punto della discordia

All’interno del governo e del parlamento si discute accesamente sulla possibilità di congelare l’aumento dell’aliquota massima dell’I.V.A. di un punto percentuale. Tale misura, adottata dal Governo Monti, è risultata necessaria per permettere all’Italia di uscire dalla procedura di deficit eccessivo imposta dall’Unione Europea per il superamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL, sbloccando dal 2014 una serie di risorse per investimenti. Questa misura porta però in dote al nostro paese una serie di preoccupanti ripercussioni sociali.

Non dobbiamo cadere nel tranello di pensare: “ma cosa sarà mai l’1%, un centesimo ogni euro non cambia mica niente”; l’I.V.A. colpisce sí il consumatore finale, ma viene caricata ogniqualvolta avvenga una transazione economica nel ciclo del prodotto (dalle materie prime alla distribuzione), quindi  il prezzo al dettaglio aumenta in maniera esponenziale, facendo diminuire il potere d’acquisto del consumatore. Il problema non finisce qui: la diminuzione dei consumi causata dalla perdita del potere d’acquisto avrà sicuramente ripercussioni sulle imprese, che vedranno diminuire le vendite; questo avverrà anche visti i vincoli tecnologici che impediscono un’immediata riconversione del processo produttivo. Tutto ciò unito alle difficoltà nel reperire i capitali necessari in questa fase di crisi, porterà le imprese stesse ad aumentare i prezzi causando quella che tecnicamente viene definita “spirale della morte” (curo una diminuzione dei consumi con un aumento dei prezzi provocando una nuova diminuzione dei consumi).

Oltre ai problemi meramente economici esiste un problema di equità sociale nell’aumento dell’I.V.A. Essendo un’imposta che non colpisce il reddito ma le sue manifestazioni (imposizione indiretta) si perde il requisito di progressività dell’imposizione. Ossia: al momento in cui mi reco ad acquistare un bene sul mercato subisco l’aumento del prezzo al dettaglio indipendentemente da quello che è il mio patrimonio, ed è semplice cogliere che tale aumento peserà in maniera superiore sulle fasce di popolazione a reddito più  basso.

Il ministro dello sviluppo economico Zanonato ha dichiarato l’impossibilità del Governo a modificare un provvedimento messo in atto dal precedente esecutivo il cui gettito è già stato inserito nel bilancio dello Stato. Ora, non credo che il buon ministro Zanonato con una bella frase in stile Ponzio Pilato possa liberarsi da un giudizio altamente negativo sulla gestione del provvedimento. Compito del titolare del ministero dello sviluppo economico è quello di proporre misure a sostegno del tessuto produttivo non di ratificare misure palesemente recessive, imposte da una Unione Europea che non intende allontanarsi di un passo dalle politiche di austerity che la hanno contraddistinta negli ultimi anni, e nel quale il nostro paese non riesce a recuperare il ruolo di proposta, proprio degli Stati fondatori, limitandosi ad accettare passivamente anche quei tagli (molti sono stati indispensabili per il risanamento dei conti pubblici) che minano le fondamenta dell’apparato imprenditoriale.  Ultima nota sul PD: se ci sei batti un colpo! Non si può lasciare che siano soltanto gli “alleati” Brunetta e Gasparri a battersi, in maniera strumentalmente, per congelare l’aumento. Si ritorna al discorso su Zanonato, guarda caso ministro in quota PD. Ogni tanto una proposta non farebbe male.