Il Partito di Salvini

Il partito di Salvini

Ci sono processi lunghi e processi brevi in politica per la definizione dell’identità (o per rifiutare l’identità) e poi c’è la Lega Nord.

La Lega Nord nel giro di pochi mesi ha cambiato ragione sociale cambiando parzialmente il suo bacino elettorale, collocazione europea, proposta economica e politica.

La Padania e la sua secessione sono ormai è un brand che non tira più. Del federalismo poi non interessa più niente a nessuno. Anche perché concetto complesso dalle molteplici declinazioni e quindi poco conforme alla politica delle sparate inaugurata dal segretario Salvini.

Se è vero che in politica non esistono spazi vuoti, Salvini ha trovato un posto apparentemente già occupato ma non fino in fondo, ha portato infatti la Lega Nord (partito nazionale dalle percentuali superiori allo zerovirgola) a farsi carico delle istanze di quel sentimento razzista e fascista strisciante che qualcuno definì endemico fra il popolo italiano.

L’asse con Le Pen in Europa, l’aperto sostegno alle politiche liberticide di Putin, e una virata verso lo statalismo e il corporativismo ci permettono di dire che abbiamo assistito alla veloce fascistizzazione della Lega Nord. Per questo e per altri motivi da qui in poi la ribattezzeremo col più corretto “Il Partito di Salvini” perché ormai della vecchia Lega che noi tutti conoscevamo è rimasto solo un vuoto involucro.

Chi mi conosce sa bene che non sono solito usare a cuor leggero il termine fascista. Anzi. Spesso mi trovo a criticare chi lo usa come intercalare verso chiunque non la pensi come lui, i teorici del complotto permanente e duraturo e quelli che vedono la deriva autoritaria perfino se aprendo il frigo trovano la bottiglia del latte chiusa malamente.

Ma questa volta il termine fascista, purtroppo, si può e si deve usare con cognizione di causa.

Si perché il Partito di Salvini non gioca solamente sulla paura dei cittadini per mietere facili consensi elettorali (la politica irresponsabile) pompando i fatti di cronaca per poi promettere ordine, pugno di ferro e pulizia. Il Partito di Salvini si propone adesso sulla scena politica nazionale come il portatore dei sani valori tradizionali al servizio di una campagna moralizzatrice per una nazione dissoluta e dai corrotti principi. Il partito di Salvini ha archiviato la questione settentrionale per brandire quella più elettoralmente proficua del ritorno alla sovranità monetaria contro l’Europa matrigna che affama il popolo italico. E per farlo, come ogni no euro che si rispetti, ci propone la solita zuppa stantia fatta di competitività al ribasso e svalutazioni competitive.

Il piatto forte però è sicuramente “la produzione domestica’’ sulla quale si poggia il sistema economico che il Partito di Salvini ci propone. Per capire cosa si intende per “produzione domestica” basta aprire un qualsiasi manuale di storia e andarsi a rileggere il capitolo sull’autarchia imposta da Mussolini che devastò irrimediabilmente il sistema produttivo e tecnologico del Paese. Che trova la sua punta di follia nel NO categorico al Ttpi. Si nega la ventata di competizione e sviluppo che porterà l’apertura transatlantica dei mercati. Soprattutto adesso che l’Euro con gli attuali valori di cambio è diventata una moneta competitiva.

Ma come abbiamo già detto, il Partito di Salvini pretende di esportare chiudendo le frontiere alle importazioni. Follia, appunto.

Per non farsi mancare nulla il Partito di Salvini ci propina pure due proposte apertamente incostituzionali (una già cassata dalla Consulta per altro) tanto per gridare al complotto e cullarsi sulla rendita elettorale derivante dall’indignazione provata dai cittadini turlupinati: il referendum sulla legge Fornero e la Flat Tax al 15% che si scontra col precetto costituzionale della progressività (art.53 cost.)

Il Partito di Salvini poi non ci propone solo di chiudere le frontiere per respingere i disperati che lasciano i loro paesi devastati da guerre, dittature e carestie. Il Partito di Salvini ci propone anche e soprattutto di chiudere le frontiere per impedire le importazioni di generi  alimentari e prodotti che dovremmo produrre in Italia con l’aiuto dei fondi pubblici e vere e proprie nazionalizzazioni. Una genialata, torna l’IRI e crollano le esportazioni. Si, perché non spereremo mica che interrompendo le importazioni gli altri Paesi continueranno a comprare prodotti made in Italy? Mica son scemi.

Alimentare le paure dei cittadini, ordine e pulizia, chiudere le frontiere, razzismo, autarchia e statalismo. Ditemi voi se non è fascismo questo.

E se questa è l’alternativa al governo Renzi, Renzi sentitamente ringrazia.