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Greta, Vanessa, Salvini e la macchina del fango

Greta e Vanessa, le due ragazze italiane rapite in Siria e liberate pochi giorni fa, stanno sperimentando sulla loro pelle la famigerata macchina del fango. Tante le notizie che si sono succedute negli ultimi giorni sul loro conto, la maggior parte infamanti. Ma facciamo un passo indietro, riepilogando gli eventi fino alle ultime ore. Cinque giorni fa la notizia della loro liberazione, la sera stessa, non ancora sbarcate in Italia, parte la prima notizia che rompe il lieto evento: sarebbe stato pagato un riscatto di svariati milioni di euro. Prima 20, poi ci si assesta a 12. Cifre altissime per due sole persone. La Farnesina smentirà, ma questo non importa, come non importa che la maggior parte dei sequestri che si chiudono a lieto fine prevedano il pagamento del riscatto. Le agenzie impazzano e con queste le dichiarazioni dei politici. Ognuno dice la sua. Ad aprire le danze, ci pensa Salvini: “Se il Governo avesse pagato 12 milioni per le amiche dei siriani sarebbe uno schifo”. Rincara la dose Galeazzo Bignami, Capogruppo di Forza Italia in Regione Emilia Romagna: “Adesso le due tipe si mettano a lavorare gratis fino a quando non ripagheranno all’Italia quanto noi abbiamo dovuto versare, in nome della loro amicizia, ai ribelli siriani. Si liberano queste qui mentre chi porta la Divisa e rappresenta lo Stato è ancora in arresto in India. Bello schifo.”. Ovviamente, non basta definire uno schifo la salvezza di due ragazze ma anche qui è forte il richiamo alla Patria, ai Marò trattenuti in India. Si additano poi come “amiche di siriani”, utilizzando l’amicizia per un popolo in guerra come un aggravante. L’accusa, poi è quella di aver finanziato, con il loro riscatto, il terrorismo internazionale. Loro diventa la colpa della guerra che è lontana sì, ma che ci arriva sotto forma di immigrazione. E le immagini dei profughi siriani danno fastidio, perché vengono tutti qui da noi, “ci stanno invadendo”, portano malattie come l’Ebola, ci fanno toccare la miseria con mano, portano il terrorismo. E, quindi, è inevitabile, è colpa loro se abbiamo provato paura la scorsa settimana con l’attentato a Charlie Hebdo. Perché loro si sono fatte rapire. Quasi viene da pensare che l’abbiano fatto di proposito.

E poi la macchina del fango continua. Due giorni dopo ripartono i media: sono ingenue, si sono fidate di un pizzaiolo siriano conosciuto poco tempo prima, sono ragazzine con il vizio del rischio. Sono le uniche che in un rapimento ingrassano (e piovono fotomontaggi). E ancora, e qui è una figura istituzionale, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che con un tweet lancia la fatwa: “Greta e Vanessa, sesso consenziente con i guerriglieri. E noi paghiamo!”. Il punto più basso: si accusano due ragazze rapite di essersi divertite, di essersi fatte (scusate il francesismo) una scopata a carico nostro. E che scopata: 12 milioni di euro. Poi però Gasparri, che ogni tanto – ma ogni tanto, eh, mica si può chiedere molto ad un elemento infimo qual è, ma anche questo suo essere un po’ naife è un gioco che gli torna utile, a parer mio – si rende conto di aver sbagliato, fa marcia indietro: chiedo venia, l’ho letto su internet. Come se un vicepresidente del Senato della Repubblica possa trovare una qualsiasi notizia non verificata su internet e rilanciarla a caso, senza valutare le conseguenze. Ma che vogliamo farci: è Gasparri, no?

Un capitolo a parte meriterebbero poi tutte le offese che queste ragazze si sono beccate sul web e sui social. Io credo che i tempi per una stretta sulla diffamazione e sulle ingiurie online siano ampiamente maturi. Chiunque si sente in grado di poter dire quello che vuole, come vuole e quanto vuole. Ci sta l’ignoranza, vero, perché spesso non ci si rende conto che scrivere un commento sotto un quotidiano online o sotto una pagina pubblica su Facebook è come urlare in una piazza quello che si pensa, offese di turno comprese. Ma c’è anche chi sa quello che fa, e allora sarebbe bene ristabilire una parvenza di diritto.

Il punto sulla intera vicenda è un altro, però, al netto dei singoli passaggi della campagna diffamatoria: o i media non sanno di cosa parlare e la vicenda di Greta e Vanessa è la notizietta di cronaca spicciola elevata a prima pagina – eppure le notizie serie ci sarebbero eccome – oppure l’obiettivo di chi manovra la macchina del fango non sono le due cooperanti lombarde, ma qualcuno più in alto. E il nome lo fa Salvini nel primo commento a caldo: il Governo. E sì, anche questa campagna del fango mira ad indebolire Renzi ed in particolar modo i suoi alleati “di destra” e avversari di Salvini e di Forza Italia, e cioè il centro (quello che rimane, a dire il vero) e il Nuovo Centro Destra di Alfano. La partita del 2015 si gioca lì, tutta a destra: un Berlusconi vecchio e stanco, che forse non riuscirà nemmeno a giocare il suo ruolo nella partita del Presidente della Repubblica, verrà sostituito quest’anno da Salvini alla guida di una destra sociale che aggregerà intorno alla figura carismatica dell’ex leghista – quant’è che Salvini non parla della questione lumbard? – quello che rimane della destra italiana. E Renzi farebbe bene a dare un’occhiata a destra, perché è lì che si gioca il futuro del suo governo.

p.s.: già che ci siamo, “il Sindaco” dovrebbe guardare anche a sinistra, ma non perché il progetto di tanti ex e rottamati sia davvero di lungo respiro, quanto piuttosto perché la sinistra italiana è maestra nella scissione dell’atomo e la prima occasione utile, quella dell’elezione del successore di Re Giorgio (grazie, davvero, n.d.r.) potrebbe essere l’occasione per guadagnarsi un po’ di visibilità.