Tiziana Cantone

Fuori dal letto nessuna parità

Una donna di 31 anni si suicida perché “lo scherzo” – il coro di offese di una nazione intera – dura troppo. Negli stessi giorni, a Rimini, altre future donne (solo 17 anni) non si rendono conto che una loro amica é vittima di uno stupro, non di uno scherzo, e anziché aiutarla la filmano, rendendosi colpevoli quanto chi quella violenza la stava compiendo. Come se non bastasse – ma é ovvio in quanto lo scopo del filmare é sempre poi la possibilità di poter mostrare ciò che si é immortalato – condividono tutto su Whatsapp con amici e conoscenti.

É Whatsapp il problema? O Facebook nel caso de-gli insulti a Tiziana Cantone? O Ask.com per il suicidio di Carolina (di ieri la lettera del padre sul Corriere, nel non lontano 2013? Non proprio. Anche se rimangono scolpite nella memoria le parole di Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”. E il web in sé è diventata oramai una giungla, a tal punto da non potersi più permettere di non intervenire sul problema, che quando coinvolge i minori rischia di portare la vittima al suicidio più di altri: 1 bersagliato su 10 dice di averci pensato o provato.

Dalla notte dei tempi, l’umanità è sempre stata schiava del voyeurismo e del pettegolezzo, con l’unica differenza oggi, rispetto al passato, che per elevare esponenzialmente il passaparola, abbiamo a disposizione quel grosso e potente megafono-tritacarne che é rappresentato dalla condivisione via social. I video di Tiziana Cantone hanno fatto il giro di buona parte degli smartphone italiani, destando curiosità e una valanga di commenti (prima) e offese (poi). Provate però, ad esempio, ad immaginarvi un video di un Tiziano qualunque che pratica del sesso orale ad una donna, al contempo prendendo in giro la propria ex che magari lo ha lasciato per un altro. Sarebbe subito osannato, soprattutto dal genere maschile. Molti elettori medi lo vorrebbero immediatamente al posto di Renzi. Del resto Berlusconi é stato idolatrato anche per questo. Più che sul contenuto in sé, piuttosto si potrebbe discutere sul come siano stati condivisi e quanto consapevolmente siano stati divulgati. Nei mesi successivi, quel “bravoh” era diventato un tormentone, con tanto di merchandising annesso. Ma non é questo il punto.

La storia per la quale se a fare “certe cose” sia un uomo allora ci si trovi davanti alla controfigura di Rocco Siffredi – come tanti si sentono, purtroppo, non comprendendo che anche lui è un prodotto dello schermo, come Batman o l’Uomo Ragno – mentre se a farla sia una donna sia una poco di buono, è una cagata pazzesca (cit.). E questo principalmente per due motivi. Il primo riguarda la sacrosanta libertà sessuale di ognuno di noi, che é libero di andare con chi e come vuole. Ricordate Bocca di Rosa? Libertà, costituzionale e morale, che per vedersi affermata nel 2016 dallo Stato di diritto ci ha costretto a sentire di tutto nel dibattito parlamentare sulle unioni civili, ad esempio, e non importa citare le autorevoli affermazioni di un Giovanardi o un Gasparri di turno. Oppure a vedere qualcuno scandalizzarsi se a baciarsi in pubblico siano due uomini o due donne tra di loro: “Facciano quello che vogliono ma non in pubblico! I bambini, nessuno pensa ai bambini?!”. E pensare che qualche decennio fa anche un bacio appassionato in pubblico tra un uomo e una donna poteva essere ritenuto contrario al buon costume.

Il secondo riguarda le implicazioni di tale assunto e coinvolge direttamente le coppie italiane, che vivono in una delle società occidentali più puritane ma ipocrite e fedifraghe allo stesso tempo. Il ragionamento contorto e sbilanciato sul genere maschile porta alcuni uomini – ma anche donne, che forse per quieto vivere o, peggio, paura lo accettano senza obiezioni – a limitarsi nell’intimità con il proprio partner per andare a cercare la stravaganza altrove, fuori dalla coppia: con l’amante, con la prostituta, con il trans, con una sconosciuta/o di una sera. Probabilmente, basterebbe “osare” un po’ di più con il proprio partner per sentire meno il bisogno del tradimento e della perversione. Ma questo presuppone il confronto e, soprattutto, la sincerità, la quale, oltre ad essere sempre più aggirata ed elusa, in un mondo di facili connessioni, é legata indissolubilmente alla parità dei ruoli. Sia interni alla coppia, sia tra le varie figure di donne che gli uomini incontrano nella loro vita: mamma, fidanzata, figlia, amica, conoscente, ecc. Guai, a mettere sullo stesso piano la mamma con la compagna, con l’amante o ancor peggio con la prostituta (ecco perché sarebbe fondamentale legalizzare e legittimare il loro mestiere, solo così potrebbero essere protette dalla violenza). Pensateci, amici di sesso maschile: al di fuori della mamma, alla quale le altre categorie non possono minimamente avvicinarsi, le donne possono essere vittime di violenza, verbale e fisica. E spesso lo sono. Nelle altre società occidentali, specialmente quelle nordeuropee, le mamme non rivestono un ruolo pari a quello nella società italiana e, guarda caso, si distinguono per un numero basso di femminicidi. Non che le madri siano meno importanti: semplicemente la disparità di ruoli e di trattamento tra le varie categorie femminili è minima. Sono tutte – o quasi – uguali.

Gli uomini italiani non riescono a relazionarsi con le varie figure femminili che incontrano durante la loro vita con la stesso rispetto che nutrono nei confronti della donna che li ha generati e cresciuti. Se una donna ha una mentalità più aperta è vittima di scherno. Se violentata a 13 anni, se l’è cercata, come successo a Melito in Calabria. E così fanno anche le donne (vedi Rimini), che nel richiedere fermamente la loro parità hanno copiato a noi maschi anche i difetti. E qui, torniamo al leit motiv di tutto quanto detto finora: la parità tra uomo e donna in Italia non esiste. Né sopra né sotto le coperte. Mettetevelo bene in testa.