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Disinformazia. La comunicazione al tempo dei social media

Disinformazia. La comunicazione al tempo dei social media

Pubblichiamo il contributo che ci è arrivato da Ruggero Morelli, avvocato, Livornese, con la passione per la lettura.

Francesco Nicodemo si occupa da anni di comunicazione e social media. Ha ricoperto importanti incarichi nell’ambito del Partito Democratico nazionale fino ad arrivare a far parte del team della comunicazione di Palazzo Chigi. Durante la festa de l’Unità a Livorno, presentando il suo nuovo libro ‘Disinformazia‘ ha risposto ad alcune domande che Simone Lenzi gli ha rivolto. Entrambi scrittori, giovani e ansiosi di parole chiare sull’attualità del nostro vivere con e nella rete dell’informazione e sul che fare per affrontare bene il futuro che si presenta confuso.

Nicodemo, cosa non frequente in chi scrive, parla molto bene e porta argomenti convincenti alla sua analisi ed al suo ottimismo sul futuro. Viviamo al centro di una trasformazione epocale che sta rendendo miliardi di persone più libere perché più informate e quindi più consapevoli. In vaste parti del mondo finora oscure. Governare questo processo ormai inarrestabile è il compito della politica e quindi anche del Pd che è nato proprio per governare e non solo per lanciare idee ed opinioni.

Come avvenne dopo che Johannes Gutenberg, orafo e tipografo, nel 1455 inventò la stampa a caratteri mobili, e fu pubblicata la Bibbia. La vasta conoscenza delle scritture, la libertà di interpretazione, portarono alla riforma protestante ed alle note conseguenze. Ma anche noi occidentali di paesi ‘evoluti’ e ricchi dobbiamo prendere atto della complessità del mondo e ripensare ogni passaggio economico e sociale.

Mi sono permesso di ricordare il bel libro di Mariana Mazzucato e Michel Jacobs ”Ripensare il capitalismo” che affronta di petto la crisi del 2008 non prevista dagli economisti e la difficoltà ad uscirne dopo molti anni. Non si stava meglio prima, né nel medio evo, né quaranta anni fa – Nicodemo è nato nel 1978 – al tempo del terrorismo quando la battaglia politica non si faceva sui social o alla tv ma con le stragi a Milano, Brescia, Bologna e gli agguati a Rossa, Moro, Mattarella, Tobagi. Diciamo quindi grazie agli scienziati ed alla tecnica che ci hanno portato guarigioni, salute e migliori condizioni di lavoro.

Ma Simone Lenzi ha chiesto ancora, traendo spunti dal libro, che fare – e che può fare l’intellettuale – atteso che al tempo della rete che è il sistema più aperto, oggi viviamo notevoli disuguaglianze, chiusure, nazionalismi e protezionismi di nuovo e vecchio conio. La risposta è legata anche all’oggetto della serata: il libro. Più istruzione e diffusione di notizie vere, più pazienza e ricerca di luoghi dove scambiare idee: condomini, quartieri, periferie, circoli. Tante gocce in mare di solitudini che i social non risolvono ma aiutano a far conoscere. Far circolare la conoscenza dei dati e dei motivi seri per riacquistare la credibilità perduta. Cambiare per migliorare i metodi di lavoro politico anche nei partiti come il Pd.

Infatti oggi che siamo immersi nella rete e che le notizie viaggiano orizzontali la struttura della organizzazione del Pd è ancora verticale, quindi superata. Nicodemo se ne è ben accorto al tempo della sua responsabilità diretta della comunicazione ai vertici del partito-governo, ed è per questo che alla luce delle vicende recenti come Brexit, Trump ha sentito la necessità di scrivere per meglio trasmettere una linea di novità necessaria. Per aiutare un futuro – cita i suoi due figli e noi i molti nipoti – che lui vede di certo migliore grazie ai progressi che ci può dare la scienza, lo studio, la pazienza di informarci ed informare con responsabilità. Ecco il ruolo dell’intellettuale: leggere, pensare, scrivere e parlare. E ciò anche per contribuire a scegliere persone adeguate a governare la indubbia complessità.

Aggiungo una breve nota che ho trovato girando tra le offerte di notizie della rete: ‘Disinformazia’ nasce per svelare le alterazioni subite dall’informazione in rete che condizionano in maniera inconsapevole e profonda la nostra visione del mondo. Una vera e propria ‘navigazione’, che parte dalle principali vicende di politica internazionale che hanno contraddistinto gli ultimi mesi a partire dal 2016, per arrivare a una serie di riflessioni non procrastinabili sulla comunicazione e sulla politica: l’obiettivo del testo è quello di destare la consapevolezza che sulla rete non siamo utenti passivi davanti a uno schermo ma soggetti attivi e partecipi che devono solo riappropriarsi del proprio ruolo.