rinnovo patente

Cronaca kafkiana del rinnovo di una patente

Il conte Mascetti (al secolo Ugo Tognazzi), nella trilogia di “Amici miei”, aveva fatto della celeberrima supercazzola un vero e proprio stile di vita. Essa non era altro che una frase priva di senso logico, composta da un insieme casuale di parole reali ed inesistenti, esposta in modo ingannevolmente forbito e sicuro a interlocutori che pur non capendo alla fine la accettavano come corretta. Per una mattinata intera ho pensato per un attimo di trovarmi davanti alla reincarnazione dei burloni personaggi della famosa saga. Ma partiamo dall’inizio.

Lo scorso anno, avendo una patologia cronica, la motorizzazione civile mi inviò una lettera in cui mi invitava a presentarmi a visita per valutare le mie condizioni fisiche e relativa idoneità alla guida. Io toccai ferro e pensai: “che efficienza, ci lamentiamo sempre che le cose in Italia non funzionano!”. Invece lì iniziò il calvario: prenotazione visita, pagamento bollettini (56 euro in totale), una giornata intera in fila per la commissione medica. Mi rinnovarono la patente per un anno. “Sa, è la prima visita e ci riserviamo di vedere come procede la sua patologia…”. Ritoccai ferro, e non solo quello. Morale: patente in tasca, durata 12 mesi (in realtà 11), rinnovo alla scadenza.

Nel delirio di una vita frenetica e caotica di questo anno passato ho perso un attimo di vista la questione patente: “Mi arriverà la solita lettera dello scorso anno dalla motorizzazione, che mi inviterà a fare la nuova visita”. Errore, troppo facile e logico! Qualche mattina fa, dopo aver controllato il mio documento di guida (in scadenza) mi reco alla Asl per chiedere informazioni. Piccola nota fantozziana: entro nella sala d’attesa, calda e pulsante di persone variegate per età ed estrazione, e cerco il numero. Non c’è. Potete immaginare cosa è accaduto di lì a poco quando qualcuno, dopo oltre un’ora di attesa, aveva bisogno di andare in bagno, fumare o fare una fotocopia per le pratiche. Chi va via (o in bagno) perde il posto all’osteria, come si suol dire. In una parola, il caos.

Ma tant’è. Finalmente tocca a me, dopo quasi due ore. “Ma lei arriva adesso?” mi chiede il funzionario allo sportello con gli occhi strabuzzati. “Beh, si. Aspettavo la lettera come lo scorso anno in realtà!”. Il funzionario mi fissa scuotendo la testa. “E’ lei che ha la patente in scadenza! Ecco quello che serve per rinnovarla”. E così, dopo appena un anno, ancora bollettini (identici ai precedenti) e la data in cui mi dovrò presentare alla commissione medica: oltre un mese dopo la scadenza del mio documento di guida. “Mi scusi, ma come faccio in questo mese e mezzo? Io con l’auto ci lavoro”, chiedo preoccupato e anche un po’ stupito. “Nessun problema, si presenta alla motorizzazione con questo foglio e le daranno un altro foglio che vale come patente provvisoria fino alla data della visita”.

Così, in una mano i fogli e nell’altra un paio di chili di pazienza, prendo l’auto in direzione motorizzazione civile. Arrivo negli uffici alle 11,20, i servizi chiudono alle 12. A quale sportello avreste fatto la fila voi? A quello con la dicitura “patenti”, of course! E quale altro? Alle 12.03 chiudono le porte, chi rimane dentro potrà usufruire dei servizi. Giusto, son le regole. Alle 12,18 tocca a me. Senza dire una parola mostro patente e foglio asl. L’impiegato mi guarda con sufficienza e sussurra: “guardi che lei ha sbagliato sportello, deve andare al numero 6”. Replico, esterrefatto: “ma scusi, devo fare una pratica per la patente, questo è lo sportello patenti!”. Niente, sportello 6. Ci arrivo davanti. Il cartellino è molto espressivo. “Per.si”. Forse il mago Silvan avrebbe capito al volo che sarebbe dovuto andare subito a tale sportello, ma io evidentemente non ho interpretato abbastanza bene. Respiro profondamente, arrivo davanti allo sportello e.. sorpresa, non c’è nessuno! “Ovvio“ ribatte il commesso dello sportello patenti, con sufficienza, da lontano. “E’ passata l’ora, il collega non ha visto nessuno ed è andato via”. Ecco, lì ho, con educazione, alzato un attimo la voce, chiedendo elegantemente di poter parlare con qualcuno. Una gentile signora si è offerta di fare la mia pratica e cambiare sportello. Dopo qualche minuto di attesa arriva, prende in mano (finalmente) il mio foglio. Si gira, prende un modulo prestampato. “Ecco, deve riempire questo modulo e pagare altri 16 euro con un altro bollettino per avere il permesso provvisorio fino alla data della visita asl”.

Insomma, Lello Mascetti, rispetto a tutte le supercazzole burocratiche che vi ho raccontato, diventa, come si dice a Livorno, una giacchettata. Morale? Non vi venga mai in mente di avere un problema di salute, perché la burocrazia vi sotterrerà.