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Cassa di risonanza? No, grazie

Dalle elezioni dello scorso 4 Marzo sono rimasta così tra l’impietrito e il frastornato con un mix di emozioni che mi hanno ridotto al silenzio in quell’attesa che sembrava interminabile. Solo qualche giorno dalla formazione del Governo Lega – M5S e questa confusione si è trasformata in netta preoccupazione con importanti punte di paura.

Si, non mi vergogno, proprio paura. Non tanto dei proclami e degli slogan ma soprattutto dal consenso a macchia d’olio che si è diffuso, dal bar sotto casa ai profili social.

Parafrasando il linguaggio tipico del mio settore partirei dal presupposto che ‘la pubblicità è l’anima del commercio’ e se un cliente diventa il portavoce della pubblicità come testimonial spontaneo e in qualche modo virale, il gioco è fatto.

Banale? Non del tutto.

Dopo aver pensato al fatto che ho educato mio figlio all’accoglienza e alla curiosità verso gli altri, alla tolleranza e alla comprensione delle cose che escono dal nostro piccolo orto, mi sono detta che gli scenari di questo orizzonte di futuro prossimo non mi piacciono e non ho intenzione di stare a guardare mentre si distruggono gli ideali in cui credo e si cancellano i diritti e libertà civili e umane che considero di base.

Sapevo e so che devo impegnarmi in prima persona ma sentivo anche che un attacco frontale sarebbe servito a poco.

Poi in una mattina di inizio giugno ho intercettato sulla mia bacheca Facebook un post che mi ha fatto capire quale sarebbe stata la direzione giusta da prendere e soprattutto cosa non dovevo fare per saturare ancora di più questa brutta aria che tira.

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Dobbiamo evitare di essere la loro cassa di risonanza, dobbiamo evitare di condividere anche se in modo negativo i loro post e la loro comunicazione e soprattutto non dobbiamo avere lo stesso approccio diretto e violento, mosso dalla rabbia e dal l’indignazione.

Dobbiamo agire senza perdere di vista il confronto, dobbiamo essere pazienti quanto tutti quei “clienti soddisfatti” ci attaccheranno con le parole di un populismo di cui non conoscono le vere ragioni, dobbiamo risalire l’onda e non affrontarla prendendo tutta l’acqua nel viso.

Cerchiamo chi la pensa come noi e facciamo un piano per ravvivare quella resistenza civile e umana proposta nel post di Francesco, resistiamo ma non parliamo la loro stessa lingua altrimenti i like aumenteranno e la loro forza mediatica ci farà implodere.

E qui entrano in gioco le mie care parole. Sappiamo tutti che dal 1994 l’appoggio politico si fonda per il 70% sulla comunicazione e non sui programmi quindi cambiamo linguaggio e scegliamo le parole migliori per far arrivare bene il nostro messaggio. Cerchiamo un approccio che ci rappresenti davvero.

Nessuna caccia alle streghe ha mai portato lontano e la resistenza di cui parlo e che voglio portare avanti parte da qui.

Non imitiamo i loro modi, non fascistizziamo la difesa degli ideali. Troviamo le parole, cambiamo approccio e impegniamoci perché il futuro non sia come ci si aspetta.

Si parte dal piccolo per compiere grandi imprese.

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