Sardine

Care Sardine, attente a non affogare

Ieri sono andato alla manifestazione delle Sardine a Firenze. Pensavo che fosse giusto esserci ma ero anche curioso, da appassionato quale sono di politica, di toccare con mano il fenomeno.

Ci sono arrivato con alcuni dubbi e altrettanti purtroppo me ne sono portati a casa.

1. ORGANIZZAZIONE. Complice il pessimo impianto di amplificazione, ad un certo punto mi sono venute in mente le manifestazioni al liceo quando l’importante non era capire il motivo della protesta quanto non entrare a scuola. Sono stato un’ora e mezza in piazza e avrò capito due parole. Sembrerà banale, ma se convochi in una piazza migliaia di persone e vuoi comunicare qualcosa, devi avere gli strumenti per farlo. Il risultato è che tutti intorno si concentravano a capire senza riuscirci, e si ritrovavano ad applaudire perché quelli davanti applaudivano e così facevano quelli dietro, e così via.

2. VALORI. Le poche parole udite parlavano di una non ben definita contrarietà “all’odio”, di “non violenza”, ogni tanto menzionando anche Salvini. Un paio di volte è partito il coro “La Toscana non si lega” , che si diffondeva in modo spompato per la piazza. Servirebbe qualcosa in più, un Manifesto di valori. So che mettere per iscritto le cose fa paura, ma altrimenti non si capisce quale sia il perimetro nel quale ci si trova. E farlo definire a braccio da una ventenne al microfono (che non funziona) non è il massimo.

3. STRATEGIA. Se da una parte avevo apprezzato l’iniziativa bolognese in salsa anti-salviniana, legata strettamente alla campagna elettorale, credo che replicare questi eventi a livello nazionale senza una regia esplicita e ben individuabile sia un rischio. Un domani, complici i media, potrebbe emergere un Salvo o Renzo Mattei (un bravo comunicatore, insomma) e iniziare a parlare a nome di un non ben definito popolo delle sardine, interpretando in modo personale la strategia da seguire.

4. ANTI-SALVINI. Ok essere contro Salvini, ma poi? Dai cartelli che ho letto, si capiva che il PD non era il legittimo interprete del sentimento della piazza. Anche questo ci sta, non lo nego. Ma tra pochi mesi ci saranno le elezioni in Toscana e bisognerà scegliere se stare con Salvini e la destra o contro di loro. A quel punto tutte le persone convocate in piazza che faranno? Chiederanno di costituire una grande lista civica? Altrimenti che senso avranno tutte queste forze mobilitate?

In sintesi: se questo movimento pieno di buone intenzioni non si struttura in un qualcosa che assomigli ad un partito – anche se il nome partito capisco che possa spaventare – magari con assemblee democraticamente elette, ci sono due possibilità. Questa mobilitazione potrebbe trasformarsi in un nuovo Movimento 5 Stelle, senza però le alte percentuali, oppure potrebbe scomparire nell’arco di poche settimane.

Io propendo per la seconda.