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Assemblea Nazionale del Pd: una giornata di proposta politica

Assemblea Nazionale del Pd: una giornata di proposta politica

Prima di analizzare la giornata di domenica, una questione personale; all’Assemblea ho conosciuto, finalmente, due grandi amici, fino a l’altro giorno “confinati” nell’universo Facebook: Dario Ballini, militante Pd elbano e Matteo Maltinti, militante bolognese. Ragazzi, alla fine ci siamo incontrati! Ho avuto modo, inoltre, di parlare con Francesco Nicodemo, nuovo responsabile comunicazione del Partito, a cui faccio i miei migliori auguri di buon lavoro.

Bene, fatti questi ringraziamenti, iniziamo.

Innanzi tutto, devo spiegare perché ero a Milano: all’Assemblea Nazionale del Pd ho partecipato in qualità di delegato eletto nella lista a sostegno di Matteo Renzi, per rappresentare Livorno.

Quella di domenica è stata una bella giornata, svoltasi in un clima costruttivo e di serena discussione: ottimi gli interventi, fra cui quello del Premier Letta, quello del Presidente del Partito, Gianni Cuperlo (la cui ratifica come Presidente, ho votato con grande convinzione N.d.R) e, ovviamente, la relazione del segretario.

Ho un unico rammarico, non aver ascoltato un intervento dell’altro candidato alla segreteria, Pippo Civati, (con il quale ho fumato mezza sigaretta fra un intervento e l’altro), avrei preferito sentirlo parlare dal palco invece che vederlo pirateggiare tra una telecamera e l’altra, rispondendo indirettamente al segretario e al presidente del Pd, ma tant’è…

L’intervento di Gianni Cuperlo è stato molto affascinante, pieno di spunti di riflessione, un intervento, insomma, “cultural-politico”, un tratto tipico del personaggio, raffinato intellettuale. Un passaggio, per me, è stato particolarmente significativo: “questa presidenza non annulla quello che abbiamo vissuto, ma spero sarà un cammino di unità”. Gianni Cuperlo si augura quello che ci auguriamo tutti e cioè che il Pd non si abbandoni a battaglie fratricide e lotte a coltello fra correnti: certo le differenze di visione politica rimarranno (sennò non si sarebbero fatte le primarie) ed è giusto che all’interno del Partito ci sia un’opposizione, costruttiva ed onesta, che faccia della controproposta la sua ragion d’essere.

Il Partito non ha bisogno ne’ di lotte fra correnti, ma nemmeno di consociativismo. Il Pd ha bisogno solamente di unità; che non significa quel falso unanimismo che ha contraddistinto il Pd dalla sua nascita ad oggi

A questo proposito, c’è chi ha ravvisato, nell’accettazione della carica di Presidente del Pd, da parte di Gianni Cuperlo, una sorta di “volemose bene”: non è esatto, vogliamoci pure “del male”, ma sapendo il perché dei contrasti e gli obiettivi della lotta che ognuno di noi porta avanti.

Un partito senza un onesta, pulita e trasparente dialettica interna è un partito a encefalogramma piatto (ed è il caso del M5S) o asservito ai bisogno di un decadente Nerone (Forza Italia 2.0).

La relazione del Segretario, per me è stata ottima: ad una buona visione culturale (il passaggio “se mettiamo il luogo di residenza della sinistra e del Pd nel museo, e non sulla frontiera, abbiamo perso la nostra dignità” è, credo, nodale per il profilo identitario del nuovo Pd) si unisce un’ ottima proposta politica, leale verso il governo presieduto da Enrico Letta, ma franca verso le altre forze che sostengono l’esecutivo a guida Dem: un patto, un agenda di governo, per l’anno a venire, perché le riforme devono essere la ragione sociale di questo esecutivo “eccezionale”, nato proprio con questo scopo: riscrivere profondamente le regole del gioco del Paese, siano esse istituzionali o economiche, per poi tornare al voto in un’ottica bipolare e di democrazia dell’alternanza.

L’agenda Renzi al primo posto mette il lavoro, libero da discussioni ideologiche, (“se stai dieci anni a discutere dell’articolo 18, senza un’organica riforma del lavoro, non attiri capitali, perché hai una legislazione incerta”) con idee come il sussidio universale di disoccupazione, una profonda rivisitazione dei centri per l’impiego e la formazione professionale, in poche parole tornare ad essere quel partito del lavoro e dei lavoratori, discutendo con tutti: a questo proposito, proprio in questi giorni Renzi si è incontrato con Maurizio Landini, segretario FIOM, il quale ha sottolineato l’urgenza di una riforma dei sindacati, dei centri per l’impiego e della formazione professionale. Il feeling col nuovo segretario del Pd è ormai consolidato.

Importante è stato il richiamo sulla digitalizzazione del Paese: dalla tirata d’orecchi all’Agcom sul potere di chiudere siti internet senza l’autorizzazione di un giudice, alle importanti parole sulla “webtax”, (cioè una gabella per i colossi del web come Google e Amazon) un tema che deve essere discusso in sede europea.

Spazio anche al tema dei diritti: Ius soli e superamento della Bossi-Fini, da un lato, e le unioni civili nel patto di coalizione (“che piaccia o meno a Giovanardi”).

Quella di Renzi è stata una relazione da segretario di un partito di sinistra moderno, riformista e “liberal che, per portata modernizzatrice, specialmente nei riti e nelle parole della politica, mi hanno ricordato quello che disse Ed Miliband, leader del Partito Laburista Inglese, nel maggio scorso, a un iniziativa organizzata da Google (ecco il link: http://www.europaquotidiano.it/2013/05/22/ed-miliband-google-capitalismo-responsabile/)

Concludendo: credo che sia stata una bella giornata per il Pd e il Paese, una giornata dove la Politica, con la P maiuscola, ha avuto una bella vetrina; con sommo dispiacere, credo, a chi tifava per scissioni, stracci collettivi di tessere o per chi voleva creare un “Vietnam” alla nuova segreteria.

Insomma è stata una bella giornata per chi voleva bene al Pd, pur con tutte le sue storture fin qui evidenziate.