Tsipras un segnale per l'Europa

Tsipras un segnale per l’Europa

Stamattina (ieri n.d.r.) mi son svegliato, sono andato a fare colazione e come ogni mattina mi sono messo a leggere le notizie sul mio Ipad:”La maggioranza greca va a Tsipras”, fra me e me penso ” Vabbè, in una paese dove la crisi ha distrutto la classe media ( collante fondamentale in ogni società), mi sembra normale che vada al potere un uomo che vuole:migliorare la sanità (gratis per i meno abbienti), alzare il salario minimo ( da 340 a 750) e naturalmente migliorare la situazione del debito pubblico greco ( si aggira sui 280 miliardi), chiedendo un taglio del 60% e che il restante si trasformi in un megabond a scadenza illimitata.

Fossi greco, di ceto basso, ergo la gran parte della popolazione, non c’avrei messo più di un secondo per decidere chi votare. In una tale situazione di crisi, una persona che si sta facendo sentire da tutta l’Europa, giovane e con doti che non tutti hanno, mi avrebbe ispirato di sicuro, come dopotutto a me aveva ispirato Renzi. Sono parole di Tsipras quelle che riporta “La Stampa” (25/01/15) “Io sono come Renzi, voglio cambiare verso all’Europa”.

A questo punto giratina su facebook, dove noto con piacere post sulla recente elezione elleniche, tutti post che inneggiano al nuovo “Leader”, che sembra ridare linfa a quella sinistra legata oramai a quella concezione di sconfitta, che viene superata solo “centralizzando” i propri interessi.

Il problema è che poi vedo la Le Pen che esulta, Salvini idem :” Un bello schiaffo all’unione sovietica europea dell’euro, della disoccupazione e delle banche”, questo il suo tweet, concluso con un post scriptum dove ricorda che noi italiani siamo creditori verso la Grecia, ricordo io di quanto, 40 miliardi.

Torniamo a leggere le notizie. Scopro che per arrivare alla maggioranza assoluta, il buon Tsipras, si è alleato con un partito di destra, destra vera (Greci indipendenti). Tutto ciò mi lascia un po’ attonito, diciamo che il celeberrimo patto del Nazareno mi sembra a questo punto, quasi, una “bischerata”.

Cerco di spiegarmi tal cosa: sicuramente si può parlare di un superamento delle barriere “destra/sinistra”, si alleano due partiti che hanno come unico punto comune il volere andar contro i poteri dell’Ue, della Troika, contro l’austerity tedesca insomma. Non mi ritengo un europeista convinto, ma sicuramente mi ritengo uno che non sopporta i problemi causati dagli altri.
Come ho già detto l’italia ha 40 mil di credito verso la Grecia, siamo il terzo paese che ha sborsato di più, prima la Germania con 60; la vittoria di Tsipras ha fatto crollare l’euro al minimo storico, 1,1098 dollari, le borse europee non hanno comunque perso troppo, perché? La risposta è semplice, il debito greco pesa in primis sui paesi creditori e solo secondariamente su banche e fondi vari.

Tutto ciò significa che se il nuovo primo ministro ellenico vorrà mettere in atto le proprie manovre, quando gli entusiasmi post elettorali della vittoria di Syriza si saranno placati ed entrerà in gioco la Realpolitik, dovrà arrivare a soluzioni compromissorie con i propri creditori. In caso contrario gli scenari da prospettarci potrebbero essere di rottura con la Grecia, cosa che nessuno vorrebbe, nemmeno lo stesso Tsipras, che, come leader di una sinistra radicale, non potrà comunque più sottostare alla Troika e ai loro scambi, che sinora sono stati: soldi in cambio di riforme che si traducevano in licenziamenti dei dipendenti pubblici, riduzione delle protezioni sociali e privatizzazioni.

Le riflessioni dopo stamani mi portano a svariate conclusioni, ma l’articolo si dilungherebbe esageratamente. Inoltre sono dell’opinione che ognuno si crei le proprie idee e le proprie convinzioni: mi rimane comunque una congettura in testa, che questa situazione deve far risvegliare dal torpore il nostro continente, anzi, scusate, l’Unione Europea, che è stata costruita male, dando il senso di una sovranità usurpata, di una moneta senz’anima, di un carattere privo di ogni base culturale e soprattutto di ogni passione «popolare».

È questo deficit democratico che l’Europa deve saper guardare con coraggio per colmarne le lacune. Non solo una questione di conti virtuosi e di debiti da onorare. Altrimenti, stritolata dall’eurofobia montante di destra e di sinistra, l’Unione Europea ne uscirà travolta.