Coronabond ed Eurobond

Pane, poco amore e tulipani

In questi giorni si é parlato molto di “Eurobond”, o “Coronabond”, cioé dei titoli di Stato europei per fronteggiare la crisi economica dovuta alla pandemia del Covid-19.

In una riedizione delle Guerre di religione europee combattute a cavallo tra ‘5 e ‘600, l’Europa si é divisa (di nuovo) tra Paesi del Sud, favorevoli a questo nuovo strumento finanziario e Paesi del Nord decisamente contrari.

Ho parlato di “Guerre di religione”, perché, per un curioso caso del destino, i due fronti sono anche religiosi, al sud cattolici, al nord protestanti e/o riformati, ma questo dato dovrebbe tornarci utile piú tardi.

Dunque, i Paesi del Sud, chiedono all’Europa di coordinare e permettere una maggiore flessibilitá in materia di politica fiscale e di bilancio, per fronteggiare la crisi e iniziare la mutualizzazione dei debiti sovrani, tramite, appunto, lo strumento dei “Coronabond”; il fronte dei Paesi del Nord, “rigoristi”, sono fermamente contrari (che ci entri forse l’Etica protestante del lavoro, come descritta da Max Weber? n.d.r).

Fra i paesi decisamente contrari, c’é certo la Germania, ma é un altro il Paese che si dice estremamente contrario a questi nuovi strumenti: i Paesi Bassi. Si é triste stavolta non dare la colpa ai tedeschi, come al solito, ma tranquilizzo: sono biondi pure gli olandesi.

Vado un po’ controcorrente e dico che, almeno un po’ c’é da capirli, i paesi rigoristi, e non perché lo strumento sia sbagliato, anzi, ma credo ci sia un problema di fiducia e di come i paesi del Sud vengono percepiti per quanto riguarda l’efficienza di spesa (chi si ricorda l’infelice battuta di Jeroen Dijsselbloem, sui paesi mediterranei che “spendono tutto in donne e alcolici”? É esemplificativa di un certo modo di pensare degli abitanti del Nord Europa).

Guardiamo al nostro Paese: non siamo in grado di spedire le mascherine dove servono, ma vogliamo che olandesi e tedeschi garantiscano i nostri debiti a scatola chiusa; alla prima occasione di allentamento dei vincoli di bilancio (i quali non credo siano giusti per definizione) ci siamo dimostrati quello che (purtroppo) siamo da anni: un covo di inefficienza e mala gestione.

Esempio: 600 milioni, elargiti, nuovamente, generosamente e celermente ad Alitalia, nel bel mezzo della crisi socio-economica piú grande dal dopoguerra ad oggi.

Peró se sostieni una linea del genere, a destra ti chiamano “anti italiano”, a sinistra ti chiamano “servo della Merkel”, ma questo é un problema di chi vi scrive.

Questo é, forse, il motivo per cui l’Olanda si dimostra contraia ai Coronabond.

Ma qualcosa sui Paesi Bassi va detta.

I Paesi Bassi, devono decidere se spingere per una maggiore integrazione europea o se a loro va bene tutto cosí come é (come sembra, peraltro); gli olandesi, in media, sono molto piú rigoristi dei “cattivi” tedeschi e lo dico per esperienza personale. Ho abitato per tre anni, nei Paesi Bassi, e in piú di un’occasione mi sono confrontato con gli amici orange, i quali, candidamente, mi hanno sempre fatto presente che, loro, “non vogliono pagare lo stipendio/sussidio a uno spagnolo, greco, italiano ecc.

Il governo olandese, guidato da Mark Rutte, é tendenzialmente in piena sintonia con la maggioranza del suo popolo e i fatti stanno li a dimostrarlo: non fu proprio l’Olanda (insieme alla Francia) a bocciare la riforma costituzionale europea nel 2005? Al governo olandese, fondamentalmente, importa che l’Europa legiferi e finanzi i settori che gli stanno a cuore: pesca e floricoltura, in un mercato, peró, unico, senza barriere doganali; non capendo peró che, questa integrazione a metá, ferma agli anni ‘60, non porta da nessuna parte. In questo modo l’UE va contro un muro di autodistruzione.

A chi esporteranno le loro merci senza dazi, se il mercato unico dovesse saltare?

In piú c’é una questione meramente politica: con questa mentalitá meramente contabile, il governo olandese, fa il gioco dei vari sovranisti di ogni Stato UE (proprio ora che venivano messi davanti al fatto che, ops, se ogni Paese chiude le frontiere, qualcuno, prima o poi, la prende dove non batte il sole).

I Paesi Bassi, insomma, si accontentano del mercato unico, non vogliono una piú marcata integrazione europea; in questo rischiano di diventare il prossimo Regno Unito, cioé dare battaglia costante ogni volta che si discute un maggior concerto di politiche uniche europee.

Ce la prendiamo sempre con Orban, ma al momento, il miglior alleato di Salvini, sembra proprio, il moderato Mark Rutte.

Un amico italiano, che vive a lavora nei Paesi Bassi da anni, mi ha ben sintetizzato la visione del governo olandese sull’Europa: “per il governo olandese l’UE è solo un supermercato di manodopera a poco, qualificata e non; un mercato per le loro esportazioni e un bancomat per i fondi strutturali.”

Concludendo, se i Paesi del Sud vogliono vincere questa battaglia sui Coronabond, farebbero bene a minacciare il taglio dei fondi alla pesca; l’Olanda capirá e la Germania, alla fine, medierá.