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Livorno, dove stai andando? Al razzismo rispondo con le parole di Obama

Chi è più attento nell’osservare quello che accade nella propria comunità e direi, senza sembrare retorico, quello che accade nel proprio tempo, ha il dovere di interrogarsi su alcune vicende sempre più frequenti. Integrazione, legalità, diritti, rispetto, dignità, si intrecciano in maniera indissolubile in quella che sembra essere diventata una fase in cui il tema del razzismo, in primis culturale, sta facendo enormi passi indietro. Io non so se la storica Livorno, così aperta e solidale, stia precipitando lentamente in quell’oblio di rabbia e paura che spinge sempre più verso la forma mentis razzista. Non so se il momento di crisi economica e valoriale sia ormai così acuto da aprire le porte all’individualismo più sfrenato che scarica sul diverso, sul più debole, le proprie frustrazioni. Eppure in tante delle recenti vicende, che si tratti di Miss Livorno insultata perchè di colore, o di aggressioni in strada o di proteste insensate o di presenze di leader fomentatori di pulsioni pericolose, leggo la voglia di cercare un nemico. Di riaffermare il controllo. Trovare un colpevole. Ma attenzione, guardatevi allo specchio, forse il controllo è sfuggito a voi stessi, il colpevole non è la fuori e non è l’altro.

Il Presidente Barack Obama pronunciò queste parole il 19 luglio 2013 e conclude con i bambini. Le pronunciò a seguito dell’ennesima sentenza dal vago profumo razziale con la quale in Florida venne assolta la guardia George Zimmerman che durante un giro di pattuglia nella città di Sanford uccise il 17enne afroamericano Trayvon Martin. A suo avviso, responsabile di furti nel quartiere. Ovviamente non provati e ovviamente ucciso “per legittima difesa”. Lascio a voi immaginare la legittima difesa… Pubblico queste parole perchè non mi rassegno: abbiamo il dovere di leggere, di informarci e di fare la nostra parte. Affinchè ci siano tante marce come quella di Selma, meno realtà come quella di Rosarno (che anni fa tutti commentavano ma oggi rimuovono), affinchè le generazioni successive siano migliori e non tornino indietro ad epoche nefaste.

“Ci sono davvero pochi cittadini afro-americani in questo paese che non hanno mai vissuto l’esperienza di essere seguiti mentre facevano la spesa al supermercato, anche io ci sono passato”

“Ci sono pochi cittadini afro-americani che non hanno mai vissuto l’esperienza di camminare per strada e sentire il rumore della chiusura a chiave delle automobili e delle case. Questo è successo anche a me, prima di diventare Senatore. Ci sono pochissimi cittadini afro-americani che non hanno vissuto l’esperienza di entrare in un ascensore con una donna che istintivamente chiude la propria borsa e trattiene il respiro fino a quando può uscire, questo succede spesso”

“Non voglio esagerare, ma questa serie di esperienze ci dicono come la comunità afro-americana interpreta quello che può succedere una notte in Florida, ed è impossibile per le persone gestire queste esperienze. La comunità afro-americana è anche ben consapevole del fatto che c’è una storia di disparità razziali nell’applicazione delle nostre leggi penali – dalla pena di morte alle leggi sulla droga – e questo finisce per avere un impatto su come le persone interpretano il caso”

“Ogni generazione successiva sembra fare qualche progresso cambiando la propria attitudine verso le razze. Non significa, però, che ci troviamo in una società post-razziale; non significa che il razzismo è stato eliminato. Ma quando parlo con Malia e Sasha [le figlie di Obama] e sento i loro amici e vedo come interagiscono, capisco che sono migliori di come siamo ora e di come eravamo, almeno su queste cose. E questo discorso vale per ogni comunità che ho visitato in tutto il paese”

“Dunque dobbiamo essere vigili e lavorare su queste cose, e coloro i quali hanno il potere dovrebbero fare ogni cosa per incoraggiare le parti migliori della nostra natura, anziché utilizzare questi episodi per aggravare le divisioni. Ma dovremmo anche confidare che questi bambini oggi, credo, abbiano un maggior buon senso di quello che avevamo noi in passato, che era già maggiore di quello dei nostri genitori e dei nostri nonni”

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