Per uscire dalla crisi l’unica strada è la sostenibilità ambientale

C’era una volta l’Europa

Dal 1957 (Trattato di Roma) ad oggi son passati 57 anni, centinaia di governi nazionali e diverse impostazioni di rapporto tra Stati sovrani e organismi continentali (facendo un calcolo così con l’accetta in media uno ogni decade). Ma mai come in questo momento, tra i cittadini europei si avverte una sensazione di disagio e di avversione verso la Comunità Europea.

È innegabile che l’Europa (intesa come insieme degli organi di indirizzo politico-economico) ci ha messo del suo per stimolare i sentimenti “antieuropeisti”, con una politica di burocrazia del rigore che si palesa in finanziamenti a pioggia difficilmente controllabili quasi sempre inefficaci, e mere sanzioni pecuniarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi o degli standard richiesti.

Questo comportamento autocratico e completamente scollegato dalla vita “ai tempi della crisi”, sta spingendo tutte le forze politiche pronte a scendere in campo nelle prossime elezioni europee (si svolgeranno tra il 22 e il 25 maggio in tutto il continente) a proporre la propria ricetta d’Europa, ognuno con la sua: “Europa che vorrei”.

A dire il vero non proprio tutte le forze politiche: c’è anche qualcuno, più di uno, che propone la sua “Europa che non vorrei” proponendo con diverse declinazioni i vari slogan “Basta Euro”, “Basta Europa” e “Riportiamo la sovranità alle Nazioni”. Una deriva populista cha attecchisce bene nella cultura dei cittadini europei, basti pensare alle recenti affermazioni elettorali di Marine Le Pen nelle amministrative francesi e l’exploit del partito nazionalista nelle presidenziali ungheresi.

Per chi, come il sottoscritto, crede che un’integrazione europea, non soltanto economico-buracratica, ma realmente politica, sia l’unica via di sviluppo per il nostro continente, questi sono segnali molto preoccupanti.

Da notare, anche, una serie di contraddizioni negli slogan citati qualche riga fa, e per questo provo ad argomentavi in poche parole partendo proprio da quelle frasi.

C’è chi dice basta Euro: qui si potrebbe scrivere all’infinito sulle implicazioni di medio-lungo termine che l’uscita dalla moneta unica provocherebbe all’economia di uno Stato nazionale. Ma io voglio puntare l’attenzione su un’altra implicazione, ossia sul fatto che i termini di uscita dalla moneta europea devi trattarli con l’Europa stessa. Quindi, tu Stato pronto a uscire, ti troveresti a trattare in una situazione che, con le dovute proporzioni, somiglierebbe alla resa della Germania dopo la seconda guerra mondiale.

C’è chi dice basta Europa: che in termini molto pratici vorrebbe dire basta Schengen, basta rapporti commerciali con gli altri paesi dell’unione e se la fai proprio grossa, basta anche europei di calcio! Poi su questo punto c’è una nota di colore: sia Marine Le Pen che Matteo Salvini, due tra i più accaniti sostenitori del basta Europa ricevono ogni fine mese un corposo assegno inviato da: Unione Europea, Parlamento Europeo, Rue Wiertz 60, 1047 Bruxelles, Belgio

C’è chi dice torniamo alla sovranità delle nazioni: la miopia e il conservatorismo di questa affermazione sono secondi solo alla coerenza di Salvini. Come puoi, avendo i piedi ben saldi nel terzo millennio, nel mondo dell’informazione e della globalizzazione pensare che uno Stato come il nostro debba rinunciare ad una concessione effettuata sulla scia del peggior momento storico dell’umanità, con lo scopo di integrare e migliorare la vita dei cittadini, nonché con quello di evitare insorgere di nuovi regimi all’interno della comunità?

Più o meno si è capito come la penso, sono cittadino europeo da quando ho memoria e non ho intenzione di smettere.